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18 aprile 2018

Il design è giunto al punto

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Al Fuorisalone la prima mostra-catalogo dedicata ai sistemi anonimi o d’autore alla base di ogni costruzione

È tra gli eventi più segnalati dal passaparola in questo Fuorisalone. Conquista gli addetti ai lavori, incuriosisce gli appassionati e intriga un pubblico trasversale. Perché con U-Joints, la mostra a cura di Andrea Caputo e Anniina Koivu alla galleria PlusDesign, il design celebra il suo grado zero, quello che può affascinare davvero chiunque, come un Meccano o i Lego affascinano un ragazzino.

Un lavoro di quindici persone in un anno

Parliamo di giunti, ovvero del nodo – anche in senso letterale – che qualsiasi creativo deve prima o poi affrontare. Collegare, unire, assemblare: non esiste quasi nulla di fabbricato che non sia composto anche grazie a giunti. “La cosa davvero incredibile” spiega Andrea Caputo, architetto e padre della mostra, “è che nonostante siano alla base del design, non esiste un catalogo o un allestimento che faccia il punto sulla immensa varietà di giunti inventati in tutto il mondo, sia artigianalmente sia a livello industriale”. U-Joints colma la lacuna con un lavoro di grande pregio al quale s’è dedicato per un anno intero uno staff di quindici professionisti distaccati dallo studio internazionale di Caputo (sedi a Milano e a Shanghai). La mostra avrà un seguito: dopo i sei giorni al Fuorisalone, diventerà un catalogo, ma c’è anche la tentazione di portarla in giro per il mondo, inclusi i paesi da cui provengono alcune delle soluzioni più curiose dell’allestimento.

Design anonimo e grandi maestri

Anche l’allestimento vale la visita: gli spazi industriali e spogli della location accolgono i giunti disposti, molti dei quali realizzati ad hoc, su grandi tavoli coperti da tovaglie bianche che evocano un ricevimento nuziale e celebrano il riscatto di questi pezzi umili ma fondamentali. Ci sono morsetti e nodi marinari, cerniere, staffe, nodi intrecciati e giunture a sfera, code di rondine di legno, cuciture, bulloni, rivetti e oggetti in cui il giunto diventa un’opera in sé, quasi un feticcio. C’è l’ingegno italiano (il sistema dei tubi innocenti portato qui da Pilosio Spa, azienda nata nel 1961, e lo Slot di Alberto Meda, che è venuto personalmente a montare il suo pezzo per l’allestimento), ci sono mobili e manufatti firmati Enzo Mari, Vico Magistretti, Massimiliano Adami, Alvar Aalto. Le immagini immortalano un’ossessione sublimata nelle mostra in cui trovano posto il design anonimo, brevetti, ma anche capolavori di falegnameria tradizionale giapponese e cinese. I pezzi sono di un po’ tutte le dimensioni e materiali possibili: in scala nanometrica o grandi quanto una stanza, in plastica, acciaio, fibra di carbonio, legno o lana. “Abbiamo chiesto di partecipare ciascuno con un proprio pezzo a cinquantadue designer e tutti hanno accolto l’invito”.

 

L’ossessione sublimata

L’allestimento copre 1.340 metri quadrati lungo i quali campeggia una infografica lunga 40 metri, ovvero la tassonomia dei giunti, che è parte di un progetto di ricerca in corso condotto da studenti del secondo anno del Master of Product Design dell’Ecal di Losanna. È il primo tentativo in assoluto di creare un catalogo delle connessioni più comuni, organizzato per tecnica di produzione, tipo e materiale. Dice Anniina Koivu, co-curatrice della mostra con Caputo: “Nel mondo contemporaneo basato sull’immagine, diventa difficile concentrarsi sui dettagli. E le articolazioni, i giunti, tendono a perdersi. Eppure anche una semplice vite è bella e geniale se ci prendiamo il tempo che serve per guardarla correttamente”. Insomma, il giunto è un dettaglio, ma è il dettaglio che tiene unito il mondo.

L’elenco dei designer autori dei giunti in mostra: Alvar Aalto, Massimiliano Adami, Tomás Alonso, Andrea Anner & Thibault Brevet/AATB, Aldo Bakker, Edward Barber & Jay Osgerby, Camille Blin, Ronan & Erwan Bouroullec, Thilo Alex Brunner & Jörg Mettler, Michel Charlot, Pierre Charpin, Carlo Clopath & Christophe Guberan & Julie Richoz, Stefan Diez, Francesco Faccin, Didier Fiúza Faustino, Martino Gamper, Alexandra Gerber, Thélonious Goupil, Konstantin Grcic, Anthony Guex, Antrei Hartikainen/Y-Team, Sam Hecht & Kim Colin/Industrial Facility, Chris Kabel, Rio Kobayashi, Kohei Kojima, Ville Kokkonen, Max Lamb, Kwangho Lee, Vico Magistretti, Cecilie Manz, Enzo Mari, Michael Marriott, Ingo Maurer, Alberto Meda, Christien Meindertsma, Jasper Morrison, Jonathan Muecke, Jonathan Nesci, Jonathan Olivares, Pentatonic, Bertjan Pot, Leon Ransmeier, Adrien Rovero, Gino Sarfatti, Peter Saville, Self-Assembly Lab MIT, Studio Brynjar & Veronika, Studio Wieki Somers, Keiji Takeuchi and Dirk Vander Kooij.