Fare design nel Paese della siderurgia e dell'artigianato indigeno - CTD
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Alessandro Gorla

18 marzo 2019

Come portare il design nel Paese della siderurgia e dell’artigianato indigeno

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Hecho en ISAD, il progetto di Studio Algoritmo con gli allievi dell’università di Chihuahua in Messico: “Il segreto è partire dalle radici”

Hecho en ISAD (Fatto all’Isad) è un progetto ideato e proposto da Alessandro Gorla, founder e creative director di Studio Algoritmo e professore e coordinatore didattico del master in Product design & Made in Italy al Quasar Institute for Advanced Design. Il progetto è inserito nel corso Taller de Gestión de proyecto del master en Innovación y Gestión del Diseño all’Università di Design e Arquitectura ISAD, Esquela del Desierto di Chihuahua, in Messico, diretto dall’architetto Adriana Halgraves Olivares, dove Gorla è invitato periodicamente come Visiting professor. Alla base di Hecho en Isad c’è l’idea che la competitività del sistema industriale italiano è legata a doppio filo all’artigianato e a know how che permettono alle aziende di essere flessibili, dinamiche e interessanti agli occhi di quella crescente popolazione che all’estero cerca storia e cultura nei prodotti che acquista. Capacità che proprio grazie alla valorizzazione del lavoro manuale l’Italia e pochi altri Paesi al mondo hanno potuto preservare. E questo rende interessante in Messico il lavoro dei designer italiani, come racconta in questo pezzo Alessandro Gorla.

Hecho en ISAD è un progetto didattico sviluppato con la logica di un vero laboratorio di idee ed esperienze, per promuovere una cultura pratica del design, investigando il futuro del mercato, degli oggetti, i luoghi e i linguaggi contemporanei in relazione al comportamento umano e sociale.

Nello specifico, ho voluto domandare a giovani designer messicani, studenti della Escuela del Desierto ISAD di Chihuahua, se e come la cultura manifatturiera del territorio può rappresentare, così come da sempre avviene in Italia, un’opportunità anche per il Messico, Paese nel quale le industrie più sviluppate sono quella siderurgica e quella metallurgica di stagno, alluminio, piombo e rame e dove la cultura del design è ancora poco radicata, anche se è presente un certo fermento creativo contemporaneo, limitato però a Città del Messico.

Chihuahua è una piccola, giovane e tuttora in divenire città, in una zona desertica quasi al confine con gli Stati Uniti, dove sono presenti antiche ed importanti tradizioni artigianali, come i gruppi indigeni dei Raramuri (o Tarahumara), che lavorano creta, legno e tessuti. Il villaggio di Juan Mata Ortiz è famoso per l’elaborata arte vasaia che segue tecniche ereditate dagli artigiani dell’antico insediamento di Paquimé, oltre che per l’elevata presenza di fabbri, falegnami o ceramisti “moderni” presenti in tutto il territorio cittadino.

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Gli studenti messicani del progetto Hecho en Isad e Studio Algoritmo

Ho chiesto agli studenti di ideare dei prodotti (arredi o complementi d’arredo) pensati per le persone, partendo dalla storia e dalla cultura del territorio, per poi presentare le proposte a piccoli laboratori manifatturieri del luogo, di modo che ci fosse una stretta collaborazione e uno sviluppo congiunto tra designer e artigiani.

Ne sono scaturiti prodotti meravigliosi, ricchi di poesia e cultura, oltre che qualitativamente molto elevati e che hanno permesso di sperimentare una nuova forma di pensare al design incentrata sulla riscoperta e rivalutazione dei materiali naturali e delle abilità manuali del territorio.

L’unione tra la cultura del progetto ed il saper fare del luogo dovrebbe porre le basi per costruire una nuova tipologia di artigianato contemporaneo, che promuove una conoscenza che deriva dalla tradizione e dalla valorizzazione del luogo. Non solo: se è vero che non è più sufficiente progettare un buon prodotto per poterlo vendere, ogni studente del laboratorio Hecho en ISAD ha esplorato a fondo le caratteristiche e la storia della regione e ha provato a restituire la cultura del territorio attraverso una serie di oggetti che promuovono un’azione alternativa al rapido consumo di idee e risorse, sostenendo e migliorando l’eccellenza artigianale e il patrimonio di conoscenze legato alle produzioni locali di qualità in linea con le dinamiche contemporanee globali.

Nella Escuela del Desierto ISAD, nonostante il nome ben descrive l’asprezza della regione, ho trovato terreno fertile e una energia che raramente si incontra nelle aule universitarie, una voglia di emergere e di trovare una identità attraverso il design che difficilmente ha eguali.

Laurel & Hardy sono due coffee table in legno di noce progettati dalla studentessa Anahi Portillo e che prendono ispirazioni dalla Talavera Poblana, una tipologia di maiolica típica dello Stato di Puebla,

Laurel & Hardy di Anahi Portillo

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Totomoxtle di Estefania Rodríguez Corona, María del Refugio Ramírez Balderrama e Marisol Fierro Aguilera è una serie di paralumi per lampade da terra, tavolo e applique realizzati con un composto naturale ottenuto dalle foglie del mais (alimento base di tutto il Messico), solitamente destinate alla discarica.

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Totomoxtle di Estefania Rodríguez Corona, María del Refugio Ramírez Balderrama e Marisol Fierro Aguilera

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Pozoye di Rebeca Faudoa, Margarita Silva e Lorena Jaloma, sono un set di stoviglie in ceramica che riporta sulle loro superfici le texture di pareti, porte in legno e altri elementi delle Haciendas di Chihuahua (primi insediamenti della zona) bruciati dal sole del deserto.

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Pozoye di Rebeca Faudoa, Margarita Silva e Lorena Jaloma

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Pozoye di Rebeca Faudoa, Margarita Silva e Lorena Jaloma

Pozoye di Rebeca Faudoa, Margarita Silva e Lorena Jaloma

El Trio è un progetto che nasce dall’osservazione di utensili utilizzati per la preparazione di piatti tradizionali messicani (Molcajete, Discada, ecc.) che, grazie a una attenta sintesi formale, a cambi di materiali e a una ricerca su gestualità comuni a molte ricette del mondo, ha dato vita a un set di stoviglie globali.

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El Trio, di Villalobos, Sanchez e Martinez

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El Trio, di Villalobos, Sanchez e Martinez

Cactus di Angelica Villagran è una serie di brocche e recipienti in ceramica per l’acqua nate dall’osservazione della vegetazione presente nel deserto della regione.

Cactus di Angelica Villagran

Ana Paula Valverde ha ideato uno specchio ottenuto da una lastra di alluminio che si ispira alla divinità del serpente piumato Quetzalcoatl e che fa “riflettere” sul passare del tempo e sull’importanza del proprio essere in contrapposizione alla propria immagine

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Ana Paula Valverde, uno specchio

Saasil di Xenia Carbajal è una serie di candele nate dalla sintesi formale di elementi storici e mitologici della cultura Maya, come la piramide di Chichèn Iztà, il gioco della Pelota, il simbolo sacro di Hanabu Ku e il Dio Tonatiu.

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Saasil di Xenia Carbajal

Niwa-Bawichi di German Solano e Luis Esparza prende vita dalla voglia di reinterpretare un oggetto tipico della cultura rurale dello Stato di Chihuahua, ossia un contenitore con un filtro in pietra che purifica l’acqua e la arricchisce di sali minerali.

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Niwa-Bawichi di German Solano e Luis Esparza

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Niwa-Bawichi di German Solano e Luis Esparza

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Niwa-Bawichi di German Solano e Luis Esparza

La stessa sfida lanciata agli allievi messicani è stata poi proposta ai miei studenti del laboratorio di Design al Quasar Institute for Advanced Design di Roma. Stesso tema, quindi, per due culture differenti. Ne è nato un confronto a distanza che pubblicheremo a breve e che ha portato a conclusioni diverse e tutte interessanti, accomunate dalla stessa voglia di emergere, di unire la cultura del progetto al saper fare tradizionale e di tracciare una nuova strada del design in due territori che ne avrebbero davvero tanto bisogno.