Spazzolini-rasoio e penne-calendario. Che cosa può imparare un designer dagli oggetti Frankenstein
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Matteo Di Ciommo

28 Marzo 2020

Dallo spazzolino-rasoio alla penna-calendario: che cosa può imparare un designer dagli oggetti Frankenstein

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Una collezione di oggetti multifunzione, gadget grotteschi che hanno qualcosa da insegnare

In questi giorni di isolamento coatto con limitatissime possibilità di uscire di casa, ho pensato diverse volte a come sarebbe bello disporre di oggetti multifunzione per sopperire a necessità diverse senza dover occupare tanto spazio in case che con il passare del tempo diventano sempre più piccole.

È così che mi è venuta in mente la mia collezione di oggetti multifunzione che per un motivo o per un altro mi hanno incuriosito e mi incuriosiscono tuttora. Oggetti lontani dal design in senso stretto, quasi sempre senza un padre riconosciuto e con un fascino alla Frankenstein che segnala, in maniera divertente, come è facile superare il confine tra il buon design e la bulimia progettuale. 

La multifunzione in un pezzo non è un obiettivo facile da centrare, né tanto meno un bisogno del pezzo medesimo, semmai una sorta di sforzo titanico non sempre risolto con la dovuta accortezza che trasforma una buona intuizione in oggetti goffi e divertenti escamotage commerciali più che in strumenti davvero utili. 

Lontani dal design in senso stretto, gli oggetti multifunzione sono figli di intuizioni progettuali che sconfinano nel grottesco. Come dei Frankenstein con un fascino tutto loro che ci ammonisce sul senso del limite

Un esempio ben riuscito di multifunzionalità è senza dubbio il celebre coltellino svizzero. Quelli che ho collezionato, a parte rari casi, sono soprattutto il segno di un feticismo funzionale che sconfina nel grottesco, ma da cui, sono convinto, si possono trarre preziose lezioni. Perché se da un lato questa tensione verso l’efficacia assoluta si traduce alle volte in risultati tragicomici, dall’altro ha il merito di rizollare la fantasia più surreale.

A osservarli e riflettendoci sopra, questi pezzi appaiono maldestri tentativi che oscillano tra l’epico multiforme ingegno di Ulisse e l’energia battagliera della dea Kali. Nella mia selezione, ciascun pezzo ha il suo carattere alacremente improbabile. Lo spazzolino che condivide il manico con un rasoio da barba, una paletta che è anche (chissà perché) apribottiglia, una spugna di produzione cinese con un packaging bucolico che racchiude a sua volta la spugna di acciaio in una spugna normale. 

I due pezzi che preferisco in assoluto sono la penna pergamena e un oggetto dalle 7 funzioni di produzione inglese. La penna, donatami da Francesco Faccin quando lavoravamo assieme, è un gadget aziendale che al suo interno ha sia un normale calendario sia quello del campionato di calcio di serie A 2010/11. Lo trovo geniale, sia per il fatto di poter arrotolare all’interno della penna a mo’ di pergamena un foglio, sia perché ha funzioni su ambedue i lati, oltre che perché il campionato di calcio mi pare assolutamente degno di essere inserito tra le funzioni da offrire. 

Il secondo oggetto che preferisco è forse il distillato migliore della multifunzionalità come concetto assoluto: il 7 uses. In una cassetta quadrata di plastica nera con lati di sei 6 centimetri circa sono racchiuse, come dice il nome, ben 7 funzioni, talmente tante che uno si domanda il criterio con cui sono state scelte e perché siano state accorpate in un oggetto unico.

Insomma, questi oggetti mi fanno riflettere sulla frontiera tra il fare e il sognare, per dirla con Paolo Conte. E il loro fascino alla Frankenstein, di creature gettate nel mondo con una identità incerta e mostruosa, mi riportano in quel silenzio dove non ci è dato entrare e dove vige l’ammonimento che scrisse Emily Dickinson in una sua poesia: “Semplici cose, che Natura mi disse, con toccante maestà”. 

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