Il design, il Poetto, lo sharing: perché Cagliari vale il viaggio anche fuori stagione - CTD
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Barbara Marcotulli

6 novembre 2019

Il design, il mare, lo sharing: perché Cagliari vale il viaggio (anche) fuori stagione

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Alla scoperta di una città dove buona politica e cultura del progetto lasciano segni concreti. Tra bici, street art e tecnologia

Ho la tendenza ad accettare nella mia vita cose, persone, situazioni a patto che mi aprano a quello che non conosco ancora. Cosi quando mi è stata proposta una collaborazione su Cagliari, ho (quasi) bellamente ignorato il contenuto della conversazione e mi sono persa in un superficialissimo “ottimo, non ci sono mai stata!” Che poi, superficiale si fa per dire, considerando che Cagliari era nel radar da un po’ ma non si era ancor palesata l’occasione per avvicinarla e per prenderci reciprocamente le misure. Spoiler: già dopo un paio di prove, calza a pennello.

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La spiaggia del Poetto, courtesy MeteoSardegna

Non posso dire di conoscere la Sardegna. 

A parte i sardi e forse Fabrizio De André, credo non possa davvero dirlo nessuno e trovo la cosa straordinaria. Non è per quel certo alone di mistero che la circonda – e che spesso distrattamente appiccichiamo a codici culturali che non abbiamo davvero troppa voglia di esplorare a fondo – e neanche per le leggende e le storie che la vedono protagonista – perché, a saper ascoltare, c’è sempre qualcuno che potrebbe raccontartele da dio. 

È la grandezza che quel mistero si porta dentro, la vera meraviglia. 

È in quel senso di finitezza e piccolezza del nostro essere rispetto all’immensità che l’isola racconta; come se lei sapesse e noi invece no, come se non ne avessimo mai, mai alcuna chance.

Trovo favolosa questa sensazione, questo “consegnare il controllo”;  che poi consegna non è, perché non lo abbiamo mai avuto – a meno di non considerare controllo quell’esercizio di stile che è la pianificazione di un viaggio di scoperta.

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Tramonto al Poetto

Ecco, prima di arrivare a Cagliari non ho pianificato niente; tanto ero sicura che lei avrebbe saputo come farsi capire.

Anni fa, a Ischia – isola pure lei – qualcuno mi spiegò che “le isole sono di terra”. 

Allora si parlava di cucina ma fa niente perché è un’affermazione vera per tutto. In effetti, Cagliari è il posto della Sardegna in cui i sardi affermano si mangi “davvero molto bene” il pesce. Di solito, te lo dicono accompagnando l’affermazione con un’espressione che sottintende “mica penserai che tutte le grigliate che voi turisti vi sparate ad agosto siano di pescato fresco appena arrivato, vero?!”. 

In effetti, la cucina iconica sarda è fatta di maialino, formaggio, miele, mica di plateau di crudi, e quella fama non gliela abbiamo certo regalata noi con le nostre due settimane all-inclusive o la seconda casa fronte mare.

Cagliari ha il mare che le entra dappertutto ma la verità è che è un po’ di terra anche lei. 

Prendi le Saline Conti Vecchi, per esempio. Oggi sono oltre 2500 ettari punteggiati di garzette, aironi, fenicotteri e spalmati di specchi di sale gentile, di un rosa timido e bellissimo, che meravigliano senza accecare. 

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Saline Conti Vecchi, foto courtesy FAI

Le Saline sono nate li dove c’erano paludi e malaria e nessuno si avvicinava mai, pena la malattia. Le paludi separavano la città dal mare; la proteggevano, forse, ma come fanno quei genitori troppo, troppo ansiosi e lei, la città, Cagliari, s’è dovuta inventare un’altra storia, di chi è fatta di mare ma è capace anche di fare senza.

Tipo che Cagliari è una città che si gode bene anche d’inverno, per dire. 

Io vi consiglio proprio di prenderlo quel Ryanair in offerta fuori stagione: non tanto per dar ragione ai soloni della materia turistica che parlano da vent’anni di destagionalizzare quanto per voi, ché sbattuta cosi in faccia al sole Cagliari di sicuro sa regalare tepore e sorprese senza badare troppo al calendario.

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Ciclabile al Poetto, courtesy Le Palmette

Cagliari s’è arrampicata velocemente intorno al Castello, e si capisce percorrendone le strade. Ora al tramonto quelli più sportivi le percorrono in bici, velocissimi, allenatissimi. I mortali invece salgono a piedi, fermandosi in uno dei tanti caffè. Non aspettatevi il servizio super fast, pure un po’ nevrotico, di certi bar milanesi: se vi siete seduti, è perché avete intenzione di godervi il momento e i camerieri lo sanno e non s’affannano. Efficienti ma, sotto sotto, piacevolmente gaudenti (che poi, a raccontarcela tutta, i posti in cui si passa di corsa sono i posti in cui non si sta troppo bene, quello è; la fretta è una brutta abitudine). 

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Centro storico

Cagliari è una conquista, anche della visione: il recupero delle Saline, il restyling del lungomare del Poetto, il centro storico riqualificato sono tutti progetti “negoziati” sotto l’amministrazione lucida di Massimo Zedda, l’ex sindaco con una visione davvero alta – no, non è cosi scontato, non tutti i sindaci ce l’hanno – che ha saputo tradurre in progetti di grande lungimiranza. 

Qualcuno si lamenta ancora della pedonalizzazione integrale di una parte del centro storico ma, a giudicare dall’affollamento ad ogni ora del giorno (e da una stima del tutto empirica dei clienti e dei sacchetti dello shopping che si vedono girare,) giurerei che sia più per quel principio a cui proprio non vogliamo rinunciare, che per reali impatti negativi.

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Sui muri, in città

Cagliari è una città facile, il cui centro storico e i quartieri limitrofi si visitano volendo a piedi e lungo percorsi che possono facilmente diventare circolari, ottimizzando tempo e risorse (però meno di due notti non ci si può fermare, non ci pensate proprio; non fatele questo torto). 

E cosi salendo si scoprono i Bastioni, il Castello, il Ghetto, la Cattedrale, la Cittadella dei Musei, mentre scendendo si incontrano il Teatro Romano, l’Orto Botanico, la vista dalla terrazza di Libarium (rigorosamente al tramonto per aperitivo fronte mare > Mediterraneo > mondo, sull’Africa, laggiù, che chiude – o apre? preferisco – la vista).

Poi si allarga il perimetro e si includono il Santuario di Bonaria, il porto e il molo Ichnusa (ha un molo suo e ora ospita Luna Rossa, per dire) e giù verso sud fino a Molentargius, l’oasi naturalistica e poi subito sulla sabbia, al Poetto, la spiaggia urbana ormai più leggendaria d’Italia.

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Le Palmette

Il mio primo incontro con Cagliari è stato qui, pied dans l’eau, a Le Palmettea mangiare quel pesce buonissimo che a settembre basta per tutti e a sbirciare nel buio le piccole dune sporcate dal maestrale.

Sette chilometri di lungomare che cosi a misura d’uomo forse neanche a Valencia. 
Qualche lido monumentale, raffinati capanni attrezzati, bar discreti, ristoranti curati, spiaggia davanti e palestra alle spalle: pista per i runner, ciclabile, passeggiata pedonale, corsia di servizio. Le auto sono scomparse, dirottate su una striscia di terra che corre alle spalle della spiaggia. Di fronte, solo la Sella del Diavolo –  la montagna burlona che nasconde alla vista l’altro lido cittadino, quello di Calamosca: la giornata di mare si decide in funzione del vento e a Cagliari volevano essere liberi di scegliere (che poi, volendo allargarsi, ad arrivare a Chia e Villasimius è un attimo e allora non ce n’è per nessuno: se hai tempo, un posto cosi è quello in cui vuoi vivere).

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Erikaeilcane a Cagliari

A Cagliari si muovono un sacco di cose. 

C’è Amazon, c’è Tiscali, c’è Netvalue che si occupa di formazione e nasce proprio per aiutare la domanda di lavoro a incontrare l’offerta, che spesso non manca.

C’e’ il car sharing, con un progetto privato e localissimo, ed è pure bello sofisticato, integrato in modalità free floating e station based anche con bici, scooter, monopattini. C’è persino un’opzione riservata ai turisti. Tutto sotto il cappello Playcar, l’intuizione di Fabio Mereu, imprenditore locale con i piedi saldi qui e la testa al bello e possibile.

I numeri gli danno ragione.

A Cagliari c’è un’università fortissima e professori che scelgono di trasferirsi li.

C’è il mercato coperto più grande d’Europa, quello di San Benedetto

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Mercato San Benedetto, courtesy FacetiKuchnia

E vicino c’è Cucina.eat, che lì fa la spesa e poi vi tratta da signori (anche a pranzo, con un menu dal prezzo piccolo piccolo ma dal gusto enorme. Se vi avanza spazio, lì sulla piazza si affaccia anche I Fenu, una gelateria sopraffina).

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Cucina eat

C’è una di quelle boutique favolose che in certe città grandi te le sogni  – e comunque sarebbero troppo lontane anche solo per passeggiarci davanti. È in via Sulis, un vero incanto. Il quartiere è quello di Villanova, un po’ Isola a Milano, un po’ Pigneto a Roma, in piena rigenerazione, fatto di strade strette e portoni dietro ai quali si nasconde un mix stupefacente di riqualificazioni architettoniche e di vite semplici e piene di dignità che il loro tempo non riescono ancora ad accelerarlo. Ovviamente è Villanova che street artist di qui e di lì hanno eletto loro “tavola” perfetta: graffiti, tag e crew sulle case, colorate dalla protesta o dal desiderio.

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Via San Saturnino è da urlo.

A Cagliari c’è il ristorante forse più fusion d’Italia, ma fusion vera non quell’esperimento che si limita ad abbinare bandiere nel nome: si chiama Osteria Kobuta ed è sardo-giapponese. Se non credete a me e neanche ad Alessandro Borghese che ci è passato, dovete proprio provarlo da voi.

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Osteria Kobuta

C’è DulcIs, pasticceria tradizionale che non si perde in chiacchiere e sforna dolci minimalisti nella forma ed esagerati nel gusto e vi insegna pure a farli (Io sono sempre per lasciar fare le cose a chi le sa fare meglio, e loro confezionano anche da viaggio!). 

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La pasticceria Dulcis

Di Cagliari, capita che i forestieri si lamentino che pane e pizza non siano buoni. Non è che non son buoni, è che provateci voi a far lievitare qualcosa come si deve con quelle percentuali di umidità. E però a Cagliari son cocciuti e se decidono di far bene una cosa ci riescono e quindi da PBread Natural Bakery potete affacciarvi da mattina a sera ed essere sicuri di trovare lievitati da capogiro. E cosi da Impasto e Framento, e da chissà quanti altri che non ho ancora avuto modo di provare.

Da Salsamenteria invece si va per provare i più grandi salumi e formaggi del mondo. Al Birrificio Gattarancio, per la birra artigianale – che in Sardegna è ormai una cultura a sé.

C’è Sa Manifattura, l’ex Manifattura Tabacchi – che ha iniziato da poco a sperimentarsi a nuovo uso: partecipato, didattico, formativo, ispirazionale, produttivo, residenziale. Un progetto di rigenerazione come ne sono accaduti altri in altre città ma non sempre lì si è realizzata bene come promette qui. 

C’è lo IED – che proprio in Sardegna è nato – e che a Cagliari Monica Scanu da quattro anni governa con delicatezza ed efficacia, ridisegnando il perimetro del design come siamo abituati a conoscerlo e valorizzando progetti coraggiosi come Consapevolezza, un racconto quotidiano della sindrome di Down della giovane media designer Giulia Sanna, che ridefiniscono il rapporto tra progettualità e collettività, tra economia e inclusione. Fateci un salto, per ricaricarvi d’insolito o anche solo per visitare la sede: un bellissimo villino liberty immerso in un giardino lussureggiante che nasconde simboli esoterici e conserva storie stravaganti.

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Lo Ied Cagliari

C’è il FAI, che fa un lavoro egregio di valorizzazione – vedere alla voce Saline Conti Vecchi, sito pazzesco – governato anche lui da Monica Scanu (non un caso, e un signor vantaggio per la coerenza e la fluidità delle esperienze, sia quelle di chi si occupa della rigenerazione dei siti, sia quella di chi si trova a visitarli) 

C’è l’aeroporto comodo comodo: a 1,30 euro e cinque-minuti-cinque di treno dalla città; una roba che neanche il nuovo Linate (Milano scansati)

C’è in quell’aeroporto un punto vendita di CaMe, concept store tra Sardegna e mondo che vi farà decidere di ridecorare la vostra casa li, subito, immediatamente, “mi incarti tutto e spedisca il resto”.  

C’è una gioventù bellissima (ma proprio esteticamente, eh) che resta, e muove l’aria a festa.

Io un po’ mi vergogno di aver scoperto Cagliari solo ora; non fate come me.

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Foto in copertina courtesy Sardegna Turismo