Come il design in Sicilia è diventato una cosa normale - CTD
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Alessandra Grasso

2 aprile 2019

La carica dei siciliani al Fuorisalone, ovvero perché nell’isola il design è diventato una cosa normale

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Torna Designland e le aziende in un anno raddoppiano. L’esempio di una terra che ha saputo mettere in connessione creativi ed imprese

Dopo il successo dell’anno scorso, la Sicilia torna al Fuorisalone per mettere in mostra le sue realtà più interessanti e stimolare il dibattito sul design attraverso una serie di talk. Designland è il titolo della rassegna all’Isola Design District, presso l’Atelier Kondakji, in Via Civerchio 2. “Un progetto territoriale che offre l’opportunità di mettersi in luce ai designer, agli artigiani, ai brand emergenti e agli studenti”, spiega Andrea Branciforti, presidente di ADI Sicilia, che con l’associazione Design al centro di Francesco Mingrino organizza e cura l’appuntamento. “Occorre motivare e incentivare il più possibile chi si occupa di design”, aggiunge Branciforti.

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Tagliere di Trame Siciliane, Gabriele D’Angelo

Passo dopo passo, il design siciliano si è fatto strada negli ultimi tempi e lavora per spostare un po’ più a Sud il baricentro della creatività nazionale. Sono ormai quindici anni che nell’isola si assiste a un processo lento ma incessante che continua a scardinare pregiudizi (il design? inutile…) troppo spesso condivisi dalle stesse aziende locali. Il merito va anche a figure di spicco del settore che costantemente creano occasioni per far interagire i giovani progettisti con i produttori. Ne è un esempio l’architetto Dario Russo, professore alla Scuola Politecnica di Palermo e direttore scientifico della rivista Sicilia InForma | Notizie su design insulare, organizzatore di 110eLab, l’occasione per gli studenti – che definisce “velocisti nella giungla” perché costretti a districarsi fra tanti ostacoli – di interloquire con le aziende, per far capire a queste ultime che “il design non è solo abbellimento di un prodotto”. La strada fatta – spiega Russo –  è già tanta, ma tanta ce ne è da fare: ancora oggi i giovani non sono sufficientemente formati per affrontare le dinamiche di produzione delle aziende e il dialogo fra le due parti resta fondamentale. “Diceva Magistretti che il design è come l’amore, si fa in due“.

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Luisa Bocchetto per Foodss

Se sul versante occidentale dell’isola si distingue il lavoro di Russo, a est spiccano i DesignLab in parte promossi da ADI Sicilia per mettere in comunicazione creativi e aziende, dando lo slancio a sperimentazione e innovazione attraverso un nuovo modo di intendere il rapporto a due del motto di Magistretti. Una progettazione sofisticata che va a braccetto con l’artigianato all’insegna dell’effervescenza creativa. Alla guida di DesignLab troviamo coordinatori e designer come Vincenzo Castellana, docente di Abadir – Accademia di Design e coordinatore scientifico di ADI Sicilia, e Luigi Patitucci, designer, storico e critico del design, che così descrive le dinamiche in gioco all’interno di questi laboratori ospitati dalle aziende partner del progetto: “La cosa che più mi piace osservare ogni volta che mi reco in una di queste aziende, in religioso silenzio e con infinita soddisfazione, sono i designer, a volte molto giovani, che girano indisturbati negli stabilimenti senza che nessuno dica loro nulla, o ancor più, provi stupore per la loro presenza. Segnale inconfondibile, e rappresentativo, di un mutato approccio di metodo da parte di tutte le figure che concorrono alla messa in atto della questione produttiva, nonché di forte integrazione e di accoglimento della figura del designer, non considerata più un male necessario, ma un elemento prezioso e insostituibile con cui tessere un dialogo continuo e profondo”.

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Calice di Stella Orlandino

Con queste premesse, il design siciliano porta all’Atelier Kondakji tredici aziende, più del doppio di quelle della passata edizione. Da Romano Pavimenti a Trame Siciliane, passando per Le Nid, Zag e Artemarredi fino a designer come Stella Orlandino, si tratta di aziende laboriose, realtà moderne che utilizzano materie prime e generano collezioni espressione del territorio come ceramiche e cementine, in una perfetta sintesi fra la continuità storica, artistica e culturale siciliana e il design. Una scelta accurata svolta dall’Osservatorio permanente per l’Index di ADI fra la moltitudine di aziende che hanno risposto alla call. Le parole chiave a cui rispondono i prodotti esposti in questa seconda edizione sono sostenibilità, handmade, innovazione e soprattutto gioco. Le ritroveremo nei taglieri dalle sembianze di paladini, nelle lampade a forma di testa di moro, oppure negli incastri dell’arredo multifunzionale o nelle forme geometriche e moderne proposte per i pavimenti.

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Culti domestici, Stella Orlandino

Designland non è solo lo spazio espositivo delle aziende selezionate, l’evento include la mostra Brief Chef di Foodss, un laboratorio che nasce nel 2017, ideato e sviluppato da Abadir Accademia del design di Catania con il coordinamento di Vincenzo Castellana e dedicato al food design come lo concepisce il Food Design Manifesto di ADI. Ai laboratori partecipano aziende del territorio siciliano che nello scambio reciproco di competenze e conoscenze progettano prodotti (materiali o immateriali) coerenti con i principi del manifesto. Brief Chef mette in relazione tredici studenti, quattro chef, quattro product designer e due aziende. L’area interessata è quella di Caltagirone e del Val di Noto, terre del barocco siciliano. Il laboratorio ha prodotto oggetti in ceramica che potremo ammirare in mostra.

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Bella e Turco di Paolo Gagliardi, Zag

In programma anche i confidential talk Designland is parade, che si svolgeranno tutti i pomeriggi dal 9 al 13 Aprile. I temi spaziano dal confronto fra la realtà isolana e il design nazionale fino ai risultati prodotti da Foodss e al ruolo della donna nel mondo del design.