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La Sapienza: “Pronti a intervenire sulla casa di Perugini”

Carpenzano, capo del Diap: disponibili a lavorare con il Comune di Fiumicino

di Fabiana Carboni

Sulla Casa albero di Giuseppe Perugini e Uga de Plaisant inizia a muoversi qualcosa. Dopo l’articolo in cui abbiamo denunciato il degrado senza fine di un pezzo storico dell’architettura italiana del Novecento, interviene Orazio Carpenzano, numero uno del Diap – il Dipartimento di architettura e progetto dell’università La Sapienza di Roma – e membro esperto del Consiglio superiore dei Lavori pubblici. “Il Diap” dice Carpenzano “è disponibile a collaborare da subito con il Comune di Fiumicino: innanzitutto per analizzare lo stato dell’arte della Casa di Perugini e de Plaisant. Poi, per elaborare un progetto di recupero dell’abitazione nella pineta di Fregene”.

Il Diap è nato nel 2010 raccogliendo l’eredità di tre dipartimenti dedicati a ricerca, formazione e sperimentazione progettuale per l’architettura, la città e il paesaggio. L’interesse di questa struttura si estende “sino all’analisi dei caratteri di instabilità che trovano nella condizione urbana innovative occasioni di sintesi di differenti discipline”. Va da sé che un impegno sulla Casa albero sarebbe coerente con la missione del Diap, che ha già detto la sua su altre questioni controverse legate all’urbanistica e all’architettura della Capitale.

“Per la Casa di Perugini, il coinvolgimento del Diap può essere del tipo che nel linguaggio accademico chiamiamo terza missione”, dice Carpenzano, ossia un contributo su un bene pubblico e con un contenuto culturale, sociale, educativo che serva a sviluppare una consapevolezza civile intorno a un caso. E quale progetto migliore del tentativo di recuperare un pezzo storico del Novecento italiano, per un dipartimento di architettura dell’università?

Carpenzano offre le competenze del Diap al Comune di Fiumicino, che quattro anni fa aveva fatto la sua parte nella vicenda della Casa albero ottenendo dal governo la riperimetrazione della riserva naturale della pineta che ospita la casa di Perugini. L’obiettivo della delibera, approvata dal ministero dell’Ambiente, era abbassare da 1 a 2 la tutela dell’area, in maniera da permettere alla proprietà – gli eredi di Perugini – di completare il progetto originale della casa, a condizione che gli interventi futuri “non si discostino per volumetrie e modifica dell’impianto vegetazionale esistente relativamente al numero degli  individui e delle specie arboree esistenti” e “non vengano abbattute specie arbustive e/o arboree di pregio attualmente presenti all’interno della proprietà”.

In pratica, la riperimetrazione della riserva va incontro ai proprietari della Casa, nella speranza che la possibilità di completare il progetto – magari prevedendo attività culturali remunerative – spinga gli eredi di Perugini a recuperare l’abitazione. “Quando abbiamo riperimetrato l’area” spiega Esterino Montino, sindaco di Fiumicino, “pensavamo di consentire edificazioni aggiuntive che potessero ospitare attività ricreative e culturali, in modo da permettere all’erede di Perugini, il professor Raynaldo, di utilizzare gli introiti per la riqualificazione della Casa albero. Inizialmente il professor Perugini aveva dichiarato di essere interessato a collaborare con noi per il recupero. Il Comune è anche disponibile a fare la propria parte finanziariamente. Per esempio, siamo interessati a una parternship con il mondo accademico per rendere la casa sede di laboratori o per metterla a disposizione degli studenti e di chiunque abbia il piacere di conoscerla e studiarla tramite visite guidate. Nel frattempo continuiamo a monitorare la situazione, nella speranza che presto il professore Raynaldo Perugini possa di nuovo mettersi in contatto con noi. La nostra volontà ed impegno ci sono: ora tocca a lui”.

Invita a restare con i piedi per terra Alessandra Muntoni, storica dell’architettura contemporanea e docente in pensione della Sapienza: “La storia di quella casa è sempre stata controversa e purtroppo l’abbandono dura da talmente tanto tempo che bisogna assicurarsi ci sia davvero la disponibilità dei fondi necessari per supportare un intervento di restauro importante. Trovo comunque lodevole la proposta del Comune di Fiumicino, giacché viviamo in una società che mostra in genere scarso interesse verso l’architettura del Novecento”.

 

 

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