Dropbox, ecco come in 1500 lavorano su una nuvola - CTD
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Dropbox, ecco come si lavora su una nuvola. 1500 dipendenti e una stanza per ogni umore

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Il mix perfetto di spazi condivisi e individuali nell’architettura di Rapt Studio e Avroko per l’azienda del cloud

La più grande scommessa che possa accettare un interior designer chiamato a progettare la sede di un’azienda, è realizzare un design che traduca l’immagine e la vocazione stesse dell’azienda.

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La lobby con la panca di Matthias Pliessnig

Nel caso di Dropbox, la società di San Francisco specializzata in file hosting, lo sforzo è doppiamente impegnativo, perché gli ambienti di lavoro devono non soltanto evocare l’identità di un marchio celebre in tutto il mondo, ma farlo attraverso un concept, un mood e una distribuzione degli spazi che rimandino alla missione di Dropbox, ovvero permettere a milioni di persone in tutto il mondo di lavorare comodamente con il cloud, senza dare importanza al luogo fisico in cui si ritrovano in un dato momento, in linea con l’evoluzione recente dell’ufficio nel nome del nomadismo e della fluidità.

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La lobby

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La lobby con la panca di Matthias Pliessnig

Come è, allora, la sede non virtuale di un’azienda che permette al mondo di lavorare con il digitale? La risposta è negli uffici di Dropbox a San Francisco progettati da Rapt Studio e Avroko con la supervisione di un team interno all’azienda californiana, uffici dove possono trovare posto ogni giorno fino a millecinquecento dipendenti. Uno spazio concepito come una piazza cittadina, un mix di luoghi pubblici e semipubblici dove si può scegliere l’ambiente più congeniale di lavoro in base all’umore, alle necessità, agli obiettivi.

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La sala con le porcellane danesi

Il progetto d’interni, in pratica, rafforza l’identità dell’azienda californiana negandola: “A differenza dell’interfaccia essenziale attraverso cui Dropbox comunica con i suoi clienti sul web, la sede centrale varia notevolmente per scala, materiale, colore e spunti sensoriali, che creano tutti insieme spazi diversi per diversi stati d’animo e abitudini di lavoro. In questo modo, navigare nel grande edificio diventa come esplorare una città, utilizzando diversi punti di riferimento”, spiegano da Rapt Studio.

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Meeting Room

In passato, il quartier generale di Dropbox era diviso tra due edifici. L’intervento di Rapt Studio e Avroko ha dato vita a un organismo coerente, uno spazio risultato dalla combinazione di semplicità e funzione, di individualità e spirito di collaborazione, per assecondare di volta in volta il desiderio di intimità e quello di condivisione. “Abbiamo chiesto a tutti i nostri dipendenti di illustrarci le proprie abitudini in ufficio e il modo in cui avrebbero preferito lavorare”, spiega Glara Ahn che ha supervisionato il progetto per Dropbox. Da lì è emerso chiaramente che i dipendenti non soltanto gradiscono una varietà di spazi di diversa natura a seconda del tipo di attività in cui sono di volta in volta impegnati, ma anche che questa offerta di situazioni differenti dovrebbe dipendere anche dall’umore personale.

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La biblioteca ispirata ai teatri dell’opera italiani

Il messaggio degli interni di Dropbox arriva chiaro fin dalla lobby, dove enormi specchi aiutano a cancellare il confine tra pubblico e privato senza negare quest’ultimo. E una dialettica continua tra singolo e collettivo sono la biblioteca dall’atmosfera ariosa ispirata dagli interni dei teatri dell’opera italiani, con angoli laterali pieni di luce solare che incoraggiano conversazioni private, magari sorseggiando un cappuccino, e un altro spazio, Deep Focus, che sembra invece uscito direttamente da un film di fantascienza degli anni Sessanta: Ahn lo descrive come “lunatico” ed è stato pensato per chi preferisce lavorare in solitaria.

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La Deep Focus Room

C’è poi la una delle tante sale riunioni rivestita con piastrelle di porcellana danese per infondere un senso di pace e serenità. Un’altra ancora è ispirata invece al minimalismo giapponese, con tanto di murale d’acqua a parete. E, ancora, la stanza più in stile Mad Men, il giardino sul tetto con un assortimento di piante della California del Nord e vista sullo skyline di San Francisco, la sala bar con il Karaoke.

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La lavorazione delle sedute della lobby, di Matthias Pliessnig

La stanza più piccola, Huddle, può ospitare fino a due persone, quelle più grandi, le Transformer Rooms, non sono prenotabili ma destinate all’uso che vuol farne di volta in volta chi riesce a occuparle per primo. “Il nostro obiettivo” spiega ancora Ahn “non era semplicemente avere una sede arredata in un certo modo, ma uno spazio a misura di essere umano, dove poter ritrovare la propria felicità”.