Edit Napoli, la fiera dei designer che prendono per mano gli artigiani - CTD
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6 ottobre 2018

Edit Napoli, la fiera dei designer che prendono per mano gli artigiani

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Un marchio e una rassegna commerciale nati dall’incontro tra creativi e manifatture. “Nessuna limited edition, ma pezzi di valore per le nostre case e le nostre vite”

Il design è un fine, ma è anche – e soprattutto – un potentissimo mezzo, un driver in grado di dare un destino nuovo a qualcosa che, senza uno sforzo progettuale, fatica a trovare senso e sbocco sul mercato. Prendiamo l’artigianato italiano, quell’alta manifattura che da sempre genera eccellenze famose in tutto il mondo, eppure vive perennemente in bilico tra riconoscimento internazionale, difficoltà a trovare una collocazione commerciale e rischio estinzione. Quando una di queste eccellenze viene presa per mano dal design, il risultato può essere sorprendente, perché proprio dal design arriva quella consapevolezza che può imprimere una svolta e aiutare un prodotto a finire sul mercato con successo.

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Khaled El Mays_Design in Residence ©Francesco Cavaliere

Da qualche giorno è attiva in Italia una nuova esperienza frutto dell’incontro tra design e artigianato. Si chiama Edit Napoli ed è allo stesso tempo un programma culturale, un marchio e una fiera ideata da Domitilla Dardi ed Emilia Petruccelli, che arrivano a percorrere questa strada comune partendo da due background diversi. Curatrice e storica la prima, imprenditrice con un Mba in Bocconi l’altra, si sono ritrovate a coltivare insieme l’ambizione di usare il design come driver per rilanciare l’artigianato: non tutto, ma quello che si avvale di processi produttivi di alta qualità e incarna tradizioni secolari.

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Khaled El Mays_Design in Residence ©Francesco Cavaliere

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Khaled El Mays_Design in Residence ©Francesco Cavaliere

Edit Napoli debutta con Design in Residence, ovvero le residenze che vedono progettare e lavorare fianco a fianco creativi internazionali e artigiani locali. A Palazzo Mondragone viene presentato oggi il primo ciclo, partito a settembre. Gli italiani Faberhama, di stanza in Olanda, Khaled El Mays dal Libano e Reinaldo Sanguino dagli Stati Uniti hanno lavorato accanto ai grandi maestri del tessuto, della pelletteria e della ceramica campani, misurando il loro sguardo con saperi e tecniche millenari. Faberhama ha collaborato con De Negri & Za.Ma. a San Leucio, la città della seta. Khaled El Mays si è confrontato con gli artigiani dei quartieri napoletani. Reinaldo Sanguino, venezuelano attivo a New York, ha portato l’audacia dei suoi colori all’interno del vivace laboratorio di Ceramiche Fes a Minori, nel cuore della Costiera amalfitana e della tradizione ceramica. I prototipi frutto di questa esperienza saranno industrializzati per poi arrivare sul mercato targati Made in Edit ed essere messi in vendita in una fiera, Edit appunto, la cui prima edizione è fissata tra il 3 e il 6 giugno, ovviamente a Napoli.

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Khaled El Mays_Fishway Rack ©Tarek Moukaddem – House of Today

Domitilla Dardi, perché avete scelto Napoli per Edit? 

 

“Volevamo una città di respiro internazionale, ma con radici ferme in un tessuto storicamente caratterizzato da produzioni artigianali di qualità e piccole imprese. Napoli è una grande capitale del Mediterraneo, area che rappresenta da sempre scenari di scambio culturale, influenze reciproche tra est e ovest, nord e sud. Proprio per questo ha un solido posizionamento nel campo dell’arte contemporanea. Il design che portiamo a Napoli, perché da qui raggiunga il mondo, non è né quello collectible da galleria, né quello della grande distribuzione di massa, ambiti che hanno entrambi le loro fiere, luoghi, dimensioni commerciali. Abbiamo invece intercettato una richiesta che arriva direttamente da compratori e produttori, quella di una fiera dedicata al design editoriale, selezionato per la sua qualità e affidabilità e quindi abbiamo voluto con Napoli segnare una scelta che possa ampliare la geopolitica del design. Non ultimo, Emilia Petruccelli, che è produttrice di Edit e con me curatrice della fiera, è campana e tutto il team ha un legame, fosse anche solo affettivo, con Napoli. Per me, per esempio, è stata la città dove ho fatto il mio dottorato di ricerca con Renato De Fusco e l’ho sempre amata come capitale coinvolgente e di rara intelligenza. Senza parlare del suo patrimonio artistico, a Napoli c’è un porto, quartieri nobili e popolari senza soluzione di continuità, oggi stazioni della metropolitana d’autore tra le più belle del mondo e soprattutto una saggezza popolare che riesce sempre a farti ragionare. Vogliamo far conoscere tutto questo a chi arriverà a giugno per Edit”.

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Reinaldo Sanguino ©Cole Wilson

La presentazione di Edit arriva al culmine di un periodo in cui si torna a parlare del legame tra alta manifattura e design. Pensiamo alla Glass Week di Venezia o a Homo Faber, sempre in Laguna. Come si colloca Edit in questo scenario? Quali le linee di continuità e quali le differenze?

“Inizio dalle distinzioni: la differenza principale rispetto a rassegne come Homo Faber è che Edit è una fiera commerciale e come tale ha l’obiettivo di fare business e creare indotto, sia per chi partecipa, sia per il territorio sul quale insiste. Edit non è una mostra e non propone concept o prototipi, ma prodotti finiti che possono essere ordinati e sono destinati funzionare per farci abitare gli spazi della nostra vita. Per questo apriamo col progetto delle residenze di tre designer che hanno lavorato con altrettante eccellenze artigianali: per la prima volta è una fiera che produce e commissiona pezzi che poi verranno ingegnerizzati da qui a giugno e proposti alla vendita col marchio Made in Edit, accanto alle altre offerte. E’ una maniera programmatica e concreta per sostenere il design che più apprezziamo attraverso un’azione commerciale diretta e indispensabile”.

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Faberhama ©Francesco Cavaliere

In comune con Homo Faber c’è però l’attenzione per la manifattura di qualità.

“Senz’altro, ma anche qui vanno fatti dei distinguo: l’artigianato è una materia vasta e con tante declinazioni, tra le quali quella del lusso e delle limited edition, che non è però l’unica. L’artigianato è stato storicamente e in prevalenza seriale e di grande tiratura; per secoli è stato l’unica forma di produzione. Quello che ci interessa portare a Napoli è la qualità del progetto e dell’esecuzione, che sono il baricentro che definisce i confini degli ‘editori’. Il design nasce con gli editori, produttori che spesso partono dall’artigianato e si evolvono con nuovi strumenti, che creano alleanze e sodalizi creativi con i progettisti. Oggi tutti noi siamo creatori del nostro lifestyle e mescoliamo generi e prodotti di diverse fasce di prezzo: la grande distribuzione ci dà la libertà di acquistare una base; poi la differenza spesso la fa un pezzo più identitario e di personalità, non omologato, per il quale siamo disposti a spendere qualcosa di più che nelle grandi catene, perché ne capiamo il valore: originalità del progetto, qualità dell’esecuzione, autenticità dell’idea che lo genera. Ecco, dentro Edit vogliamo portare tutto questo e dare la possibilità a chi produce valore di raccontarlo e a chi lo acquista di comprenderlo”.

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Faberhama_& Ability ©Alessandro Guerriero

Hai detto che “l’obiettivo è quello di acquisire nel mondo del design quello che oggi sappiamo per il food: ovvero che la qualità ripaga gli sforzi, ma deve essere spiegata e compresa”. Perché, nonostante le tante fiere, i saloni, le design week, il design fatica ancora a spiegare ai non addetti ai lavori il suo valore?

“Sicuramente ci vuole tempo. Basta pensare che nel mondo del cibo Slow Food è nato nel 1986 e solo oggi alcune major industriali stanno iniziando a proporre un cibo più sano e sostenibile. In maniera paritetica, penso che nel design ci voglia un tempo e un modo diversi dal mordi-e-fuggi delle mondanità da design week. Il problema non è tanto che oggi la consapevolezza del valore del design non arrivi agli utenti finali, ma che non raggiunga neanche gli intermediari (architetti, interior designer, buyer) e il mondo retail in generale. Le uniche fiere rivolte a loro al momento sono contenitori giganteschi ed estremamente dispersivi, dove la qualità è soffocata dalla quantità ed è molto complicato non finire in overdose da offerta. Noi addetti ai lavori per primi spesso accusiamo questa ipertrofia espositiva e andiamo alla caccia di selezione, di buoni consigli: durante le design week ci incontriamo e la prima battuta è ‘cosa hai visto di buono’? Per questo a Edit abbiamo deciso di mostrare edizioni di qualità già selezionate. Magari qualcuno potrà non ritrovarsi in questa selezione, ma ci assumiamo la responsabilità della scelta e crediamo che questo sia un modo diverso e più umano per entrare dentro le storie e le vite. Gli oggetti sono veicoli straordinari di esistenza vissuta, sono testimoni passati di mano in mano, collegamenti di funzioni ed emozioni: se ci perdessimo la possibilità di conoscere tutto questo e trasferirlo ad altri, allora smarriremmo il senso generale del design. Di sicuro perderemmo molto divertimento e ti assicuro che questo progetto, dietro al grande impegno e all’inevitabile fatica, ne sta producendo moltissimo!”.

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