Escher incontra Nendo a Melbourne: due ossessioni a confronto - CTD
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13 dicembre 2018

Escher incontra Nendo, due ossessioni a confronto

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L’arte ipnotica del maestro olandese interpretata dal genio minimalista giapponese. Una mostra a Melbourne

Da un lato un artista ipnotico, il maestro dell’illusione ottica che con le sue scale impossibili ha stregato generazioni di appassionati d’arte ma anche un pubblico trasversale. Dall’altra l’esponente principale del design minimal che arriva da Oriente, lo studio creativo che ha progettato di tutto e da sempre si cimenta nella piccola e grande scala.

Escher incontra Nendo. Succede con la mostra che già dal titolo, Beetween Two Worlds, scolpisce questo strano connubio in corso alla National Gallery of Victoria di Melbourne.

Accanto a centocinquantasette opere del maestro olandese firmate tra il 1916 e il 1969 e in arrivo in prestito dal Gemeentemuseum Den Haag dell’Aia, c’è un allestimento di Nendo che per l’occasione ha pensato di mettere a punto un sistema spaziale per permettere al visitatore di “entrare” nella mente di Escher.

Per questo scommessa singolare, Nendo è partito dalla forma di una casa, concepita come un modello universale da ripetere, quasi fosse un tema del maestro olandese. Un oggetto da manipolare tridimensionalmente per far entrare fisicamente il pubblico nelle ossessioni dell’artista. Uccelli, pesci e altri animali ricorrenti nel lavoro di Escher sono usati come strumento di navigazione 3D.

Di volta in volta, lungo il percorso, le case diventano panchine, pattern per il pavimento, un enorme lampadario con 55 mila casette, sagome che incorniciano i disegni dell’artista olandese come in una delle sale più belle, quella in cui, appunto, i contorni delle case sono pali in metallo che reggono le opere del maestro.

Il risultato è una sorta di dietro le quinte possibile intorno al lavoro di Escher, per una mostra che, come ha dichiarato Oki Sato, fondatore di Nendo, “può essere considerata una conversazione tra due vecchi amici”.

In realtà, profonde sono le differenze tra questi due “amici”. Tanto Escher lavora portando la tridimensionalità sul disegno, quanto Nendo fa il contrario.

Per la mostra è anche nata una collezione di undici pezzi partiti come mockup di carta e idee per la mostra e ora destinati alla collezione permanente del museo.

Foto di Takumi Ota