Dalle favelas ai musei: il design dei Boa Mistura che nasce dalla comunità - CTD
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Claudia Coppa

19 dicembre 2019

Favelas, piazze, musei: il design di Boa Mistura che nasce con la comunità

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Dal Brasile alle mostre, parla il collettivo multidisciplinare che ha fatto delle sue anamorfosi un marchio di fabbrica. “Dialogare e farsi accettare: solo così gli urban artist possono lasciare il segno”

La loro è l’arte del colore che cambia i luoghi, una forma di street art che invade quartieri e città risvegliando le coscienze e lasciando un segno nella vita di chi li abita. Nato nel 2001 in Spagna, il team ha scelto il nome di Boa Mistura per indicare la buona mescolanza di discipline e punti di vista che gli danno vita. Fra i suoi principali componenti infatti troviamo un architetto, un fotografo e video maker, un graphic designer e un illustratore, tutti provenienti da scuole diverse, ma cresciuti insieme con un’unica grande passione: la street art.

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Il progetto Luz Nas Vielas è una serie di anamorfosi a Vila Brasilândia, San Paolo del Brasile

Hanno iniziato a lavorare nella loro città natale, Madrid, per poi arrivare oltreoceano, ma sempre respirando la cultura dei luoghi, comprendendone le esigenze e cercando di trasmettere un messaggio che abbiamo cercato di approfondire parlandone con loro.

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Bogotà, Plaza de la Hoja

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Nonostante questa passione che vi unisce e che è diventata il vostro lavoro, venite tutti da discipline differenti con un comune denominatore artistico. Cos’è che fa decidere di abbandonare ciò per cui si è studiato e spinge a intraprendere un percorso differente? E in che modo questo mix influisce sulle vostre realizzazioni?

“I nostri background accademici sono piuttosto diversi, ma hanno tutti un lato creativo. Non c’era nulla di pianificato in anticipo, tutti volevamo studiare all’università, per ottenere una maggiore formazione accademica. Ma la radice comune è sempre stata una profonda amicizia basata sulla passione condivisa per la pittura murale per strada. Questa è la vera passione, ciò che ci consente di vivere e dormire bene ogni notte. Sapevamo tutti nel profondo che potevamo creare qualcosa di buono dalla nostra amicizia e dal nostro lavorare insieme. Ma doveva crescere spontaneamente, dovevamo essere pronti. La nostra storia è fiorita dopo che abbiamo finito i nostri studi. Ed è innegabile che la formazione accademica ci abbia aiutato ad avere una prospettiva più ampia di fronte a nuovi progetti o sfide”.

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Avete cominciato a esprimere la vostra arte e il vostro messaggio a Madrid, la città in cui siete cresciuti. Come siete arrivati poi così lontano come in Sudafrica o in Sud America? In che modo scegliete i luoghi e le superfici dove intervenire?

“Dobbiamo ricordare che abbiamo iniziato a guadagnarci da vivere con l’arte urbana nel 2010, subito dopo la catastrofe economica del 2008. L’economia spagnola è stata distrutta e non c’era budget per quasi nulla. Dovevamo diventare internazionali, se volevamo crescere come professionisti. Abbiamo un forte legame con l’America Latina perché lì esistono grandi istituzioni sociali, private e pubbliche, che scommettono su progetti e sulla cultura della comunità. Vivono molto più vicini l’uno all’altro e usano molto di più lo spazio pubblico. In Africa, il senso della comunità è molto più radicato che in Europa o negli Stati Uniti, e ciò integra perfettamente la nostra filosofia. In questo momento stiamo iniziando a lavorare più spesso in Spagna e in Europa, forse perché abbiamo dimostrato che i progetti della comunità non sono solo per i Paesi in via di sviluppo: in ogni città, in ogni paese del mondo, non ci sono abbastanza bellezza e cultura, e sono di più i problemi da risolvere. Selezioniamo i progetti in base ai nostri valori. Riceviamo molte proposte (alcune sono davvero pazze) e dobbiamo cercare di essere coerenti e cercare di lavorare in modo confortevole”.

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Casbah ad Algeri

Quando cominciate a lavorare a un progetto quale obiettivo vi ponete? Pensate di esprimere un messaggio politico, di solidarietà, di forza o di speranza… o cos’altro?

“Abbiamo obiettivi a breve e a lungo termine, lavorare autonomamente e cambiare lo status quo della società come scopo finale. Il nostro lavoro è politico e lo svolgiamo di solito alla base della piramide, concentrandoci nelle aree lasciate fuori, per e con uno strato sociale che di solito è denigrato dai politici e dalle autorità. Il nostro obiettivo è creare storie e valori culturali dove mancano. Consentire alle persone di cambiare vita con il semplice gesto di trasformare il grigio in colore. Cerchiamo di aiutarli a lasciare l’anonimato istituzionale e a diventare un agente più attivo nelle loro città”.

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Guadalajara, Messico

Quanto è importante per voi il coinvolgimento della popolazione locale nella realizzazione dei progetti e in che modo avviene? È sempre possibile e semplice da ottenere?

“Non c’è niente di semplice. Ottenere la fiducia da un’intera comunità è un processo complesso che può richiedere diversi mesi di incontri, attività e dialogo, ma per noi è essenziale avere credibilità all’interno della comunità. Abbiamo sempre bisogno di una struttura locale con precedenti esperienze all’interno che ci presenti ai leader locali o ai membri delle associazioni vicine. Quindi lavoriamo con loro in un processo di ricerca sull’identità locale per trarre ispirazione per il nostro design. Si tratta di coinvolgerli in diverse parti del processo, in modo che quando arriva il momento della verità, possiamo sviluppare facilmente il progetto e sentirci accolti”.

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Ottenere la fiducia da un’intera comunità è un processo complesso che può richiedere diversi mesi di incontri, attività e dialogo, ma per noi è essenziale avere credibilità. Abbiamo sempre bisogno di una struttura locale con precedenti esperienze all’interno che ci presenti ai leader locali o ai membri delle associazioni vicine

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Vi piace lavorare per la gente, con la gente, nella città e con un rapporto diretto con il pubblico, senza intermediari. Cosa ha significato per voi lavorare con realtà differenti, come quella del MAXXI di Roma per esempio, dove avete realizzato delle anamorfosi molto apprezzate?

“La pittura nello spazio pubblico e in collaborazione con il vicinato è il nostro approccio principale. Reagiamo sempre al contesto in cui lavoriamo e proviamo ad adattare la nostra metodologia a questo. Nel caso del MAXXI abbiamo voluto ricreare la nostra metodologia partecipativa ed introdurla nel museo, poiché la mostra era intitolata La strada. Dove si crea il mondo. Abbiamo organizzato un incontro con alcune persone di Roma e realizzato un’opera dinamica, in cui abbiamo estratto le tre parole che per loro rappresentassero la città di Roma”.

Al MAXXI

È una bella sensazione quando noti che il tempo ha lasciato il segno sulle persone e sui muri. Siamo pienamente consapevoli del fatto che le nostre opere non dureranno per sempre, che possono svanire con il sole o essere ridipinte. O che c’è stato qualcuno, un vicino di casa, che ha aperto una nuova finestra o ampliato il suo soggiorno trasformando il murale in decorazione interna

Vi è mai capitato di ritornare nei luoghi dove avete lavorato? Quali sono state le vostre sensazioni e cosa avete trovato di diverso dal vostro primo viaggio?

“Abbiamo avuto la possibilità di tornare in alcuni posti e – ragazzi – è emozionante! Soprattutto quando abbracci amici che non ti aspetteresti di rivedere. È una bella sensazione quando noti che il tempo ha lasciato il segno sulle persone e sui muri. Siamo pienamente consapevoli del fatto che le nostre opere non dureranno per sempre, né le persone permetteranno che accada. Le nostre opere possono svanire con il sole o essere ridipinte. Oppure c’è stato qualcuno, un vicino di casa, che ha aperto una nuova finestra o ampliato il suo soggiorno, trasformando il murale in decorazione interna. Ma c’è sempre una cosa in comune a tutte queste storie: le persone si ricordano sempre di noi, conservando un meraviglioso ricordo dei giorni in cui stavano dipingendo con gli ‘artisti spagnoli’. Lasciamo un segno permanente nel cuore delle persone. La maggior parte delle volte si sentono molto più orgogliosi del loro edificio o del loro quartiere, nonostante il dipinto sia poi sparito”.

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La street art è sicuramente un modo veloce e potente di arrivare alle persone, per cambiare il loro modo di sentire un luogo e per trasformarlo, ma molti potrebbero chiedersi: è sufficiente a migliorarlo? È sufficiente il colore a rendere migliore la vita di quelle persone?

“Questa è una delle prime domande che ti vengono in mente quando fai degli interventi in una comunità in rovina, dove i bisogni di base non sono garantiti. Ma dimentichiamo che la cultura è un’esigenza fondamentale. L’arte ci rende umani, guarisce l’anima e scuote le coscienze. È necessario interrogarsi e far progredire la società verso un futuro migliore. L’accesso alla cultura, alla bellezza o alle idee non deve essere qualcosa di esclusivo per l’élite. E una volta coperto il vero bisogno di base (acqua, cibo, alloggio, salute), ci deve essere spazio per la cultura e l’arte”.

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