Torna il Festival Ō, a Roma è tempo di design - CTD
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Antonia Marmo

4 dicembre 2019

Torna il Festival Ō, a Roma è tempo di design

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La rassegna nel circuito del Museo Nazionale Romano amplia la sua programmazione ai temi del progetto, in un dialogo tra immaginario storico e contemporaneità

Dunque, dove eravamo rimasti, e da qui ripartire. Possiamo proprio dirlo, un anno fa io e Cristiano Leone eravamo usciti su queste pagine virtuali con un dialogo che tracciava un quadro della sua esperienza di direttore artistico di Ō, festival multidisciplinare promosso dal Museo Nazionale Romano e prodotto da Electa, realizzato nella sua prima edizione negli spazi delle Terme di Diocleziano. Era stata una intervista aperta e appassionata, complici una comune visione della complessità delle cose del mondo e un’amicizia sincera: insieme avevamo riflettuto su come fare cultura a Roma oggi secondo un modello trasversale, capace di far dialogare l’immaginario mitico della Città Eterna con le espressioni e i linguaggi creativi dei nostri tempi. Su questo terreno fertile abbiamo continuato a dialogare anche fuori onda, quando per il secondo anno del Festival si è prospettata la possibilità di ampliare le discipline protagoniste anche al design, inteso come progetto a varie scale, nelle sue differenti manifestazioni. Ed ecco che per questa seconda edizione, con l’esclamazione Ō che diventa Ō / Tempo di (design, danza, musica, teatro, cinema & fotografia) – proprio per esaltare al meglio ogni singolo campo di espressione, ma poi riunendoli tutti insieme in una ricca programmazione da qui a giugno 2020, su tutto il circuito del Museo Nazionale Romano – abbiamo lavorato insieme a una rassegna di sei incontri con protagonisti del design nazionale e internazionale. Comporre la proposta non è stato semplice e non vuole essere esaustivo, abbiamo iniziato un percorso compiendo delle prime scelte che abbiamo ritenuto significative per raccontare il rapporto tra storia e contemporaneità come motore di ispirazione e di progetto a più livelli, in varie forme. Ci piacerebbe che si potesse arrivare a indagare questo tema con una continuità e un orizzonte esteso a molti altri nomi, magari anche attraverso una loro interpretazione dei luoghi della città, con delle installazioni progettate ad hoc. Ma facciamo un passo alla volta e vediamo cosa succederà quest’anno. 

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Talk con Berndnaut Smilde, Festival Ō prima edizione

Ciao Cristiano, eccoci di nuovo qui, vorrei che fossi tu a raccontare meglio, da direttore di tutto il Festival, quali sono state le motivazioni di comprendere tra le varie discipline protagoniste anche il design e con quale specificità. 

Ci è sembrato doveroso che proprio Roma ponesse in atto una riflessione sul tema del design legato al tempo, ovvero sul ruolo della storia come motrice di nuove creazioni. Possiamo dire che nel design tutto è nato o come confronto o come rottura o come tentativo di trovare soluzioni funzionalistiche ed estetiche nuove rispetto al passato e molti designer sono profondamente ispirati e influenzati dalla creazione romana attraverso tutte le sue epoche, antica, rinascimentale, barocca, moderna, ma tutto questo non si coglie se non da qualche manifestazione sporadica, cioè non si è vista finora una continuità in questo pensiero. Ci siamo chiesti quindi: Roma può avere un ruolo attivo in una discussione più sistematica tra storia e creazione contemporanea nel design? Noi pensiamo di sì, anzi pensiamo che sia un dovere che questa riflessione parta da qui. Da qui l’idea di concepire un primo ciclo di incontri che cominciasse ad affrontare il discorso con la stessa chiave, ma raccontata con differenti linee progettuali.

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Festival Ō prima edizione 2018, l’artigiano di Murano Giuliano Fuga all’opera su uno specchio

Quali sono queste linee progettuali e i nomi che le esprimono?

Iniziamo questa sera al Planetario delle Terme di Diocleziano con Doriana e Massimiliano Fuksas, una scelta che dipende essenzialmente dalla volontà di cominciare da Roma, con una coppia di progettisti che da qui opera in tutto il mondo e che si contraddistingue per lavorare in maniera complementare tra design puro e ricerca architettonica alla grande scala. È importante questa doppia lente di lettura, raccontarci da romani, noti all’estero, come si concepisca questo rapporto tra design inteso come progetto di habitat, tra oggetti e spazi, e l’ambito più macroscopico della trasposizione del design nell’architettura e nel progetto della città.  

Continueremo martedì 10 dicembre con Hangar Design Group ospitando uno dei suoi fondatori, Alberto Bovo, che ci parlerà di come il design, in un modello di impresa creativa di eccellenza con sedi in tutto il mondo, possa tenere insieme sotto un’unica idea di bellezza e ricerca progettuale fatta di etica e di innovazione, in continuità con la migliore tradizione italiana, vari ambiti, dalla comunicazione visiva a quella strategica, fino al design di prodotto e all’architettura. 

Riprendiamo l’8 gennaio con Pierre Yovanovitch, architetto con studio a Parigi e a New York, stranamente poco conosciuto in Italia, ma in questo momento ritenuto nel resto del mondo un faro del design di interni, che fa proprio del rapporto con la storia e con l’arte il suo approccio di ricerca e progetto, per cui le sue creazioni sono espressione assoluta di questo dialogo, come vere vetrine per opere eccezionali o creazioni in situ di artisti. 

Il 5 febbraio sarà la volta di Hannes Peer, con studio a Milano, tra i più giovani della programmazione, ma capace di entrare nel mondo del design con una forza notevole, scelto da AD come uno dei designer contemporanei più influenti della nuova generazione per i suoi progetti frutto della continua ricerca sulla contaminazione tra passato, presente e futuro. 

Si ritorna a Roma il 4 marzo con un’altra coppia storica, Ludovica Serafini e Roberto Palomba, di Palomba Serafini Associati, di formazione romana ma che hanno scelto Milano come loro base di vita e lavoro, esprimendosi poi in tutto il mondo, tra design e architettura, seguendo un approccio progettuale che fa del dialogo tra opposti, tutto di matrice italiana, la chiave della loro creatività, e della ricerca tra innovazione e rigore della forma il loro metodo di lavoro.

Si chiude con il design il primo di aprile con Xavier Lust, di base a Bruxelles, che lavora sul confine labile tra arte e design, esplorando le materie e le forme, creando pezzi unici rappresentati nelle migliori gallerie del settore e nelle collezioni di molti musei, con il quale cercheremo di approfondire il tema del ruolo della creazione e dell’innovazione, tra estetica ed etica, legato alle trasformazioni crescenti. 

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Cristiano Leone, foto di Anne Schonharting

Puoi dire infine cosa ci aspettiamo da questa prima rassegna?

Ci auguriamo che alla fine tutti i contributi facciano emergere quella linea di continuità di riflessione che dicevamo all’inizio, così da porre le basi per avviare un progetto futuro maggiormente condiviso, diffuso e rappresentato, che possa trovare nel rapporto con Roma la sua chiave di caratterizzazione. Vorremmo poi che il pubblico potesse arrivare non solo dalle categorie di addetti ai lavori, ma che fosse fatto di chiunque oggi abbia voglia di saperne di più di creatività legata ai nostri spazi e ai nostri modi di vita, partecipando a questi incontri non solo per ascoltare, ma anche per entrare nel dialogo in maniera attiva con i vari protagonisti. In definitiva, come prima volta del design all’interno del Festival, ci piacerebbe che questa rassegna fosse una sorta di laboratorio in divenire per raccogliere idee e spunti e farne tesoro per le future occasioni.