Florence Knoll portò nell'industria del mobile la cultura dell'abitare - CTD
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26 gennaio 2019

Il secolo lungo di Florence Knoll, che portò nell’industria del mobile la cultura dell’abitare

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Muore a 101 anni la designer che rivoluzionò il mercato dell’arredo con la sua Planning Unit

di Paolo Casicci

Il modo più bello di rendere omaggio a Florence Knoll, nata Florence Margaret Schust il 24 maggio del 1917 e morta ieri a 101 anni nella sua casa di Coral Gables, in Florida, è immaginarla al lavoro oggi, in una società e in un mondo dell’abitare profondamente cambiati rispetto a quelli che lei stessa aveva contribuito a disegnare e a far progettare, per poi lasciarli inaspettatamente nel 1965, quando, a 48 anni, decise di ritirarsi dalle scene dopo avere guidato per un decennio e con risultati strepitosi l’azienda che portava il nome del marito e che ancora adesso è un’eccellenza internazionale.

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Hans e Florence Knoll

Avremmo voluto vederla al lavoro in questi anni di rivolgimenti, Florence, tra arredi ‘nomadi’, dalla versatilità spesso più dichiarata che dimostrata, e dimensioni abitative in continuo divenire, alle prese con spazi per professionisti e lavoratori fluidi e famiglie sempre più sfrangiate e difficilmente incasellabili nei formati decisi a tavolino dagli uffici anagrafe di tutto il mondo. Quale set up avrebbe tirato fuori la sua Planning unit, che nel 1946 iniziò a rivoluzionare l’arredo e il modo di venderlo, per un open space o un coworking, lei che all’ufficio aveva dedicato i suoi sforzi più intensi? In che modo avrebbe spinto più in là il confine del progettare? E come avrebbe reagito all’ennesimo rendering carico di promesse mirabolanti, lei che ai disegni aveva iniziato a preferire modelli, plastici e collage – i celebri paste ups – realizzati con gli stessi materiali degli arredi, perché ciò che contava per il cliente – e lei lo aveva capito benissimo – non era il singolo pezzo ma l’insieme e la scena, e quindi la meat (carne) ma pure le potatoes (il contorno)?

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Florencde Knoll, unica donna, illustra il progetti di interni per una compagnia Usa, nel 1053

Se non suonasse profano, oggi la professionista e l’imprenditrice che crebbe alla scuola dei maestri del Bauhaus e di loro si nutrì per portare nell’industria del mobile la filosofia e la cultura dell’abitare, sarebbe la migliore influencer. Meglio: l’influencer che ancora a lungo mancherà per far arrivare al grande pubblico non soltanto immagini spot filtrate e da sogno, ma una visione culturale.

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Un paste-up di Florence Knoll

E che visione è stata quella di Florence Knoll. Una visione fiorita e alimentata dalla frequentazione dei grandi del modernismo, dai Saarinen senior e junior (il primo dirige la Kingswood School a Cranbrook, nel Michigan, dove Florence studia architettura, il secondo, il figlio Eero, diventerà una sorta di fratello adottivo della futura imprenditrice) fino agli Eames, a Marcel Breuer e Walter Gropius, di cui diventerà apprendista, e Mies van der Rohe, che sarà un altro, grandioso maestro e designer per Knoll.

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Interni Knoll. La sedia è la Mr Chair di van der Rohe

Da quei numi tutelari, Florence trasse la linfa che, senza timori reverenziali di sorta, la portò accanto al marito Hans, un immigrato venuto dalla Germania e con un buon fiuto imprenditoriale, a scolpire la sua visione olistica dell’abitare in cui i mobili sono calati come dentro a una scenografia dove colore e materiali giocano un ruolo tutt’altro che secondario. Florence Knoll diede il meglio all’alba “di un nuovo umanesimo che ha nella mediazione tra arte e tecnologia uno dei suoi fondamenti”, per dirla con le parole di Domitilla Dardi. Di questa temperie, Florence è stata esponente di punta in grado di tradurre la sua visione in un catalogo aziendale unico. Un catalogo che, ancora oggi, è molto di più: quasi un manuale di storia del design.