Foscarini a caccia del genio tra gli studenti | CieloTerraDesign
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Paolo Casicci

12 aprile 2018

Foscarini a caccia del genio tra gli studenti

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L’esperimento del brand di illuminazione: otto prototipi realizzati con gli allievi dell’Ecal di Losanna

Un’eccellenza del made in Italy che s’affida a una scuola per progettare lampade. Non un esperimento per il mercato, ma una sorta di test per capire quanta freschezza c’è nel mondo degli aspiranti designer e, in qualche modo, farla propria. Ma anche un modo per offrire ai giovani la possibilità di misurarsi prima del previsto con le dinamiche complesse del rapporto tra i creativi da un lato e le aziende dall’altro.

Per capire il senso del progetto che Foscarini porta a Litta Variations, il contenitore di allestimenti e mostre per la Milano Design Week a Palazzo Litta, bisogna partire dalla suggestione che suscita in italiano la parola inglese ingenuity. Che non vuol dire ingenuità, ma ingegnosità. Sia l’ingenuità italiana che l’ingegnosità inglese, però, condividono il richiamo alla parola genio. Ingenuity, nel senso di abilità, ma anche di attitudine a guardare il mondo con occhi vergini e che sappiano ancora apprendere e sorprendersi, è il concetto intorno a cui nasce l’esperimento realizzato dal marchio veneziano di illuminazione con Ecal, la scuola superiore di Losanna, in particolare con gli studenti e i docenti del secondo anno del master in Product design.

L’esperimento ha prodotto otto prototipi di lampade progettate dagli allievi secondo un mandato assegnato alla scuola dall’azienda. Per i ragazzi si è trattato di un banco di prova importante, un assaggio del mondo in cui si ritroveranno a lavorare come designer, fatto di una dialettica complessa con committenti e aziende. Foscarini, invece, ha potuto confrontarsi con un pensiero creativo giovane e ancora libero dalle rigidità e dalle sovrastrutture mentali che la consuetudine con l’industria porta inevitabilmente ad avere.

Spiega Matteo Urbinati, design coordinator del brand: “Il progetto è partito con una traccia essenziale, l’obiettivo era far realizzare a ciascuno studente un prototipo alla fine di un percorso. Il brief prevedeva inizialmente che si lavorasse a prodotti di illuminazione che interagissero con il corpo, poi si è definito meglio il mandato e specificato che doveva trattarsi di lampade portabili e indossabili. Tengo a chiarire che in azienda non avevamo in mente un prodotto specifico, anche se eravamo noi il committente delle lampade. Da subito, insomma, è stato chiaro che non si doveva trattare di una lampada per Foscarini e dunque fatta alla maniera di Foscarini, ma di una lampada fatta con Foscarini”.

Difficile dire se con gli otto prototipi presentati a Palazzo Litta gli studenti dimostrano di guardare più alla forma o alla funzione, a Philippe Starck o ai fratelli Castiglioni. “Di certo guardano ai grandi maestri”, spiega Urbinati,  “ma in molte direzioni diverse. C’è chi preferisce il design anonimo o quello locale legato alle radici e al Paese di origine, chi punta tutto sulla funzione e che invece usa l’estetica come una soluzione tecnica. E non mancano, come è normale, quelli che pensano a prodotti concepiti per farsi guardare. Tutti, in ogni caso, sono partiti dal brief per spingersi lontano”.

Foscarini ha lavorato con gli studenti supportandoli lungo tutto il percorso progettuale, dalla comprensione del brief alle verifiche intermedie, fino agli interventi per risolvere le difficoltà o sollecitare soluzioni alternative. “È l’ingenuità nella sua condizione primigenia che noi ricerchiamo per il suo potenziale di ingenuity, ingegno”, dice Carlo Urbinati, presidente di Foscarini. “Gli allievi dell’Ecal sono stati invitati a fare una lampada non per, ma con noi. Sono stati lasciati liberi dalle costrizioni di certi vincoli di mercato – volumi, necessità, opportunità – senza però tralasciare i vincoli di design: fattibilità, usabilità, rigore progettuale. L’esperienza è stata un arricchimento reciproco e si inserisce in quella attitudine alla sperimentazione e all’apertura – una sorta di think tank diffuso – che trova punti di contatto anche con la nostra rivista-libro “Inventario: tutto è progetto, e il progetto è dappertutto”.