Al Fuorisalone l'argilla che arriva dai residui dei lavaggi in lavatrice - CTD
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Il design e il tesoro nascosto nelle nostre lavatrici

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L’argilla tessile dello spagnolo Jorge Penadés, il silicone riciclato di Alessandro Ciffo. Al Fuorisalone sono di scena scarti e rifiuti

L’ultima scoperta è che nelle nostre lavatrici (dopo la centrifuga) si nasconde un tesoro: polveri tessili, microscarti di tessuto prodotti dai lavaggi che, debitamente lavorati, si trasformano in una sorta di argilla dalle qualità simili a quelle del sedimento terrestre. Con la differenza che Texile Clay – il nome di questo materiale – non si estrae dalla terra, e dunque non pesa sulle sorti del Pianeta. In più, l’argilla tessile vede la luce senza bisogno dei forni ad altissima temperatura da cui viene al mondo la ceramica.  

Jorge Penadés alle 5Vie, Luca Gnizio al Superstudio Maxi

Al Fuorisalone va in scena il design degli scarti. La ricerca di materie prime seconde è sempre stata un tema forte alla Design Week, ma quest’anno le iniziative del genere sembrano in aumento. Una sorta di ultima spiaggia progettuale che vede una serie di creativi talentuosi impegnati a svolgere il filo della sperimentazione sostenibile, nel tentativo di trasformare in mainstream il frutto di questo design autoprodotto. Non c’è soltanto l’argilla tessile di Jorge Penadés, il designer spagnolo che presenta Texile Clay in via Cesare Correnti 14, quartier generale delle 5Vie, e che già sei anni fa si era cimentato con Structural Skin, un materiale simile al legno realizzato con residui e scarti dell’industria della pelletteria. Ci sono, per esempio, gli arredi di Luca Gnizio al Superstudio Maxi, pezzi come la sedia scultura ottenuta dal riciclo di scarti di terracotta, con le crepe che richiamano la terra arsa e vogliono essere un monito sul cambiamento climatico. “Gli scarti possono diventare bellezza e funzionalità. Non solo opere d’arte, ma nuove innovazioni ecologiche”, dice Gnizio, che infatti ha in curriculum due brevetti sulla trasformazione dei residui di fibra di carbonio della BMW e della SGL Carbon Group.

 

Il silicone riciclato di Alessandro Ciffo e Sargomma

In dialogo con l’industria è invece Alessandro Ciffo, l’artista che da vent’anni modella il silicone dando vita a collezioni originalissime e che insieme a Sargomma, azienda piemontese specializzata nella produzione di gomme e plastiche per il mercato automobilistico, ha presentato, per il contest RoGUILTLESSPLASTIC® di Rossana Orlandi, un nuovo materiale nato anch’esso da scarti, Skin, una pelle destinata ai rivestimenti di interni ed esterni che nasce combinando gli scarti di silicone con gomme vergini. In particolare, gli scarti sono ottenuti dalla macinazione di stampi prototipali in silicone platinico (non tossico), a fine vita.

Obiettivo lusso

Ma dove si può arrivare, reimpiegando grazie al design quantità di rifiuti destinati altrimenti alla discarica? Penadés non fa mistero di puntare con i suoi impasti al mercato del lusso. Del resto, la resa dell’argilla tessile non ha nulla da invidiare a materie prime tradizionali, come potrà verificare con i propri occhi chi in questi giorni parteciperà a Looks Like Magic, la performance, a cura di Maria Cristina Didero, con cui Penadés mostra insieme al suo team il processo di produzione del materiale e delle collezioni di oggetti che da questo prendono vita.

Il primo passo è la ricerca degli scarti, che arrivano dalle lavanderie industriali, da dove escono come una sorta di polvere formata all’interno delle grandi asciugatrici. “Lo scarto tessile ha origine dal deterioramento o dal decadimento a cui le fibre tessili sono soggette quando vengono lavate, in modo particolare durante il processo di centrifuga delle lavatrici e delle asciugatrici”, spiega Penadés. “Questo non accade solo ai vestiti, ma anche alle lenzuola, alle tovaglie e a tutto ciò che è fatto di fibra tessile. Ricerchiamo lo scarto tessile all’interno dei filtri delle asciugatrici industriali delle grandi catene di lavanderia”. La polvere viene poi immersa in candeggina per un paio di ore e sciacquata con acqua pulita, quindi asciugata (per un giorno). Solo allora inizia il mescolamento (il materiale grezzo è unito a un legante, un agente inamidante liquido) e, finalmente, la modellazione con cui Penadés e il suo team danno vita a piatti, churros, sagome e antisagome, estrusioni, oggetti a mano libera: quelli che di qui a tutta la Design Week riempiranno gli scaffali e le mensole della sala al piano terra di via Cesare Correnti 14.

Quali sono i vantaggi dell’argilla tradizionale? “In primo luogo, non c’è bisogno di estrarre nulla dal nostro pianeta. Usandola, riduciamo al minimo il consumo di energia: non abbiamo bisogno di cuocere e/o smaltare gli oggetti per trasformare questo materiale in qualcosa di completamente funzionale. I forni per la ceramica consumano molta energia a causa delle alte temperature che devono raggiungere per funzionare. Nel nostro caso, il materiale Texile Clay ha solo bisogno di asciugare per diventare utilizzabile”. 

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