Siamo a metà del Fuorisalone 2021, guida agli eventi più belli e da non perdere - CTD
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Paolo Casicci

8 Settembre 2021

Siamo a metà del Fuorisalone 2021, guida aggiornata agli eventi più belli

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Le installazioni e le mostre più interessanti da vedere fino a venerdì

Siamo a metà della Milano Design Week. Ecco una guida aggiornata delle mostre che più abbiamo apprezzato, dopo la prima pubblicata la settimana scorsa.

Edra e Jacopo Foggini, magie di plastica in interno barocco

L’allestimento di Edra al piano nobile di Palazzo Durini Caproni di Taliedo, in via Durini, ha tutto quello che serve per rapire il pubblico della Design Week: una location da sogno perfetta per innescare il corto circuito tipico di quando il (buon) design incontra un edificio storico, con tanto di  scalone d’onore in marmo rosso di Verona e sale affrescate dai principali artisti lombardi del Seicento. All’interno, la collezione A’mare di Jacopo Foggini, il mago del metacrilato, è tutta da vedere, con le stecche in plastica lavorate a mano una per una e i giochi di trasparenze che spezzano la continuità con la sala. Imperdibile.

Il Buio oltre la luce, la poesia di Davide Groppi

Buio, Utopie di lice, l’installazione di Davide Groppi nello spazio del brand in zona 5Vie, è l’esempio perfetto di che cosa succede quando un marchio decide di sfruttare il Fuorisalone per raccontare una storia anziché concentrarsi sul prodotto. Che qui non c’è affatto. Al centro della mostra ci sono infatti sette creazioni di luce concepite da Groppi nell’anno e mezzo di emergenza pandemica come un omaggio ad altrettanti maestri di mondi diversi, dall’illuminazione (Ingo Maurer) alla musica (John Cage), passando per la scultura (Alexander Calder), il design (Achille Castiglioni), la pittura (René Magritte e Yves Klein), l’arte (Fausto Melotti). Durante il percorso al buio, raccolto e poetico, è bello ritrovarsi a inseguire piccoli Led impazziti che disegnano traiettorie nell’aria. O scoprire la dialettica tra luce diffusa e luce riflessa. “Sono lavori di libera fantasia”, spiega Groppi, “negazioni della funzionalità e della razionalità”.

Tellurico alle 5Vie, il tempo è la cosa più preziosa per un designer

Al cortile della Siam, zona 5Vie, Tellurico, il nome dietro il designer Francesco Pace, mette in scena in maniera semplice ma non banale il valore del tempo, ovvero la cosa più preziosa per un designer (e non soltanto per lui). Per tutta la Design week, Tellurico ha ricavato oggetti da blocchi di legno. Una performance live che accende la riflessione sugli aspetti economici del lavoro creativo, mentre il cortile si riempie di trucioli e i blocchi di legno assumono nuove forme.

Gio Tirotto e FBS Profilati, l’anima digitale delle cose

Abbiamo raccontato tempo fa qui la storia di FBS Profilati e di come l’art direction di Gio Tirotto stia valorizzando, attraverso nuove linee e installazioni, il patrimonio di questa azienda protagonista del design italiano al fianco di marchi blasonati. L’ultima tappa, Too Cook, va in scena da Hus in via San Fermo (Brera) e mette insieme, in maniera originale, fisico e digitale. Sopra il tappeto argentato della polvere di alluminio proveniente dagli scarti di lavorazione, appaiono tre oggetti inclassificabili che svelano la propria funzione solo dopo che, puntato il cellulare, prendono forma con la realtà aumentata per raccontare che cosa succede in cucina davanti ai fornelli (niente spoiler, l’installazione va vista). Too Cook è interessante perché se ne esce con la consapevolezza che gli oggetti hanno un’anima digitale che spetta a noi trovare. Oltre a suggerire modalità d’uso delle tecnologie. L’ambiente digitale – parte integrante dell’assetto scenico dell’opera – è stato progettato dai creativi di SUUN Studio.

Dior a Palazzo Citterio, 17 designer per una sedia

Diciassette tra designer e artisti, da Pierre Yovanovitch a India Mahdavi, da Nendo a Martino Gamper, reinterpretano la celebre Medallion Chair con lo schienale ovale stile Luigi XVI, simbolo di stile e di “pariginità”. Poco da aggiungere: qui tutto vale la visita, il contenitore (Palazzo Citterio) e il contenuto.

Il paesaggio effimero di Marcin Rusak

“Cosa è più desiderabile: un oggetto deperibile con cui sviluppiamo
una relazione breve, intensa e veramente personale, o qualcosa che dura fino a quando non iniziamo a perdere interesse? Gli oggetti che non durano, di solito, hanno il potere di tenerci interessati alla loro evoluzione. Il cambiamento riflette la natura delle nostre vite in cui la trasformazione è inevitabile e desiderabile”. Marcin Rusak è un artista e designer polacco con una storia tutta da raccontare. Cresciuto in una famiglia proprietaria di un vivaio poi dismesso, scopre da studente del Royal College of Art che quel patrimonio naturale gli era in qualche modo cresciuto dentro. Le sue creazioni sono una miscela di elementi vegetali trattati e fissati in un fermo immagine che prova a raccontare ciò che accade alla natura in quel tempo sospeso che sfuma lentamente fino al decadimento. L’emozione dell’ineluttabile che si mostra nella sua bellezza tutta da indagare. Unnatural Practice da Ordet in via Adige 17, a cura di Federica Sala.

Ecal, studenti in cattedra (e smartphone formidabili)

Studenti in cattedra. Letteralmente. Presenza fissa (e sempre di qualità) alla Design Week, gli allievi dell’Ecal di Losanna quest’anno hanno dato il meglio con una mostra (a Spazio Orso 16, Brera) ironica e leggera ma allo stesso profonda sulla dipendenza da smartphone, degna di uno studio creativo navigato. Fantastic Smartphone fa riflettere ma senza indulgere nel moralismo. Imperdibile la galleria di video con le trovate che aiutano a usare meno il cellulare, dalla cordicella segna tempo al vano porta-telefonino da dove è impossibile prelevare l’apparecchio a meno di notifiche urgenti, fino allo scacciapensieri da applicare sul retro dell’apparecchio dimenticando il lato a del device. E poi i bracci meccanici che scattano selfie con il selfie stick, consigli per risparmiare tempo sulle app di incontri, strumenti per falsificare i propri dati sanitari tramite bot, il balletto dei feed Instagram e molto altro.

Convivium, oggetti in marmo per la tavola contemporanea

Il punto di partenza è il marmo di Marimar, azienda specializzata nella vendita di lastre. Ma Convivium, a cura di Davide Colaci, non è solo una mostra di prodotti (ospitata da Design Republic). Dieci designer (Analogia project, Eligo Studio, Federico Angi, Giorgio Bonaguro, Gustavo Martini, Flatwig Studio, Maddalena Selvini, Matteo Agati, Philippe Tabet e Ronald Sasson) hanno definito una sorta di nuovo paesaggio della tavola, a volte surreale, provando a esaltare il momento della condivisione. Valgono la visita Cupola di Giorgio Bonaguro, un piatto porta pane realizzato in marmo portoro e paglia di Vienna, omaggio agli archetipi delle cupole italiane. Ma anche Due di Federico Angi, un piatto di travertino semplice, un disco pensato per essere un centrotavola o una forma scomposta di un tagliere o di un vassoio. E poi Vues du Ciel di Philippe Tabet, una coppia di vassoi e una saliera per la tavola, e ancora Tovaglia di Analogia Project, che portano in una collezione di piatti rosso Francia, rosa perlino e biancone. il pattern quadrettato delle tovaglie da osteria. Spiega Colaci: “Gli oggetti si sono trasformati e oggi l’idea di incontrarsi intorno a un tavolo ha una valenza del tutto inedita. Ogni designer che ho chiamato a progettare con le pietre e i marmi di Marimar ha risposto in modo differente, lavorando sul tema del rituale, del cibo, della condivisone, ma tutti hanno dato alla materia una forza simbolica e metaforica evidente”.

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