Giacomo Moor, una scatola magica per portarsi a casa l'ufficio | CieloTerraDesign
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Giacomo Moor, una scatola magica per portarsi a casa l’ufficio

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La Design week del principe del legno che a Milano si divide tra quattro collezioni

E’ uno dei talenti italiani più celebrati in patria e all’estero. Giacomo Moor, milanese, classe 1981, incarna l’esempio perfetto del design che incontra l’alta manifattura. Il legno è il suo mondo e la sua arte, nell’atelier di via Padova fa convivere perfettamente artigianato e design. Un laboratorio in cui Moor permette al cliente di seguire giorno dopo giorno, nella stessa struttura, l’evoluzione del prodotto, dalla progettazione alla lavorazione e alla finitura. Moor ha smesso presto di essere una promessa per diventare una realtà affermata che, in questa design week, porta una serie di progetti importanti.

Partiamo dai tuoi progetti a questa design week.

Vapore è una collezione di cinque mobili che indaga l’antica tecnica della curvatura a vapore del massello, e si può vedere alla Galleria Luisa Delle Piane, in via Giuseppe Giusti 24 dal 6 aprile. Ghostwriter per Acerbis è un volume misterioso che, grazie a un sofisticato sistema di aperture, svela in realtà una scrivania con accessori pensata per portare in casa l’ufficio. Lo espongo al Salone, Hall 7, stand h23. Poi c’è Dimora, realizzato da Emmemobili, un armadio che, una volta aperto, diventa uno spazio intimo e personale dove stare e pensare: è alla Mediateca S.Teresa in Via della Moscova 28. E infine Bimyou, letto in bamboo, costruito unicamente con incastri per Fabricatore. Si può vedere in via Borgospesso 24″.

Che cosa ti aspetti in generale da questa Milano Design Week?

“Mi aspetto di vedere non solo prodotti ma storie e percorsi non necessariamente legati al mondo delle aziende e del prodotto. Le cose che più mi sono rimaste dalle passate edizioni sono edizioni per gallerie o progetti dedicati a luoghi o eventi specifici”.

Salone o Fuorisalone, dove non mancare?

“Entrambi, si tratta di due situazioni molto diverse: una istituzionale, legata al mondo del prodotto, l’altra più trasversale aperta a gallerie, collettive, installazioni e allestimenti”.

Due nomi da seguire?

“I Formafantasma, che allo Spazio Krizia presentano una serie di lavori e in Fiera i prodotti per Flos.
Esempio concreto di come una ricerca personale meticolosa possa sfociare in un prodotto industriale.
E poi Paul Cocksedge per Friedman Benda in collaborazione con Beatrice Trussardi alla Fondazione Luigi Rovati, un collezione di cinque mobili realizzati con i resti degli scavi provenienti dai detriti del suo studio”.

Descrivici la tua giornata tipo alla design week.

“Sveglia molto presto per arrivare in studio e potermi dedicare almeno un paio di ore all’organizzazione dei lavori in corso, poi in giro a visitare una selezione di eventi in città o in Fiera. Si tratta di una settimana sicuramente piena e quindi con degli orari diversi dal solito. Durante l’anno vado a letto molto presto la sera quindi al Salone vivo in una sorta di perenne jet lag…”.

Due locali che consigli?

Copa Cabana in Ripa di Porta Ticinese-Darsena, buonissima temakeria, e l’intramontabile Bar Basso, la Milano del Salone”.

La più grande scoperta che hai fatto al Salone o al Fuorisalone?

“Un luogo: Piazza Gorani, che quest’anno ospita Foyer Gorani, curato da Federica Sala. La piazza, appena ultimata, riqualifica un punto di Milano di una bellezza straordinaria, assolutamente sconosciuto ai più”.

L’oggetto più bello che hai acquistato alle design week?

“Non compro durante l’anno, le possibilità che questo avvenga in una settimana come il Salone sono bassissime, se non inesistenti”.