Gianpaolo Venier: da Milano vi faccio accomodare in Grecia | CieloTerraDesign
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Gianpaolo Venier: da Milano vi faccio accomodare in Grecia

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Il Salone visto dal designer flâneur che abbatte il confine tra indoor e outdoor

Designer, direttore creativo, talent scout di raffinati artigiani scovati in giro per il mondo, spirito flâneur di chi si divide tra Milano – studio in via Tortona – e New York, dove ha curato, tra le altre cose, gli interni di un appartamento nella Trump Tower e di una villa a Brooklyn. Gianpaolo Venier è forse il più cosmopolita tra i designer italiani. Come le sue collezioni al Salone 2017 dimostrano benissimo.

Partiamo dai tuoi lavori, specialmente sedie, per il Salone: ce ne parli?

“Iniziamo da Greta per Airnova. Mi piacciono le cose semplici e con un equilibrio naturale: è ciò che abbiamo cercato di fare con questo progetto. Abbiamo pensato a Greta come a una famiglia di prodotti che nasce per offrire una risposta all’elegante informale. L’abbiamo voluta sobria e semplice, ma abbiamo usato materiali di altissima qualità come i velluti di Kieffer by Rubelli. Le varianti colore sono poche ma ben equilibrate, oserei dire raffinate, hanno un carattere ben connontato nello chic informale senza essere minimali”.

E poi c’è la collaborazione con Mia, che materializza il tuo rapporto con la Grecia. 

“Sì, Mia è una storia greca. Amo la Grecia e le sue isole, Mia mi ha chesto di progettare una linea di mobili per il contract alberghiero, con una forte connotazione outdoor. Abbiamo pensato che Grecia è sinonimo di vacanza e di approccio informale libero, così tutti i prodotti sono in tek e intreccio, in modo tale da poter essere utilizzati per indoor e outdoor. Crediamo che il confine tra dentro e fuori vada abbattuto in nome dell’informale. Con Mia, inoltre, stiamo preparando una sorpresa che sveleremo a breve”.

Viaggi tantissimo, come sanno bene i tuoi follower sui social. Il viaggio più bello di quest’anno?

“Amo viaggiare, è vero, trovo sia un privilegio del mio lavoro, ed è anche la mia missione: cercare, scoprire oggetti, artigiani, materiali… Imparare come vengono realizzate le cose tipiche dei luoghi che visito. E’ una ricerca continua, ossessiva. Ho amato moltissimo alcuni villaggi dell’India al confine col Pakistan: non li conoscevo e mi sono imbattuto in un mondo delle meraviglie, dove ci sono artigiani che lavorano con perizia, lentezza e con grande attenzione al valore del loro lavoro. Meraviglioso!”.

Che cosa ti aspetti da questa Design week, non solo per il tuo lavoro?

“Mi aspetto tanto colore, a Milano ci si racconta dopo un anno di lavoro e di grande fatica. E’ una pausa di riflessione. L’atmosfera in città è sempre carica e quest’anno mi sembra che regni l’ottimismo”.

Salone e Fuorisalone, dove andare e perché?

“Partiamo da Euroluce: mi sembra interessante l’importanza che sta prendendo il mondo dell’illuminazione, inteso alla lettera nel senso di mondo della luce. Mi affascina soprattutto il rapporto con l’architettura, è una tappa che non mancherò di fare nelle mie visite. Il Fuorisalone è un grande blob, un’incognita i cui punti di forza si formano di giorno in giorno nei mesi prima. Non vorrei basarmi, per le scelte, su cio che già conosco, ma scoprire quanto non so e lasciarmi sorprendere. Sarà quella la mia ricerca”.

Qualche nome da seguire?

“Direi l’arte contemporanea in generale, credo che la relazione tra questo mondo e il design sia ancora forte, i temi di riflessione sono trattati senza logiche di mercato immediatamemte legabili al circuito del design e trovo tutto questo molto interessante”.

La giornata tipo della prossima settimana?

“Ah, la giornata tipo! Te la racconto così. Gli impegni e le cose da vedere sono chiaramente moltissimi, in studio abbiamo riempito un’agenda che scandisce molto bene ogni momento. Sveglia alle 9 con colazione abbondante: la giornata sarà lunga e quindi meglio affrontarla ben nutriti. I primi due giorni al Salone fin dall’apertura, nei due stand con i nostri prodotti. Lì incontriamo i clienti ed è un momento di confronto importante. Non c’è tempo per il pranzo, si va subito al Fuorisalone e agli appuntamenti di lavoro. Dalle 18 gli eventi a invito, le inaugurazioni e dalle 21 le cene. Sabato e domenica sono riservati allo scouting. Le giornate sono lunghe, lunghissime, ma elettrizzanti”.

Locali da suggerire?

“Diciamo che è necessario trovare luoghi di pausa dove il rumore cessa, il tempo si ferma e la frenesia rimane fuori dalla porta. Amo l’Arabesque, un luogo raffinato con musica di qualità e non eccessiva, cibo ricercato e un bookshop con una selezione di libri unica. Poi l’Hotel Senato, altro posto che amo, dove fare aperitivo e cena con prodotti selezionatissimi in un piccolo giardino nel cuore di Milano”.

La più bella scoperta umana durante le tue Design week?

“Non faccio i nomi per riservatezza. Senz’altro la bellezza dei rapporti a lungo termine con alcuni dei nostri clienti. Ho incontrato persone con cui ho lavorato ma anche condiviso momenti di divertimento. Divertirsi sul lavoro è una condizione da perseguire, l’ho imparato di recente: alza il livello dei rapporti umani e abbatte le distanze”.