I gioielli di Anna Barbara per SenseLab, un manifesto a favore delle migrazioni - CTD
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6 dicembre 2018

Il design di Anna Barbara è un manifesto politico a favore di tutte le migrazioni

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I gioielli Mare Nostrum con il marchio SenseLab nati da oggetti e detriti restituiti dal Mediterraneo

Con Anna Barbara, founder dello studio SenseLab e docente alla Scuola di Design del Politecnico di Milano, sarebbe facile parlare di creatività e bellezza, ma il discorso, partito dalle sue ultime collezioni di gioielli, scivola presto sui temi dell’attualità come ecologia e migrazione, cui Anna s’è ispirata.

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Dalla collezione Mare Nostrum di SenseLab, Anna Barbara

Dagli scarti e dall’inutilizzato, la designer ha estratto stile ed eleganza: mattoni, pietra di cava, detriti spiaggiati decontestualizzati dai luoghi in cui vengono raccolti tornano in altre forme carichi di valore. Dal mattone sezionato al vetro soffiato, dal feltro alla lente d’occhiale per ottenere anelli, collane, pendenti e orecchini. Sensibilità e riuso sono le linee guida delle serie.

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Dalla collezione Mare Nostrum di SenseLab, Anna Barbara

C’è Dea, una raccolta di lenti smarrite che hanno perso di vista la propria gemella e si ritrovano inanellate in una sequenza di gradazioni che rendono la collana come fosse un occhiale a più occhi. C’è Econarciso, gioielli prodotti/tagliati da mattoni freschi, frammenti di architettura da indossare.

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Dalla collezione Econarciso di SenseLab, Anna Barbara

C’è Lcflowerpot, vasi/anelli in vetro soffiato per ospitare piccoli bouquet da dito. Ci sono i Gioielli negativi realizzati con scarti industriali, rimanenze di fustellature di fogli di feltro, perché lo stampo o il calco è più eloquente e prezioso della forma positiva che ha generato. E ancora i Gioielli temporali realizzati con pietre da cava i cui fori per l’innesto dell’esplosivo ospitano riccioli metallici che provengono da scarti edili industriali.

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Gioielli temporali di SenseLab, Anna Barbara

E infine c’è Mare Nostrum, un vero manifesto politico a favore di tutte le migrazioni, con Rosita, gioielli realizzati in vetri marini e oggetti imbrigliati nelle reti dei pescatori, Titanic, monili realizzati con pezzi di lampadari ritrovati in spiaggia, provenienti da navi da crociera del secolo scorso, e Migrante, con detriti portati a terra dal mare, in grado di restituire un valore superiore alla loro origine primaria, perché qualsiasi viaggio è un valore aggiunto, chi sbarca – sostiene Anna Barbara – ha un valore superiore rispetto a chi salpa.

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Dalla collezione Mare Nostrum di SenseLab, Anna Barbara

Ri-significare è impreziosire un oggetto ritrovato. Tutto il progetto è giocato sulla fragilità e sull’attenzione che dobbiamo porre nei gesti che compiamo. Un piccolo anello di vetro con acqua e fiori ci impone cura, garbo, gentilezza.

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Dalla collezione Lcflowerpot di SenseLab, Anna Barbara

Perché questo interesse per la fragilità e la gentilezza declinate con il design?

“Viviamo un momento storico di volgarità, di gente che sbraita, di incitamento alla cattiveria. Ecco, sono tutti disvalori che trovo inutilmente faticosi e pericolosi. Mi piace pensare che si progetta anche per far pensare, per cambiare posture non solo fisiche, ma anche culturali, per costruire prossimità, dolcezza, meravigliosa normalità. I miei oggetti sono strumenti per esercitare quelle parti di noi che vogliono farci atrofizzare. Credo che queste due parole, fragilità e gentilezza, siano alcune delle maniglie a cui aggrapparsi per salvarci come umani, in grado di tenerci uniti e sensibili. Questa sovraesposizione che teatralizza le nostre vite porta a immaginari che devono essere straordinari nel bene e nel male, porta a tifoserie di like o dislike, porta a emoticon che dovrebbero occludere le emozioni. Per questo trovo l’esercizio della gentilezza una pratica di umanità importante, la fragilità una qualità poetica della bellezza profonda”.

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Dalla collezione Mare Nostrum di SenseLab, Anna Barbara

È partendo dalla fragilità che arriva al tema dei migranti e del Mare Nostrum o è la riflessione sui migranti che l’ha spinta verso il tema della fragilità umana?

“La fragilità è una qualità dell’umanità, della terra, del mare… Il tema dei migranti è un urlo, ha a che fare con la paura, con l’ignoranza, con l’ingiustizia, con la sperequazione. Io sono nata in Calabria, terra di emigranti e immigrati… di imbarchi e di sbarchi… un flusso continuo da centinaia di anni. La Calabria è un polmone da cui partono ogni anno migliaia di persone e altrettante ne arrivano, da sempre. Una foto delle mia famiglia vede una nonna bionda e altissima di esplicito Dna normanno e un nonno scuro, baffuto, basso, con capelli ricci da moro… Non esiste famiglia in quel pezzo d’Italia, ma mi verrebbe da dire in tutto il Paese, che non abbia migrato da e per qualche terra. Quello che arriva dal Mediterraneo per noi è sempre stato un futuro possibile, mai un’invasione. Il Mediterraneo porta ricchezza, anche quando ci riporta un manico di padella, un frammento di piastrella moresca, o un barcone d’immigrati. A me i migranti sembrano raccontarci di una geografia accartocciata dalla finanza e dai mercati che avvicina e allontana secondo logiche disumane alcuni punti, e ne fa sprofondare altri inesorabilmente. Ecco, forse a questo volevo riferirmi”.

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Dalla collezione Dea di SenseLab, Anna Barbara

Quanto incide il lavoro di insegnante nell’approccio al design?

“Essere docente al Politecnico, nella Scuola di Design, è un dono per me. Perché negli ultimi anni della mia vita ho capito che la cosa più utile che posso insegnare ai ragazzi è a farsi delle domande, senza avventarsi a cercare facili risposte. La rete è piena di formule pre-confezionate, alcune anche ottime. Qualche settimana fa, in concomitanza con lo sgombero definitivo delle case sotto il Ponte Morandi di Genova, ho dato ai miei studenti come esercizio di disegnare cinquanta scatole e prendersi due ore per riempirle (idealmente) di oggetti della propria vita. Non era chiaramente un esercizio di stile, era quanto stava succedendo a Genova, agli sgomberati, mentre noi eravamo a lezione. Ecco. Se sei un progettista allora devi sempre pensare alle storie che possono accadere, a creare luoghi e non semplici spazi, a ragionare anche con i corpi fisici che non sono solo il tuo, ma anche quello di tua nonna, del compagno di tuo figlio, della signora che pulisce e del senzatetto che dorme la notte appollaiato sotto ad un cartone, proprio sul pavimento che hai progettato. La distanza tra me e i miei maestri non era così enorme come quella tra me e i miei studenti. Insegno a studenti di ventuno nazionalità diverse, una ricchezza già solo trovare significati condivisi. A me sembra un regalo straordinario quello di insegnare alla prima generazione di nativi digitali: progettano con dei modelli mentali diversi dai miei, hanno protesi da cyborg, vivono intrecciando reale e virtuale senza discontinuità, stanno qui e altrove nello stesso momento, senza che un mondo escluda l’altro. Insegnare oggi significa usare tutti gli strumenti a disposizione, per aumentare il dialogo, lo scambio, per progettare nuovi paradigmi… Per indossare molte identità, insomma un punto di osservazione e azione assai privilegiato”.

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Gioielli negativi di SenseLab, Anna Barbara