Giulio Iacchetti in Ciociaria per unire artigianato e design (con un'idea di mercato) - CTD
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Paolo Casicci

12 ottobre 2019

Giulio Iacchetti in Ciociaria per unire artigianato e design (ma con un’idea di mercato)

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Con il progetto MÒSHÌ il padre di Internoitaliano dà un destino commerciale a ciocie e zampogne ridisegnate in chiave contemporanea. Provando dove altri spesso falliscono

Parole come identità e tradizione sono frequentissime nel design contemporaneo. Insieme, alludono alla possibilità che i creativi prendano per mano una serie di oggetti espressione di un territorio e li portino sul mercato dopo un “bagno di design”: un processo, cioè, che faccia decantare gli aspetti più folkloristici e renda quegli oggetti esteticamente apprezzabili e funzionali, dunque spendibili sul mercato, ma sempre con il marchio immateriale del territorio da cui arrivano.

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Il più delle volte, i progetti di questo tipo sono frutto di operazioni di marketing e comunicazione che, per quanto sofisticate, falliscono all’ultimo miglio, il più delicato, quello in cui le collezioni, belle e di design, da testimonial culturali della terra a cui appartengono devono trasformarsi in prodotto di mercato, e sul mercato giocarsi le carte che, insieme, tradizione e design gli hanno portato in dote.

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La nuova sfida di Giulio Iacchetti in questo terreno scivoloso fatto di identità, tradizione e aspirazioni commerciali promette di riuscire là dove finora in pochi ce l’hanno fatta, ovvero realizzare oggetti che siano fortemente connotati dal territorio da cui provengono, che in questo caso è la Ciociaria, ma che abbiano anche uno sbocco di mercato.

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Il progetto si chiama MÒSHÌ, che in ciociaro vuol dire “adesso sì”, è a cura di Paolo Emilio Bellisario, architetto di Nine associati, e promosso dall’Azienda speciale internazionalizzazione e innovazione della Camera di Commercio di Frosinone. Nel gruppo anche una giovane casa editrice ciociara, Iam Edizioni.

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Che cosa è, dunque, MÒSHÌ? Alla fine dello scorso maggio, Iacchetti, scelto dagli altri protagonisti del progetto perché considerato il più adatto a legare design e tradizione locale, ha esplorato per tre giorni in Ciociaria le forme archetipiche di utensili e suppellettili realizzati con i materiali e le lavorazioni propri della tradizione laziale, gli oggetti che esprimono in modo chiaro e inequivocabile lo spirito di quella terra.

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Guidato dai creativi locali e dalle conversazioni con artigiani, ceramisti, pellettieri, falegnami, il designer ha scelto di sviluppare quattro filoni di ricerca e produzione di manufatti significativi per il territorio e con un potenziale internazionale.

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Giulio Iacchetti nella bottega di uno zampognaro

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Il primo filone nasce dall’incontro con il mondo contadino delle anfore in terracotta e rame, la cannata e la conca. Il secondo prende corpo in un laboratorio di campanelle in ceramica ad Arpino, gli altri nella bottega di un giovane calzolaio esperto di ciocie, le antiche calzature in cuoio, e a Villa Latina dove si realizzano le zampogne ciociare.

Il valore aggiunto di questo progetto è che stato pensato anche lo sbocco di mercato possibile. Non si tratta, cioè, di una operazione di marketing o di immagine, né di design del pezzo unico destinato a finire nelle gallerie, ma in un circuito di vendita aperto

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MÒSHÌ è ora entrato nella fase di prototipazione e sviluppo, in cui Iacchetti e gli artigiani locali lavorano insieme. Ma perché questa accoppiata dovrebbe riuscire dove non sono riusciti altri? Non soltanto per la qualità dei protagonisti in campo, ovviamente. E non solo perché Iacchetti è il designer giusto per rileggere le forme locali e renderle contemporanee, muovendosi in quell’equilibrio delicato tra forza simbolica del territorio da un lato e funzionalità e immagine contemporanea dall’altro.

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L’altra ragione è che, fin da adesso, MÒSHÌ ha progettato il suo sbocco sul mercato. Gli artigiani ciociari, infatti, a collezioni pronte, entreranno nella rete di Internoitaliano, il brand diffuso ideato proprio da Iacchetti per valorizzare la tradizione manuale italiana. Le idee in campo prevedono infatti la nascita di un nuovo marchio di calzature, mentre le “zampogne contemporanee” saranno prodotte per gli istituti musicali e universitari. Previsto anche un concorso artistico internazionale per rileggere le storiche campanelle in ceramica. Insomma, tradizione e design sì, ma con una vocazione di mercato senza la quale la creatività resta testimonianza da catalogo. Né si tratta di disegnare sofisticati oggetti da galleria, pezzi unici o in limited edition. L’obiettivo è di provare a entrare, appunto, negli interni italiani con una presenza diffusa, popolare.

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