Street artist senza street, Giulio Vesprini: la scommessa sarà tornare a essere rilevanti - CTD
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Giulio Vesprini: lo smart working non è la soluzione, la scommessa per uno street artist sarà tornare a essere rilevante

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L’artista e curatore di Vedo a colori: usiamo questi giorni per capire come non lasciare fuori nessuno

Come cambia il lavoro di un urban artist al tempo della quarantena? Che cosa immagina o disegna un creativo abituato a misurarsi con lo spazio pubblico e con luoghi aperti alla socialità? Pensa a riconvertirsi o aspetta che tutto torni come prima del lockdown? Lo abbiamo chiesto a una serie di designer partiti dalla strada e che ancora hanno nella dimensione urbana il loro playground preferito. Nella seconda puntata, l’intervento di Giulio Vesprini

di Giulio Vesprini

“Non vi è maggiore disgrazia che l’esser condannati all’inattività”.

Adolf Loos apriva cosi il capitolo La mia Scuola di Architettura all’interno del libro Parole nel Vuoto.

Un testo che rileggo sempre molto volentieri e che trovo attualissimo per questo presente ma soprattutto per quello che verrà se non riusciremo a cogliere le varie occasioni di crescita che si presenteranno ai nostri occhi. In questi giorni così complessi e pieni di dubbi sul nostro futuro  (artistico), ho notato, in una rete internet più densa del solito, la nascita di una nuova comunità culturale capace di rigenerarsi e rispondere alla crisi mantenendo viva la condivisione di idee e progetti. Lo spazio è più o meno limitato, la fantasia messa a dura prova dai confini stabiliti; tutto il mondo dell’Impresa Cultura si interroga sul proprio ruolo che ahimè rischia ancora una volta di rimanere fuori da certe attenzioni come se questo settore contasse meno di altri.

Chi come me è abituato a gestire dal basso eventi, festival, progetti, associazioni e idee non può far altro che alimentare questa rete di iniziative artistiche e culturali online, spesso realizzate da colleghi, che guardano soprattutto all’aspetto umano messo a dura prova e a chi oggi resta a casa e spera che la cultura dello streaming non superi quella delle passate città in festa. Tutto questo potrebbe non essere sufficiente per la Street Art che nasce in precisi contesti outdoor. Far parte di una scena e muoversi all’interno della disciplina urbana non consiste solo nel dipingere un muro, ma significa anche vivere una città, fotografarla, conoscerla, uscire a cercarsi un muro o pensare a nuovi spazi per interventi compositi. Uno street Artist che non può accedere all’esterno perde completamente la propria dimensione.

Pensare a tutti quei muri dipinti in giro inosservati mi fa male; se penso al porto e al mio progetto Vedo a Colori mi rattrista molto, un deserto di colori, un museo vuoto non può esistere per la sua natura inclusiva e aggregativa. Se sottraiamo alla Street Art la sua principale vocazione sociale e di spinta verso l’esterno che cosa ne rimane? Un semplice esercizio di stile e domestico; una tela non è un muro, un bozzetto rischia di rimanere anonimo se non trova una superficie esterna, ma anche un muro di casa non ha lo stesso impatto…

In questi giorni leggo e scrivo molto, il lavoro è prevalentemente sulla realizzazione di sketches per i tanti festival ed eventi al momento sospesi, chissà quando si potranno fare?! Sto mappando tutti i murales realizzati nell’area portuale di Civitanova Marche e sto pianificando dirette su IG per il nuovo festival di arti visive che ho ideato nel 2019, Tabula Rasa-Visual Arts Festival, che si sarebbe dovuto svolgere a fine marzo, forse riusciremo a salvare tutto spostandolo in autunno, forse. Una delle prime perdite economiche per chi come me prova a vivere di cultura. Il primo marzo ho aperto il nuovo spazio Asinus in Cathedra, completamente rinnovato, uno studio creativo che sarà contenitore per le arti visiveed un laboratorio per la stampa d’arte, dovrò aspettare un po’ e nel frattempo sto organizzando i primi workshop che spero di realizzare in autunno.

Se sottraiamo alla Street Art la sua principale vocazione sociale e di spinta verso l’esterno che cosa ne rimane? Un semplice esercizio di stile e domestico; una tela non è un muro, un bozzetto rischia di rimanere anonimo se non trova una superficie esterna, ma anche un muro di casa non ha lo stesso impatto

Mi scrivono in molti per sapere come sto passando questo momento e partecipo volentieri a call tematiche e video interviste; mi fa piacere poter contribuire e lasciare aperta la ricerca, come con i ragazzi di Torino del Cerchio e le Gocce che hanno organizzato una raccolta di disegni in b/n da potere scaricare e colorare, progetto molto bello e adatto soprattutto ai bambini. In linea generale rifletto molto, passo intere ore lontano dal computer, trenta giorni a casa senza uscire è una strana dimensione a cui deve seguire per forza un’attenta riflessione sul nostro lavoro, sul nostro domani e sul concetto di smart-working che già lascia intravedere nuove criticità e che rischia di lasciare fuori da questa narrazione telematica parecchi soggetti. Penso alla scuola in ogni ordine e grado e ai lavoratori autonomi, alle partite Iva. La cultura ha bisogno di decisioni precise, oggi più che mai, lasciarla nell’indefinito porterebbe a sottoculture molto pericolose. 

 

LEGGI LA PRIMA PUNTATA DI STREET ARTIST SENZA STREET: MOTOREFISICO