A Londra c'è una piazza con le panchine ultrapop di Camille Walala -. CTD
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Roberto Clever

6 settembre 2019

Gli arredi urbani di Camille Walala e le altre installazioni del London Design Festival

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La carica delle opere rubascatti, dalla designer ultrapop a Martino Gamper passando per Kengo Kuma

L’esuberanza grafica di Camille Walala per il London Design Festival dal 14 al 22 settembre. Ci sarà anche la designer francese che da anni porta in giro per il mondo un’esplosione di colori ispirata a Memphis e al tribalismo, rielaborati in una chiave personalissima, tra gli autori delle installazioni rubascatti della rassegna britannica. L’opera di Walala è tra le più attese, destinata come è ad animare South Molton Street, nel cuore del West End, con una collezione di arredi urbani, panche e portapiante ultrapop come solo sa esserlo, con stile, Camille.

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Il set di dieci panche ha forme geometriche ed è accompagnato da fioriere – alcune autoportanti, altre integrate nella struttura delle panche – e da una serie di bandiere di grandi dimensioni che faranno capolino tra una vetrina e l’altra, trasformando l’area in un percorso all’insegna del colore. In pratica, un salotto urbano all’aperto. La Walala Lounge rappresenta un’ulteriore evoluzione del design di Camille verso la terza dimensione e oltre il decor. C’era già stata nel 2017 Villa Walala a Exchange Square, altra location della rassegna londinese, l’area giochi in plastica gonfiabile. Questa volta, la designer ha realizzato veri e propri arredi.

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Walala Lounge, l’installazione di Camille Walala alla prossima London Design Week

Walala non è l’unica autrice di installazioni che si preannunciano ad alto tasso di instagrammabilità per la prossima London Design Week. A Finsbury Avenue Square, il designer britannico Paul Cocksedge firma la scenografica Please Be Seated. L’installazione consiste in una serie di curve su (o sotto) cui i visitatori e i passanti possono sedersi, camminare, trovare riparo, aumentando la pedonalità in quello che è già il più grande quartiere di Londra car free. Un modo per animare la piazza senza ipotecarne gli spazi con strutture che impediscano di attraversarla.

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Please be seated di Pail Cocksedge

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Sam Jacob sta progettando invece un’installazione all’interno della grande entrata del Victoria & Albert Museum per evidenziare la necessità di ripensare il sistema globale dei consumi basato sulla plastica. Jacob e il suo studio sono stati selezionati di recente per trasformare l’ingresso del museo su Cromwell Road. Intitolata Sea Things, l’installazione prenderà la forma di un cubo speculare bidirezionale su larga scala sospeso sopra i visitatori con una grafica animata internamente. L’intento dichiarato è di emozionare e far riflettere sul ruolo che design e architettura possono avere nel progettare un mondo senza plastica.

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Sea Things di Sam Jacob

Bamboo Ring è un esperimento sul concetto di tessitura a cura di Kengo Kuma. Ispirata al John Madejski Garden e curata da Clare Farrow, la struttura a forma di ciambella – come un nido o un bozzolo – è stata creata intrecciando anelli di bambù e fibra di carbonio. Per Kuma, l’installazione deve suggerire l’idea di un’immersione armoniosa e leggera che fa leva sulle proprietà poetiche e di resistenza del bambù, usato tradizionalmente nell’architettura giapponese per la sua linearità e flessibilità e come simbolo di forza e rapida crescita. Il componente base della struttura – un anello di 2 metri di diametro – è costituito da strisce di bambù Phyllostachys edulis combinate, appunto, con la fibra di carbonio.

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L’opera in bambù e fibra di carbonio di Kengo Kuma

Il designer canadese Matthew McCormick allestisce alla British Gallery del V&A Museum l’opera Avalanche, strategicamente posizionata per colpire il pubblico in un passaggio molto frequentato. L’idea è di trasmettere il senso della caducità delle cose (e dell’essere umano) portando i visitatori in uno spazio poco illuminato e angusto, generando quasi un senso di intrappolamento e confusione attorno a un percorso incerto. Alle prese con la crescente oscurità del corridoio, i visitatori dovranno trovare da sé la via d’uscita. La valanga del titolo, spiega McCormick, vuole essere la metafora poetica dello shock che può innescare i cambiamenti sociali, impossibili senza la consapevolezza e l’agire del singolo.

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Avalanche di Matthew McCornick

Life Labyrinth, progettato da Patternity, ricorre a motivi geometrici evocandone i poteri curativi riconosciuti dalla notte dei tempi a questi simboli. Basata su una serie di labirinti a spirale tridimensionale, Life Labyrinth è una passeggiata meditativa che col suo monocromatismo rende omaggio alle geometrie dell’architettura della Cattedrale. Patternity ha anche preparato un vademecum per apprezzare appieno l’opera, le “linee guida per camminare nel labirinto della vita”, ovvero: sentiti libero di camminare nel labirinto da solo o con gli altri, osserva il cielo, senti il ​​sostegno della terra sotto di te, ascolta i suoni. E, ancora, non esiste un modo giusto o sbagliato di percorrere un labirinto, tutti i percorsi portano al centro. Infine, presta attenzione alla tua esperienza.

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A Coal Drops Yard va in scena infine Martino Gamper con Disco Carbonara, la falsa facciata di una discoteca aggiunta temporaneamente all’architettura di King’s Cross, tutta realizzata con materiali di scarto riciclati. L’installazione riproduce il villaggio “ambulante” immaginario costruito per impressionare l’imperatrice Caterina II dal suo amante Grigory Potemkin, durante il suo viaggio in Crimea nel 1787.

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Disco Carbonara, Martino Gamper