Fuorisalone 2021: guida emozionale (e dichiaratamente di parte) - CTD
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Paolo Casicci

31 Agosto 2021

Guida emozionale (e dichiaratamente di parte) al Fuorisalone 2021

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Al via il 4 settembre la Milano Design Week. Gli appuntamenti imperdibili tra location storiche e inedite

Comunque vada, sarà successo. E quel che succede non è mai neutro: lascia sempre un’impronta. Dopo un anno e mezzo trascorso a discutere di rilevanza e a profetizzare cambiamenti ineluttabili, tra fisico e digitale, il mondo del design è pronto a tornare dal vivo, e a farlo dove non potrebbe essere altrimenti. 

Il 4 settembre Milano apre le porte del Supersalone e del Fuorisalone, rilanciando nel mondo l’immagine di una città – e, forse, di un sistema – che ha tenacemente ribadito la propria volontà di esserci, non senza aver prima bruciato un presidente (Claudio Luti, dimessosi dal vertice del Salone per le incertezze sull’edizione della Fiera poi confermata in versione ridotta), macerandosi nel dubbio se fosse meglio cassare l’evento per la terza volta e rinviare tutto al prossimo aprile. 

Tra le domande aperte e i giusti entusiasmi della design community, ecco una guida alle centinaia di eventi in programma, scritta tentando di bilanciare tendenze mainstream e ricerca, nomi nuovi e presenze immancabili. Il filo è del tutto soggettivo, anche un po’ sentimentale, ma a suo modo onesto.

Esserci senza esserci: Antonio Aricò per Moooi

Si può essere protagonisti del Fuorisalone senza essere al Fuorisalone? Sì, se a mettere in scena questa presenza-non presenza è il profilo poetico e geniale di Antonio Aricò. Il quale, questa volta, incontra nientemeno che Moooi. Le note ufficiali raccontano che l’azienda fondata da Marcel Wanders ha invitato il designer “a creare una collezione per parlare dell’Italia e delle sue storie. La collezione appena lanciata sarà presentata su un allestimento in un ‘luogo immaginario’ durante la prossima Milano Design Week”. In pratica Aricò presenterà attraverso le sue storie su Instagram i tappeti e i cuscini che danno vita alla collezione Bisanto, sospesa, come è nel suo stile, tra sacro, folklore, popolare e design d’autore. “Come tutti sappiamo, stiamo vivendo un momento storico speciale per Milano e la scena del design. Per questo motivo, Aricò non sarà presente fisicamente a Milano ma mostrerà questa nuova collezione da un ‘luogo immaginario’ sul suo account Instagram @antonioarico”. Pochi designer come Aricò riescono a fondere sui social presenza, poesia, comunicazione e prodotto con genuinità e spessore, e dunque l’iniziativa non è lunare. In più, l’idea di guardare a Milano da lontano, e non da dentro il mucchio in un anno particolare, è il segno di una visione che promette sviluppi e non di una posizione episodica. 

Le nuove location, Alcova a Inganni e LOM 

Che cosa sarebbe la Design week senza il senso di scoperta continua che ogni anno alimenta la nascita di nuovi distretti e location? Certo, non sempre all’abbrivio e alle promesse di partenza seguono fatti all’altezza, eppure è impossibile immaginare un Fuorisalone perimetrato e topograficamente sempre uguale a se stesso. I margini labili sono nel Dna della rassegna. Che quest’anno presenta, almeno sulla carta, due novità da non perdere. Il primo – non in ordine di importanza – è la nuova location di Alcova in zona Inganni, un’ex area militare risalente agli anni Trenta del secolo scorso e dismessa alla fine dei Novanta, circondata da una specie di bosco urbano dove la natura ha fatto il suo corso. Lo spazio, carico di suggestioni, include un refettorio e una cappella ed è la nuova scommessa di Joseph Grima e Valentina Ciuffi che nel 2018, con le loro creature Studio Videt e Space Caviar, avevano lanciato Alcova ‘riscoprendo’ la ex sede abbandonata del panettonificio Cova. Designer indipendenti, e non soltanto, gli ospiti della location.

Si presenta, invece, già rimessa a nuova la location di LOM – Locanda Officina Monumentale, un edificio in mattoni rossi nato dall’idea dei soci fondatori – Andrea e Michele Borri, Alberto Trotta e Stefano Micelli – di dare vita a uno spazio destinato agli artigiani 4.0, alle piccole produzioni custom made con una profonda attenzione alla qualità e alla sostenibilità, in linea con i piani di sviluppo della Milano del sindaco Beppe Sala e della vice Cristina Tajani. La riqualificazione stessa dell’edificio è avvenuta con criteri di sostenibilità (dai mattoni recuperati dal cantiere al parquet svizzero composto con materiali di riciclo e finito con legname cosiddetto “morto in piedi”). I primi ospiti – D-house by Dyloan, punto d’incontro tra manifattura tradizionale e stampa 3D, Berto e la falegnameria 4.0 di Dibieffe – sono un enunciato chiaro della missione di LOM, che, peraltro, collocata com’è non distante dal nuovo ADI Design Museum, vicino al Cimitero Monumentale, si candida con la nuova ‘piazza’ del Compasso d’Oro a dar vita a una sorta di distretto denso di attività.  

D Studio: lo showroom degli showroom 

Il design per sognare: quello delle icone e dei maestri, delle case ambite. Il design high end, che si va a vedere e toccare negli spazi di vendita restituiti al pubblico dopo mesi difficili. D Studio che inaugura in via Durini è un unico showroom per tutti i marchi di Design Holding: B&B Italia, Maxalto, Azucena, Arclinea, Flos e Louis Poulsen. Un’operazione gemella a quella avviata con uno spazio identico inaugurato lo scorso giugno a Copenhagen. Chi entra in D Studio può arredare una casa per intero, grazie anche a un customer service mirato. Chi non compra, può vivere la visita come una gita al museo del design, tra poltrone di Gaetano Pesce e lampade di Achille Castiglioni, giusto per fare due nomi. In questa settimana anomala, con il Supersalone a Rho che trasforma la Fiera in un format più simile a un’operazione culturale che commerciale, gli showroom in città ri-conquistano una centralità inusuale. Diventando, come in questo caso, una destinazione: quasi un fine e non più soltanto un mezzo.

Lo showroom D Studio di Design Holding inaugurato a giugno a Copenhagen

Orografie, nuovo design per il tempo anfibio

Per spiegare la proposta di questo nuovo marchio siciliano che debutta a Palazzo Litta, usiamo le parole dell’art director Vincenzo Castellana, in occasione di EDIT Napoli, la fiera in cui Orografie si è presentato con un workshop aperto agli under 35: “Siamo immersi in un rumore assordante, fatto di un moltiplicarsi di oggetti e funzioni, alcuni dei quali inutilmente ridondanti e non perfettamente calzanti con i nostri bisogni. Troppe le tipologie desuete ancora utilizzate, nate per condizioni che non corrispondono al nostro essere diventati, appunto, ‘anfibi’, mezzi analogici e mezzi digitali. Orografie sono elementi che emergono da questa superficie confusa e diffusa per cercare una nuova chiarezza e un ordine sensato. Orografie, appunto, sono le emersioni che riconfigurano il nuovo paesaggio domestico”. Un design ibrido, dunque, quello proposto dal marchio che si affida alla grafica di Ko Sliggers e alle parole di Domitilla Dardi. Una collezione di arredi e oggetti firmati dal meglio della scena dei designer italiani under 40 e realizzati da maestranze siciliane. Da tenere d’occhio in particolare Segni, le sedute e panche di Lanzavecchia + Wai pensate per assecondare le mille evoluzioni della postura contemporanea.  

Martinelli Venezia per Orografie

Michael Anastassiades, il glossario di un maestro

Che cosa c’è di più emozionante che cogliere un maestro, autore di alcuni capolavori per Flos e Cassina, alle prese con i materiali e gli oggetti che fungono ora da strumento ora da suggestione? La Fondazione ICA Milano ha invitato Michael Anastassiades ad allestire una Glossary room, ovvero un display di oggetti accuratamente disposti che Anastassiades ha trovato in natura o selezionato nelle sue collezioni personali. Insieme formano una costellazione di oggetti che, posizionati l’uno con l’altro, diventano parte della sintassi del progetto. In un secondo spazio espositivo, disseminate da sole, in coppie o in piccoli gruppi, appaiono sculture luminose. La mostra, Cheerfully Optimistic About the Future, realizzata con la curatela di Alberto Salvadori, è anche l’occasione per vedere Anastassiades all’opera con un materiale come il bamboo, del tutto estraneo al suo design rigorosamente geometrico. Un maestro nel suo laboratorio, insomma.

Glossary Room, Michael Anastassiades. Foto Osma Harvilahti

Daan Roosegaarde, la lecture dell’Olandese Sognante 

Nell’anno di tante parole e riflessioni, anche le lecture possono avere un senso profondo, e non di semplice celebrazione o testimonianza. Se poi a salire in cattedra è Daan Roosegaarde, il creativo olandese per il quale qualsiasi definizione sembra sempre non bastare (Designer? Architetto? Artista?), allora vale davvero la pena sedersi un’ora e ascoltare che cosa ha da dire uno dei pochi visionari del progetto totale e interdisciplinare. Già il titolo della lecture, Prototyping the World of Tomorrow, promette bene, coerente com’è con la tempra e le capacità di un uomo che ha insegnato al mondo, tra le altre cose, a coltivare un campo di porri con i Led o a illuminare una piazza con i raggi anti-Covid. L’appuntamento è lunedì 6 settembre alle 18.30 al Supersalone. L’evento rientra nel cartellone di Masterly the Dutch, la rassegna del design olandese che anche quest’anno invade Palazzo Turati e Galleria Meravigli con le proposte di ottanta studi dei Paesi Bassi.  

Daan Roosegaarde di spalle nel campo coltivato a porri che ‘crescono’ grazie ai Led

Il design per cambiare, la lezione (in un film) dal Belgio

Dedicato a chi pensa davvero che il design possa, se non cambiare il mondo, quanto meno migliorarlo. Sarà perché, oltre al design, in questo anno e mezzo è mancato per un bel po’ anche il cinema, fatto sta che The object becomes, il cortometraggio di Alexander Humbert che racconta il design come approccio oltre la materialità degli oggetti, diventa quasi uno statement romantico. Le due proiezioni, il 6 e il 7 settembre al cinema Anteo, rientrano nell’ambito del programma Belgium is Design. E infatti dietro la scelta in cartellone c’è l’intuizione della curatrice Giovanna Massoni, che da tempo ci accompagna dentro la creatività di un Paese in cui le leve più giovani hanno imparato con ottimi risultati a confrontarsi in chiave open source con temi come la fragilità e l’emancipazione dal sistema industriale e dalla serialità. 

Dimorestudio, la vertigine del 900

Lo scriviamo a scatola praticamente chiusa, sulla base delle sole note stampa e senza aver visto un’immagine, ma gli allestimenti di Emiliano Salci e Britt Moran valgono da sempre la scommessa. Quest’anno, l’ascesa al secondo piano di via Solferino 11 sarà una vertigine con vista sul Razionalismo italiano, ovviamente arrangiato alla maniera di Dimore. Pezzi di Piero Portluppi, Marcello Piacentini (tre esemplari unici di divani a due posti ricoperti di seta realizzati per la sua residenza romana, la Villa Quota 110), Piero Bottoni, in dialogo con luci di Ignazio Gardella e Gae Aulenti, arredi di Nanda Vigo, ceramiche Bitossi, parati dipinti a mano de Gournay e, ovviamente, con le nuove collezioni di Salci e Moran. Nell’allestimento, dal titolo Past, Present and Future, la parte Future è rappresentata dalla riscoperta di Claudio Salocchi. Prendendo ispirazione da Casa Salocchi, abitazione privata dell’architetto costruita negli anni Settanta ed esempio unico di design moderno e di avanguardia per quel periodo, Dimore ha selezionato pezzi realizzati dal designer che vengono presentati insieme ad alcuni dei suoi oggetti decorativi e ad accessori personali dei creativi. L’utopia di Salocchi per una casa moderna e anticonformista diventa Free System, una collezione di progetti di illuminazione e di arredi imbottiti, firmati negli anni Settanta e Ottanta per il marchio Skipper. Dimoregallery ha attinto proprio alla serie Free System selezionando un letto matrimoniale interamente rivestito in Alcantara e presentato di fianco a una console Luigi XV del Diciottesimo secolo e in legno dorato.

Supersuperfici, ovvero che cosa vuol dire essere radicali oggi (come lo è stato Memphis)

C’è più di un motivo per andare a vedere all’ADI Design Museum Supersuperfici, the spirit of Memphis reloaded. Il primo è quello dichiarato dal titolo di questa mostra-laboratorio curata, nel quarantennale di Memphis, dagli art director di Abet Laminati, Giulio Iacchetti e Matteo Ragni. Ovvero rispondere alla domanda: che cosa vuol dire essere radicali oggi, nel 2021, come lo è stato Memphis, quando il movimento irruppe sulla scena del design e dell’arte, nel 1981? Di certo, non vuol dire riproporre lo stesso linguaggio e la stessa estetica resi celebri da Sottsass & Co. – i pattern, le palette audaci, l’ironia e l’antropomorfismo – imitarli per arredi da galleria che la storia ha digerito da un pezzo e che decine di artisti, grafici, illustratori e designer continuano a riproporre in chiave più o meno personale. Semmai, vuol dire mutuare la logica della radicalità e provare a pensare come Sottsass e gli altri avrebbero fatto oggi. Con esiti spiazzanti. Da tenere d’occhio, in particolare, il progetto di Panter & Tourron, totemico come certi pezzi di Memphis, ma in maniera assolutamente contemporanea. La seconda ragione per vedere la mostra (che conta su un’immagine coordinata a cura di Leonardo Sonnoli) è che, in una Design Week orfana del Salone Satellite, o comunque parca di iniziative dichiaratamente ‘giovani’, è l’occasione per vedere all’opera otto designer under 35 (Federico Angi, Agustina Bottoni, Antonio De Marco, Martinelli Venezia, Chiara Moreschi, Panter & Tourron, Mario Scairato, Zanellato Bortotto), alle prese con il brief radicale sottoposto loro da Iacchetti e Ragni. 

Leonardo Sonnoli per Super Superfici

Sedie per capire il mondo, da ADI per il Supersalone a Base

Non esiste sedia senza design, come non esiste design senza sedie. Questa volta, però, il tema più classico – e ineluttabile, scontato, brillante, noioso… – per i progettisti diventa il pretesto per indagare la contemporaneità, anche in chiave, perché no, politica. Due gli appuntamenti. In Take your seat, Solitude and Conviviality of the Chair – a cura di Nina Bassoli per l’ADI Design Museum, di scena al Supersalone a Rho, disseminata per quattro padiglioni e con una quinta sezione proprio al museo ADI – trenta sedie vincitrici del Compasso d’Oro dal 1954 a oggi diventano testimoni di come il design abbia veicolato linguaggi e contenuti attraverso i grandi cambiamenti della società e di come sia stato in grado di reagire ai nuovi paradigmi culturali ogni volta con nuove invenzioni e nuovi valori. A Base, invece, Matteo Guarnaccia presenta CCC (Cross Cultural Chairs), un progetto che analizza il contesto socio culturale attraverso, appunto, la sedia: otto modelli frutto di collaborazioni con altrettanti designer e artigiani provenienti dagli otto Paesi più popolati al mondo.

Golgotha Chair, Gaetano Pesce per Cassina

Golgotha Chair, Gaetano Pesce per Cassina

La mostra sulla sedia a Base a cura di Matteo Guarnaccia

Circolare, circolare: dalle 5Vie al Superstudio Maxi

Circolarità, sostenibilità, ambiente: sono parole e temi diventati popolarissimi in questi mesi di grande attenzione – almeno a parole – verso una progettazione più sensibile alle sorti del Pianeta. Accanto agli eventi dei marchi più blasonati, segnaliamo Looks like Magic dello spagnolo Jorge Penades: in via Cesare Correnti 14, headquarter di 5VIE, con la curatela di Maria Cristina Didero, Penadés utilizzerà live scarti tessili per dare vita a un nuovo materiale, mostrando tutte le fasi del processo in un laboratorio pop-up allestito per l’occasione. Ma ci sono anche gli scarti di asfalto e di altri processi industriali con cui Luca Gnizio realizza il tavolo, la sedia, un quadro e la lampada di Pandemicdesign per Superstudio Maxi, la nuova location di Superstudio in via Moncucco. Mentre nell’ex sartoria Biki che creava i vestiti per Maria Callas, Daniela Gerini e Carolina Nisivoccia danno nuova vita a scarti tessili con Lasciatemi Divertire! Da visitare per capire se il verde in casa – incluso quello per uso alimentare – è una moda, una pia illusione o una via realmente praticabile è Hang. Seeding the Future. In via Tortona 21, Daniele Fiori e Gruppo Building si concentrano sulle colture fuorisuolo come rimedio per delineare nuove modalità di vita. In un attico che ricorda una grande serra, sarà possibile osservare da vicino un laboratorio di coltivazione aeroponico.

Jorge Penades alle 5Vie

Pandemic design, Luca Gnizio al Superstudio Maxi

Hang. Seeding the Future a Tortona

Street art e design, in Brera spunta Tvboy

Prendi un’azienda che con discrezione e a testa bassa produce da oltre vent’anni un made in Italy di ottima fattura, figlio del distretto friulano della sedia. Affidane l’art direction a un designer cosmopolita. E, per il debutto in Brera, accostane gli arredi dai dettagli d’eccellenza a qualcosa di apparentemente molto lontano come la street art. Il risultato è Naturalis Artificium, il dialogo tra Airnova, marchio con base a Palmanova, e Tvboy, l’artista neopop che con i suoi strappi irriverenti ha trasformato la street art nella timeline delle cronache contemporanee. Il tutto orchestrato da Gianpaolo Venier, designer e interior con una lunga esperienza internazionale al fianco di Paola Navone e in solitaria. Un’idea e un allestimento originali per uno showroom che segna il debutto del marchio nel salotto del design milanese, e dunque mondiale. 

Showroom Airnova in Brera con opere di Tvboy, art direction Gianpaolo Vernier

Carlo Mollino in Triennale 

Gli arredi realizzati da Carlo Mollino per Casa Albonico, un progetto spettacolare e contemporaneo anche a distanza di quasi ottant’anni, vanno in mostra per la prima volta, nell’allestimento di Carlo Gandolfi, Studio Bunker. Il titolo, Allusioni Iperformali, scolpisce la cifra del più visionario, non incasellabile e virtuoso designer e architetto italiano. Poco da aggiungere, tutto da vedere. 

Medaarch, il codice estetico del design computazionale

Stampa 3D e design computazionale non sono certo novità dell’ultima ora, ma strumenti e approcci diffusi che però, tranne alcune esperienze  internazionali realmente cutting edge, non hanno ancora generato un codice estetico convincente. Al Superstudio Più, all’interno della sezione Discovering a cura di Fulvia Ramogida, il design di Medaarch dimostra che può esistere una via mediterranea alla manifattura additiva. La linea Mediterranea – sedie, chaise longue, vasi – è stata progettata con un approccio computazionale al design, attraverso l’uso di software di modellazione 3D. Il materiale impiegato è il Pla (acido polilattico) con addizione di colorante naturale. Il Pla è una bioplastica innovativa derivata dalla trasformazione di zuccheri presenti nel mais e altri materiali naturali, rinnovabili e non derivati dal petrolio. È biodegradabile e compostabile. Medaarch arriva a proporre Mediterranea forte dell’esperienza felice a Cava de’ Tirreni, dove ha sede, del Centro per l’artigianato Digitale, l’acceleratore che ha avviato decine di artigiani alle più moderne tecnologie di manifattura digitale, rinnovando in chiave contemporanea il modello della bottega manifatturiera alla base del saper fare italiano.

Nella foto grande in alto, Toiletpaper per piscina Cozzi. 

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