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Arredare vintage, 6 errori da evitare

Niente accumulo e paccottiglia, ecco il vademecum

Se avete cliccato questo articolo, c’è una probabilità altissima che amiate i mercatini delle pulci, che per voi non abbiano segreti i flea di tutto il mondo e le fiere dell’usato. Che programmiate i vostri viaggi in una grande città o in un borgo antico semplicemente perché sapete che lì, nel rigattiere di cui avete letto su internet, troverete foto d’epoca e bicchieri anni 70, specchi del primo Novecento e stampe polverose.

Diciamolo subito: se questo è il vostro identikit, è altissima anche la probabilità che, pur credendovi esperti, vi ritroviate la casa piena degli oggetti più improbabili. Che sulle pareti, la scrivania e i mobili in genere abbiate mischiato chincaglierie in abbondanza credendole, se non preziose, quantomeno di valore, ma che in realtà quegli oggetti, tutti insieme, siano una spanna sotto le piccole cose di pessimo gusto di gozzaniana memoria. Quella del vintage è un’arte. E, come tutte le arti, non si basa solo sull’estro di chi la coltiva, ma anche su una serie di regole da rispettare. Proviamo a indicarne qualcuna.

1 No alla paccottiglia

Il primo comandamento riguarda l’oggetto in sé. Possiamo considerare vintage un mobile o un complemento che abbia almeno vent’anni di vita e che già all’epoca in cui è stato prodotto aveva un valore, artigianale o industriale che fosse. Scegliere pertanto di abbellire la cucina con una tazza o un vaso che già al tempo in cui sono stati prodotti non valevano granché, non rende la casa vintage: la rende brutta.

2 No all’accumulo

Se è sbagliato schierare in bella vista una sola, brutta tazza, lo è ancora di più moltiplicarle sulle mensole, sul frigorifero, sulle ante dei pensili. Riprodurre all’infinito oggetti modesti non li trasforma per magia in preziosi: al contrario, rende il risultato ancora più impresentabile.

3 Cercate uno stile unico

Ipotizziamo che abbiate rispettato le prime due regole e centrato l’oggetto giusto. Che la caraffa per l’acqua, il portafoto, l’appendiabiti che avete pagato caro dal rigattiere o al mercatino siano valsi la spesa. Il rischio che rischiate di correre ora è di associare a questo pezzo un altro, nella stessa stanza, magari di valore, ma dallo stile completamente diverso dal precedente. Pochi mobili vintage, per fare un esempio, hanno il fascino di un sideboard in legno degli anni 50, ma se su quel sideboard collocate un oggetto facilmente connotabile come di un’altra epoca, avrete vanificato l’acquisto di due bei pezzi. In genere, applicate all’arredamento la regola che vale anche per l’abbigliamento: non più di tre colori. Se non avete ancora dimestichezza con la scelta e la disposizione dei pezzi, non è il caso di inseguire soluzioni patchwork che richiedono maggiore pratica.

4 Divieto di rottami

Vintage non è sinonimo di rotto o in cattive condizioni. È vero che un oggetto che risale indietro nel tempo porta con sé il valore di avere attraversato il tempo. Quel tempo, però, deve averlo attraversato indenne. Il valore del vintage risiede nella patina: una tazza scheggiata o un vetro rotto, purtroppo, hanno bisogno di un passaggio da un buon artigiano che sappia ripararli, laddove possibile. Potrete esporli, se proprio non riuscite a farne a meno, nascondendo il difetto, ma solo se non possono essere prelevati da un visitatore occasionale e solo se ne vale davvero la pena.

5 Vintage non è shabby

Un equivoco tanto ricorrente quanto grossolano è confondere vintage e shabby chic, alla lettera trasandato chic. Quest’ultimo è in realtà uno stile di arredo fatto di vecchi pezzi per lo più in legno e logorati, secondo una tradizione tipica delle case di campagna inglesi. Vintage e shabby chic non sono la stessa cosa, per cui avere un mobile shabby in un contesto non shabby non lo rende seducente, ma semplicemente da buttare.

6 No alla fretta

L’ultimo imperativo è forse il più difficile da rispettare. Prendete tempo, studiate. Anche se siete certi che qualcosa vi piaccia, assicuratevi che abbiate un contesto in cui calarla alla perfezione. Se al mercatino avete individuato dei concorrenti, e avete paura che vi soffino il pezzo, provate a bloccarlo lasciando un anticipo e chiedete al negoziante un paio di giorni per riflettere. Fate come Steve Jobs: il fondatore di Apple raccontava di avere arredato il suo primo appartamento con nient’altro che un pianoforte. Strumento che peraltro Jobs non suonava. Ma che gli piaceva esteticamente. Il resto venne dopo, con calma. E sappiamo tutti quanto l’estetica sia una componente essenziale nei prodotti della Mela.

Come in un film

Nella galleria fotografica vi proponiamo, invece, esempi di arredamento vintage ben riusciti. Per forza, direte: sono tutti mobili costosissimi. Certo, ma è una spesa che ripaga. Entrare in una di queste stanze è come essere catapultati in un film, in una sceneggiatura dove nulla è lasciato al caso e tutto è costruito per stupire. Imparerete a pensare alla vostra casa come a qualcosa su cui investire. Fate il calcolo di quanto avete speso per comprare tutti i pezzi brutti che avete accumulato e vi accorgerete che, con qualche decina di euro in più, uno di quei sideboard o di quelle lampade non sarebbe stato poi così proibitivo.

Foto da delightfull.eu, heyhomewrecker.blogspot.it e mydomaine.com

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