Gummy Gue, graffiti visionari al Coni
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10 luglio 2018

Gummy Gue, graffiti visionari al Coni

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L’artwork del duo siciliano partito con la campionatura della palette di Luigi Montanarini al Foro Italico

 

Chi segue il mondo dei graffiti ha imparato a conoscere Gummy Gue, al secolo Marco e Andrea Mangione. Il duo catanese fa parte di quella compagine non facilmente classificabile di creativi accomunati dalla capacità di spingere molto in là i confini del graffitisimo, in un punto in cui fino a qualche tempo addietro non era pensabile.

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Gummy Gue al Foro Italico

Il Playground sul tetto del mondo

Playground, il campo di basket allestito ad Alessandria un anno e mezzo fa, è il progetto che ha imposto Gue al pubblico internazionale: da subito le foto di quest’opera hanno iniziato a girare il mondo grazie al web affermando uno stile e una ricerca sviluppati a partire da un sistema di codici singolari e da una grammatica personale che dà vita a una visione quasi sospesa. La poetica di Gue crea universi possibili attraverso una figurazione al confine con l’astratto che attinge a maestri dell’arte e della grafica del Novecento. Sono spazi flessibili, che generano un dialogo aperto con l’architettura e l’ambiente e trasformano le superfici verticali in qualcosa di abitabile e di percorribile, come in una simulazione virtuale vissuta nello spazio reale.

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Gummy Gue, Playground ad Alessandria. Foto di Ugo Galassi

L’ingaggio al Coni

L’ultimo lavoro di Gue è in uno spazio istituzionale: la sede nazionale del Coni al Foro Italico di Roma. Qui li ha portati Renato Fontana in qualità di talent manager. “Le mie consulenze consistono nel proporre al committente vari tipi di approcci creativi” spiega Fontana. “Cerco metodologicamente di proporre artisti o trattamenti anche molto differenti tra loro, perché spesso le scelte partono dall’eliminazione di alcune opzioni e le idee si chiariscono anche da risposte negative. Per esperienza, sono abituato a fornire un ampio spettro di soluzioni creative e/o produttive. Per questo progetto, nella fase preliminare, avevo suggerito una decina di artisti italiani. Devo dire che la decisione è stata veloce e univoca, cosa che non accade di frequente. E credo che oggettivamente il risultato finale dia ragione a tutte le persone e figure professionali coinvolte. Oltre al fatto che collaborare con Marco e Andrea è stato più che gratificante”.

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Gummy Gue al Foro Italico, nella sede nazionale del Coni. Foto di Francesca Martinez@Coni

Abbiamo parlato con Marco del progetto al Coni e degli sviluppi futuri dell’arte di Gummy Gue.

Che cosa aggiunge questo lavoro alla vostra identità di creativi?

“Il progetto al Foro Italico per la sede nazionale del Coni è stata un’esperienza positiva sotto tutti i punti di vista. In primo luogo perché ci ha permesso di conoscere Renato Fontana, persona illuminata. Inoltre l’idea di dover fare qualcosa all’interno di un sito storico così importante ci ha immediatamente gratificato. Questo progetto ha sicuramente aggiunto fiducia e consapevolezza nelle nostre possibilità, anche perché si pensa sempre che varcare certe soglie sia un privilegio riservato chissà a quali meccanismi. Così questa esperienza l’abbiamo vissuta proprio come la conquista di una medaglia ottenuta sul campo, giusto per restare in tema”.

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Gummy Gue al Coni. Foto di Francesca Martinez@Coni

Come vi siete misurati con un ambiente come quello del Coni?

“Abituati a lavorare su superfici molto ampie e libere, non è stato semplice formulare una composizione che non subisse i condizionamenti strutturali, mantenendo un effetto di fluidità e leggerezza. Trovo che sia visibile il riferimento alla dinamica e allo slancio del gesto atletico, agli impianti sportivi, alla molteplicità delle discipline e al coinvolgimento emotivo delle competizioni, all’insegna di uno sport che unisce nell’ottimismo e nella partecipazione collettiva. Inoltre vi è un riferimento diretto alla gamma cromatica degli affreschi storici del Montanarini, presenti nelle sale adiacenti, le tinte sono state campionate dall’originale anche se successivamente rilette e adattate alla composizione con un effetto evocativo e contemporaneo. Nel mio immaginario trovo anche una corrispondenza con Roma e i suoi colori”.

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Gummy Gue al Coni. Foto di Francesca Martinez@Coni

Gli spazi sportivi stanno diventando il posto per eccellenza dove imporre il vostro landmark o avete in programma qualcosa che vi porterà altrove?

“Gli impianti sportivi ci hanno consentito una visibilità che fino a qualche anno prima non potevamo immaginare. È un’esperienza che si vuole continuare, anche perché ci sono in atto diverse proposte di lavoro, che ci piacerebbe rispettare. Le prospettive progettuali non sono riservate agli spazi sportivi, ma anche ad aree urbane di vario genere destinate a diverse funzioni. Il nostro lavoro si svolge anche in studio, si esprime con il disegno, la pittura, la realizzazione di elementi tridimensionali, lo sviluppo di wall set destinati a esposizioni e gallerie. Nel nostro modo di procedere quello che ci interessa maggiormente è far confluire il tutto all’interno di un’unica energia, trovare una coerenza nella complessità linguistica, evitare dispersioni e compiacimenti gratuiti. Inoltre con mio fratello Andrea, che dal 2010 collabora attivamente nel progetto Gummy Gue, siamo co-fondatori e direttori artistici dello spazio Ritmo, una realtà nel centro storico di Catania, che promuove le nuove tendenze dell’arte contemporanea”.

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Gummy Gue al Coni. Foto di Francesca Martinez@Coni

Il mondo a cui appartenete è partito dai graffiti per arrivare molto lontano. Quando avete avuto la percezione che dai graffiti si stava passando a un linguaggio decisamente più sofisticato, che va a pescare alla tradizione grafica del Novecento, a Sol LeWitt, ad Albers e ad altri maestri?

“Ci sono stati dei passaggi graduali sempre percepiti come un’emancipazione rispetto alla fase precedente. La progettualità è diventata sempre più determinante, così delle forme da principio istintive e liberatorie si sono incontrate con il linguaggio di maestri ed artisti che ci hanno influenzato, dandoci coraggio e fiducia, senza mai perdere di vista la propria autenticità e la vitalità dell’esperienza artistica. Non solo l’ammirazione per i maestri del Novecento, ma anche quella rivolta ad artisti contemporanei, oggi presenti sulla scena internazionale ha avuto il suo ruolo. Ci sembra giusto chiarire che nel nostro percorso formativo abbiamo avuto l’opportunità di crescere in una famiglia molto vicina all’arte in tutti i suoi aspetti, sia per lavoro che per interessi culturali. Siamo cresciuti quindi in un clima favorevole allo sviluppo di una certa sensibilità creativa, e questo ha agevolato il passaggio dal graffitismo tradizionale a una visione più ampia e ricercata”.

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Gummy Gue al Coni. Foto di Francesca Martinez@Coni

Roma, Milano, Italia, estero: quali sono gli scenari in cui vorrete muovervi nel futuro immediato o più in là?

“Siamo un po’ nomadi, ci piace viaggiare e sappiamo adattarci alle circostanze, anche se il ritorno a casa, in Sicilia, è sempre gradito e rigenerante. Abbiamo ricevuto diverse proposte, in Italia e all’estero, non possiamo stabilire a priori quale sarà lo scenario definitivo, né pensiamo ce ne possa essere uno in particolare. L’idea di trasferirci definitivamente in un altro luogo al momento non ci appartiene, ci sentiamo legati ai nostri luoghi d’origine, ci piacerebbe contribuire all’emancipazione del nostro territorio con una prospettiva culturale che potrebbe evolvere da ogni forma di provincialismo”.

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Gummy Gue al Coni. Foto di Francesca Martinez@Coni

Che tipo di evoluzione possiamo aspettarci, ancora? Quale sarà il vostro landmark da qui a una decina di anni?

“È difficile rispondere a questa domanda perché si procede per intuizioni spesso legate a circostanze che non si possono prevedere. È possibile invece confermare la volontà di ricerca su altri possibili sviluppi, auspicando la scoperta di nuovi punti di riferimento che possano portarci ad insolite direzioni evolutive. Sarà una sorpresa anche per noi”.

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Gummy Gue al Coni. Foto di Francesca Martinez@Coni