Hiro, la prima fabbrica on line per il design indipendente - CTD
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Roberto Clever

12 marzo 2019

Hiro, la prima fabbrica on line per il design indipendente

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Un’azienda veneta specializzata nella lavorazione dell’acciaio si mette al servizio dei creativi e nasce uno store con collezioni di qualità

A che punto è, in Italia, il design indipendente? C’è ancora vita in quel pianeta popolato di sogni, idee e produzioni “dal basso” che qualche anno fa avevamo avvistato e che adesso per certi aspetti sembra tornato distante?

Parliamo, in particolare, del mondo rappresentato da rassegne come Operae a Torino, che dopo otto edizioni ha sospeso le attività per trasformarsi in qualcosa che ancora non è dato sapere. Oppure di quegli speciali marketplace nati per dare sfogo a una progettualità giovane, altrimenti imbrigliata nei meccanismi che governano i rapporti spesso faticosi tra designer emergenti e grandi marchi. Quei markeplace, come per esempio è stato Formabilio, concepiti per abbattere le barriere tra talenti e consumatori, disintermediando – quando questa parola non era ancora così di moda – tra la bellezza e il suo pubblico.

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Bugia, la lampada di Codiceicona

Ebbene, dal pianeta del design indipendente tornano in realtà segnali di vita con il lancio, lo scorso autunno, di Hiro, piattaforma che si autodefinisce “la prima industria on demand per i designer”. Curiosamente, il concetto di on demand è qui associato non al consumo ma alla produzione: Hiro, infatti, fabbrica collezioni di arredo che gli stessi designer, per lo più emergenti, candidano con un clic sul sito della piattaforma. E la piattaforma, in cambio dei costi di produzione, garantisce al creativo tutti i passaggi che servono a fabbricare e a vendere un prodotto, incluso lo stoccaggio, l’imballaggio e la spedizione all’acquirente.

Il creativo candida il proprio progetto con un clic sul sito di Hiro. Un team valuta l’idea e la sua fattibilità. Una volta prodotto, l’oggetto è venduto al prezzo deciso dal designer, che non deve preoccuparsi né della produzione, né dello stoccaggio né della consegna: pensa a tutto lo store

Con Hiro, in pratica, è come sapere che cosa accadrebbe se un designer avesse a disposizione un’industria tutta per sé, anziché dover sottoporre un progetto a un grande brand che magari, dopo averlo approvato, gli riconoscerebbe royalties basse.

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Loop, portacandela di Kenyon Yeh

Come funziona

Questo è possibile perché Hiro è anzitutto una fabbrica: il suo fondatore, Manuele Perlati, è infatti il comproprietario di un’azienda veneta, la Penta Systems, che da quarant’anni costruisce arredi per grandi brand e da ultimo ha deciso di mettere a disposizione dei designer la propria esperienza nella lavorazione dell’acciaio. Il meccanismo è semplice: si carica il progetto sul portale hiro.design e lo si fa analizzare dal team del portale. In pochi giorni, al designer arriva un prospetto con i costi di produzione di un prototipo e di una microserie. A monte, spiegano da Hiro, non c’è nessuna valutazione sul merito del progetto, esclusa ovviamente quella sulla fattibilità. “Nessuna selezione artistica, nessuna decisione di mercato, niente grandi produzioni e revisione del meccanismo delle royalties”. Gli obiettivi dichiarati sono fornire libertà creativa, piccole produzioni e guadagni calcolati sul prezzo stabilito dal designer stesso.

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Torus, cestello per il ghiaccio, di Yiannis Ghikas

Non è difficile intravedere in questa formula almeno un vago ricordo di Formabilio. Anche lì eravamo nell’operoso Nordest. Anche lì s’avanzava il concetto che nel design uno può valere uno. Ma mentre, col tempo, Formabilio ha esaurito la propria esperienza, forse schiacciato dal peso delle difficoltà produttive (molteplicità di fornitori da coordinare e governare, impossibilità di produrre sotto una quantità minima), Hiro, che è anzitutto una fabbrica, promette di annullare le criticità che un markeplace senza un unico stabilimento produttivo avrebbe.

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Wave, le mensole di Kenyon Yeh

Quando e dove

Hiro è on-line dal 2 ottobre del 2018, ma l’idea ha preso forma nel 2016, quando Manuele Perlati incontra il designer Paolo Cappello: “Tutti i progettisti con cui mi ero confrontato mi raccontavano le loro esperienze, a dir poco traumatiche, con il mondo della produzione. Loro avevano le idee, io avevo un’azienda in grado di produrle. È stato lì che ho concepito Hiro”, dice Perlati. La chiacchierata con Cappello ha aperto all’imprenditore una finestra sulle esigenze e le difficoltà dei designer emergenti: “Molti si affidano a piccoli artigiani per produrre i prototipi dei loro progetti. I problemi nascono quando si inizia a vendere qualche decina di pezzi per testare il proprio stile. Trovare l’assistenza adatta per queste micro-produzioni non è facile. Il designer ha bisogni specifici – continua Perlati – ad esempio un ufficio tecnico che lo assista nella progettazione, e poi lo stoccaggio, l’imballaggio e l’e-commerce. Vendere il design autoprodotto porta via molto tempo”.

Hiro unisce il lavoro di scouting tipico delle produzioni dal basso al vantaggio di essere una fabbrica che non deve coordinare e inseguire fornitori e artigiani esterni. E il designer può guadagnare molto più che con le royalties concesse di solito dalle imprese

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Pico, portapenne o vuotatasche di Paolo Cappello

Il ruolo di Hiro è allora produrre il prototipo e una micro serie, a partire dal progetto del designer: “Mettere a disposizione una fabbrica – continua Perlati – significa anche condividere la nostra esperienza nel progettare, consigliare le modifiche necessarie attraverso un pool di fornitori fidati, chiedendo a questi ultimi qualità, rispetto dei tempi e attenzioni particolari, anche quando si tratta di piccoli lotti. Un potere che il singolo non ha”.

“Abbiamo cercato i designer indipendenti a rassegne come Operae a Torino e al Fuorisalone di Milano. E adesso stiamo andando a caccia di talenti anche sui social network”

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Sgabello e contenitori Mirage, di Mikiya Kobayashi

L’ultimo passo è la vendita sul portale web, con la gestione del magazzino e delle consegne. Il designer compartecipa al progetto acquistando una micro serie di prodotti e l’azienda gli riconosce i proventi delle vendite. Il prezzo al pubblico viene stabilito dal designer stesso. Diversamente che se progettasse per un marchio, qui il creativo si assume un rischio comprando i suoi stessi pezzi che servono al lancio, in compenso ne decide il prezzo e non deve entrare nella logica di royalties spesso basse, tra il 2 e il 6 per cento in media.

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Specchio Orbitale, Yiannis Ghikas

Lo scouting e la “non direzione artistica”

Hiro fa scouting di designer emergenti ma allo stesso tempo non vuol darsi una vera e propria direzione artistica, nel senso che l’unico filtro ai progetti è la fattibilità. Che cosa vuol dire, in concreto? “Siamo andati a cercare i designer indipendenti nei luoghi dove pensavamo di trovarli, alle fiere come Operae Torino, durante il Fuorisalone, soprattutto negli eventi collaterali più piccoli. Poi abbiamo iniziato a scovarli on line, scoprendo siti curatissimi di designer con moltissime idee, alcune molto belle e che, abbiamo scoperto, magari non avevano mai realmente realizzato, lavori che facevano mostra di sé sotto forma di render. Infine, li stiamo contattando sui social network, facendo una semplice domanda: ‘Hai un progetto nel cassetto?'”.

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Portabottiglie Tongue, Mario Alessiani

Design per la casa, non un gran bazar. Hiro Featured

Non avere una selezione artistica, spiega ancora Perlati, non significa però produrre tutto. “Primo, perché abbiamo una certa idea di ‘oggetti di design per la casa’ e non vogliamo essere un bazar (non abbiamo nel nostro sito le presine per i fornelli come non abbiamo i divani con penisola, per intenderci). Detto questo, vorremmo che il ruolo dell’art director fosse anche quello di selezionare periodicamente i prodotti e i designer con maggiori potenzialità per scommettere su di loro con energie maggiori e farlo in prima persona contribuendo a far uscire allo scoperto i talenti. Per questo abbiamo creato una categoria che abbiamo chiamato Featured dove investiamo ancora di più. È un percorso che ogni designer può fare se il suo oggetto ha potenzialità”.

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Sedia Tube, Alessandro Fantetti

Le prime collezioni, dal portabottiglie allo sgabello

Il primo design in vendita su Hiro è il frutto di questo particolare scouting a cura di Paolo Cappello. C’era bisogno, al momento del lancio e prima che si aprissero le candidature, di presentarsi con una serie di collezioni che lasciassero intendere che cosa si potrà trovare nella vetrina di Hiro. Il ruolo di Cappello è stato perciò quello di selezionare una serie di designer ambassador in grado di fissare uno standard per chi vuol candidare i propri prodotti. Ecco allora Mikiya Kobayashi con i suoi vassoi in acciaio dalle forme ondulate, Hills, e con Mirage, che è insieme sgabello, tavolino e contenitore domestico. Ecco Yiannis Ghikas con Torus, cestello per vino concepito per una presa a 360 gradi grazie a una elegante maniglia che percorre tutta la circonferenza. O Kenyon Yeh con il portacandele Loop dall’intrigante asola in ferro senza tempo. E, ancora, gli appendiabiti da parete disegnati da Paolo Cappello e il portapenne Pico ricavato da due sezioni tubolari. Tra gli ultimi arrivati, Tongue, il portabottiglie modulare di Mario Alessiani, un oggetto raffinato in cui una semplice piega nella lastra di acciaio funge da vano per una bottiglia di vino.

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Vassoio Hills, di Mikiya Kobayashi

La vetrina, insomma, è già pronta e con pezzi di qualità. Ai designer emergenti ora tocca farsi avanti.