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I quadri di Edward Hopper diventano un film

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Il film che anima le tele del grande pittore

 

Di Edward Hopper e della sua arte si è sempre detto e si continua a dire che è molto “cinematografica”. Lo sosteneva anche Hitchcock, che di cinema un po’ se ne intendeva, nel dire: “Quando guardo un quadro di Hopper, immagino sempre dove lui abbia piazzato la cinepresa”.

L’atmosfera sospesa, la tensione nell’eterna attesa di un evento imminente che non arriva mai, i colori vividi, non sfumati, irreali descrivono un mondo solo apparentemente quotidiano, ma certamente più vicino al sogno che alla vita.

Quei mondi realistici ed irreali prendono vita nel film “Shirley, visions of reality”, in cui tredici inquadrature rappresentano con incredibile fedeltà estetica, grazie all’abbagliante fotografia di Jerzy Palacz, altrettante opere di Hopper nel momento immediatamente precedente o successivo all’immagine raffigurata nel quadro.

In quegli ambienti ovattati si muove Shirley, protagonista indiscussa del film, così come lo era stata Josephine, moglie di Edward Hopper nei suoi dipinti. Shirley è sempre in ascolto di se stessa e delle sue insoddisfazioni di attrice mancata, moglie delusa, donna in cerca d’emancipazione, tanto quanto il mondo attorno a lei ed i suoi rapidi cambiamenti.

L’autore del film, l’austriaco Gustav Deutsch, architetto e artista prima ancora che regista, dice che “la Storia è fatta di storie personali” ed è per questo che seguire Shirley ci porta, grazie alla voce di una radio, attraverso tre decadi di Storia americana, dalla depressione alla Seconda Guerra Mondiale, dal maccartismo a JFK, seguendo anche cronologicamente la produzione dei quadri di Hopper.

Il regista spiega che “Shirley è una donna il cui lavoro di attrice l’ha avvicinata alla messa in scena della realtà e alla sua messa in discussione. Una donna che non si identifica con il modello tradizionale di moglie”, che vorrebbe rivoluzionare la propria vita, così come vede stravolgersi il mondo fuori dalla sua finestra, ma che continua a tenersi lontana dall’azione, imperturbabile e sempre uguale a se stessa, nonostante gli anni passino.

In fondo Shirley è, come i quadri di Edward Hopper, in eterna attesa, dal momento che della realtà ha solo idee astratte, visioni di realtà.