I componibili Kartell: le icone di plastica a cui non possiamo rinunciare
menu
Silvia Cosentino

29 settembre 2019

Le icone di plastica a cui non rinunceremmo mai: i componibili Kartell

Share:
kartell-componibili-anna-castelli-ferrieri-plastica

Nella guerra (dichiarata) alla chimica, bisogna fare attenzione a scegliere i nemici giusti

C’è una plastica decisamente difficile da mettere al bando: quella di cui sono fatte moltissime icone, resistenti e belle, del design mondiale, mobili e complementi che forse non avrebbero visto la luce se alla loro epoca la chimica fosse già stata il nemico giurato dell’ambiente. Con i Componibili di Kartell, entrati in commercio nel 1969, diamo il via a una serie sui pezzi storici del design realizzati in plastica, cercando di capire quale è il giusto nemico da combattere e quale invece un falso obiettivo nella guerra dichiarata ai materiali inquinanti.

Nel 1869, grazie a John Hyat, viene prodotta la prima sostanza plastica artificiale della storia. Da quel momento in poi, si assiste a una vera e propria rivoluzione nel campo dei materiali. Una produzione inarrestabile, che passa dalla pellicola Kodak nel 1889 alla bakelite, primo materiale termoindurente, nel 1909, fino agli anni Trenta, con l’avvento del plexiglass, del polietilene, del nylon. Gli oggetti di uso quotidiano, da semplici strumenti, grazie all’introduzione di nuovi materiali, assumono una connotazione sempre più variegata, che stravolge definitivamente la produzione, così come i mercati, e l’approccio dell’utente all’oggetto. 

kartell-componibili-anna-castelli-ferrieri-plastica

Anna Castelli Ferrieri e il marito Giulio Castelli

L’11 Marzo 1954, sul suo taccuino, l’ingegnere chimico e accademico Giulio Natta annota un evento epocale: “Scoperto polipropilene isotattico”. Plastica economica, riproducibile in serie. Natta vincerà il Premio Nobel per aver “infranto una regola della natura”. La plastica in quel momento irrompe negli ambienti domestici andando a connotare il quotidiano con accenti di stile. Democratico e accessibile, versatile e ludico nella forma e nell’aspetto, le aziende di design si orientano sempre di più verso la produzione di oggetti realizzati con questo materiale rivoluzionario, che a oggi ha determinato un significativo numero di prodotti-icone, ancora in commercio. 

Oltre mezzo secolo dopo, lo scenario è rovesciato: dall’ottimismo legato alla diffusione di un prodotto che rappresentava il futuro alla portata di tutti, siamo passati all’iperproduzione di oggetti in plastica, in particolare nell’universo del packaging, che ha portato alle conseguenze che conosciamo in termini di impatto ambientale. Ci troviamo ben lontani dalla visione di Bruno Munari secondo il quale “la natura è la prima produttrice di confezioni al mondo: ogni tipo di buccia, guscio o pelle esiste per proteggere il prodotto contenuto al suo interno”.

kartell-componibili-anna-castelli-ferrieri-plastica

La Ellen MacArthur Foundation, organizzazione statunitense a sostegno dei programmi relativi all’economia circolare, calcola che nel 2050 nei mari la presenza di materie plastiche supererà quella degli organismi marini. L’OCSE attesta che siamo passati dai 2 milioni di tonnellate di plastica prodotte negli anni Cinquanta ai 380 milioni del 2015, di cui solo il 15 per cento viene realmente riciclato.

Il risultato è la battaglia, almeno annunciata, contro le plastiche, per sostituire questi materiali con soluzioni di matrice bio. Anche questi ultimi, secondo alcuni, un mito da sfatare, considerata la difficoltà che incontrano nei processi di degradazione, rallentati dalle temperature degli oceani. Secondo Jacqueline McGlade, capo ricerca dell’Unep, agenzia dell’Onu per l’ambiente, nessuna bioplastica arriverà mai a degradarsi in mare, avendo bisogno di una temperatura, per sciogliersi, di 50 gradi. In questo scenario, anche la granulometria del materiale è di significativa importanza: mentre le macroplastiche si accatastano nei mari, a formare nuove isole nocive, le microplastiche, di diametro inferiore a 5 millimetri, si insinuano in masse pervasive nelle acque finendo ingerite dai pesci.

kartell-componibili-anna-castelli-ferrieri-plastica

Secondo l’ecologo Giuseppe Bonanno dell’Università di Catania e la biologa Martina Orlando-Bonaca dell’Istituto Nazionale di Biologia sloveno, che hanno recentemente pubblicato sulla rivista Environmental Science and Policy un’analisi approfondita relativa alle ricerche che sono state attuate fino ad oggi a livello globale in materia di inquinamento da plastica, 15 milioni di tonnellate all’anno della plastica che produciamo finiscono in mare

Nonostante la legislazione stia tentando di mettere un freno alla situazione, la World Bank stima per i prossimi trent’anni un incremento del 70 per cento nella produzione di rifiuti in plastica. 

Che cosa sarebbe potuto accadere nello scenario del design, se con lungimiranza, mezzo secolo fa, progettisti e imprenditori avessero interpretato le straordinarie proprietà della plastica come un’arma a doppio taglio, valutando più i rischi che le opportunità? 

Se l’entusiasmo nella sperimentazione del nuovo materiale per il design fosse stato accompagnato dalle preoccupazioni per gli scenari futuri, probabilmente oggi non sarebbero presenti nei nostri soggiorni prodotti come la lampada Bourgie, la Plastic Armchair, la poltrona Sacco

kartell-componibili-anna-castelli-ferrieri-plastica

La plastica nell’arredamento è ancora utilizzata per la sua praticità. E, soprattutto, per la durevolezza: in questi casi non siamo davanti a una bottiglietta realizzata in PET (il cui noto tempo di decomposizione si aggira intorno ai quattrocento anni), e anche il valore estetico di un oggetto usa e getta in plastica è imparagonabile a quello di un mobile destinato a valorizzare un ambiente domestico per anni. Chi acquista un mobile in plastica durevole, sta investendo in un oggetto destinato a rimanere in uso, e il cui valore materico è legato a una memoria storica relazionata alla cultura del progetto e alla vision dell’azienda.

Giulio Castelli, per fare il nome dell’imprenditore che più di tutti all’epoca, con la sua Kartell, legò il proprio successo alla plastica, si sarebbe assunto la responsabilità di dare vita all’azienda in cui la chimica, settant’anni dopo, è ancora indiscussa regina? 

kartell-componibili-anna-castelli-ferrieri-plastica

Nel 1969 approda nel mercato dei prodotti di design il contenitore impilabile Kartell, un oggetto rivoluzionario nato dalla geniale intuizione di Castelli e della moglie Anna Ferrieri, di professione architetto. L’idea è quella di creare un legame tra tecnologia e disegno, destinato a diventare segno distintivo dell’azienda, le cui produzioni si distinguono proprio per il connubio di plastica e cultura progettuale. 

Giulio Castelli, giovane ingegnere chimico, aveva avviato infatti nel 1949 la sua sperimentazione nel campo del design, intuendo la potenziale forza del popolare materiale plastico, fino ad allora grande assente nel mondo dei prodotti, nel poter plasmare oggetti dalla natura versatile, economica e funzionale. Così l’unione tra tecnologia e progetto, che inizia nel mondo Kartell nel 1949, diventa cifra stilistica assoluta nel 1966, anno di ingresso di Anna Ferrieri, moglie di Castelli e designer dell’azienda. I due insieme riescono a dare nuove vesti al materiale plastico, che si distingue per connotazioni sensoriali, percettive, cromatiche, ma soprattutto per l’estrema versatilità. Ne nascono prodotti pratici, low cost, che vanno a creare nuovi scenari dell’abitare. Grazie a Kartell la plastica diventa un materiale sofisticato e prestigioso. 

kartell-componibili-anna-castelli-ferrieri-plastica

Nell’unione quasi mitologica tra progetto e materiali sperimentali, il 1969 segna un punto di snodo, con l’introduzione nel mercato dei mobili Componibili, prodotti da Kartell e disegnati dalla stessa Anna Castelli Ferrieri. Pratico e intelligente, dalle forme rotonde e morbide, o quadrate, con o senza rotelle, realizzato in Abs, e inizialmente privilegiato nell’ambiente cucina, a distanza di cinquant’anni dalla sua realizzazione, questo oggetto appare ancora con disinvoltura e stile in qualsiasi tipo di contesto, domestico e non, andando a valorizzare gli ambienti grazie alla texture liscia e luminosa. Una vera e propria icona, dall’aspetto inconfondibile, il mobile componibile si distingue per il suo impatto ancora adesso contemporaneo. E anche per il posto che, come ogni icona che si rispetti, si è guadagnato nelle collezioni permanenti di alcuni musei mondiali, dal MoMa di New York al Centro Pompidou di Parigi.