Il rompigetto di Ikea che spiega bene che cosa sta diventando il colosso svedese - CTD
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Ludovica Proietti

1 Febbraio 2021

La storia del rompigetto di Ikea che spiega cosa sta diventando il colosso svedese

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Il regolatore del flusso d’acqua, spedito a tester in tutto il mondo, è un esempio dell’attività del team di co-creation con cui il brand scandinavo testa pratiche che spingono lontano i confini del marketing

È un semplice rompigetto per l’acqua, si chiama Misteln. Dietro c’è un’iniziativa di Ikea che è un nuovo modo di guardare al suo pubblico e di essere sostenibili. Misteln è stato sviluppato con la startup Altered e inviato a un gruppo selezionato di tester. Si tratta di un oggetto che serve a rendere più chiaro il funzionamento dei sistemi idrici e a capire come evitare lo spreco di acqua nelle nostre case. Rappresenta, insomma, una nuova frontiera della progettazione per il colosso svedese. Pensato per essere montato direttamente su rubinetteria standard, serve a sprecare il meno possibile spendendo il meno possibile e affidandosi a un montaggio semplice, tipico degli oggetti del brand scandinavo. 

I tester sono stati selezionati da ogni parte del mondo e contribuiranno al monitoraggio delle nostre abitudini in funzione del nuovo rompigetto, piccolo strumento perfettamente incline alla filosofia della co-creazione. 

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Conosciamo tutti Ikea, ma quello che meno sappiamo, e forse cominciamo a intravedere meglio, è come l’azienda da qualche anno a questa parte (già dal 2012, con la creazione del IKEA Group Sustainability Strategy for 2020) stia attuando una serie di politiche che spingono verso quella sostenibilità ancora poco sviluppata nella cultura del ventunesimo secolo, soprattutto tra i grandi marchi (greenwashing a parte, ovviamente).

Una politica che, oltre a essere green, vuole essere inclusiva ed espansiva e fare leva sulla comunità globale che il marchio è riuscito a creare attirando a sé dai lovers agli hackers (ovvero chi modifica i mobili Ikea creandone di completamente diversi).

Su questa comunità Ikea fa affidamento per il nuovo progetto di co-creation che il gruppo Ingka (la holding a capo del marchio) porta avanti già dal 2017 e che, nell’ultimo periodo, sta cominciando a prendere forma in maniera massiccia. L’azienda ha creato un team di ricerca che sperimenta e affida alla user experience le scelte nella progettazione di nuovi prodotti, sia per quanto riguarda oggetti più tradizionali sia per nuovi, piccoli accessori utili a modificare quanto già abbiamo in casa.

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Il gruppo, in pratica, serve ad attivare un modo di concepire il design apertamente condiviso – un modo di fare design già presente, in maniera più o meno dichiarata, dagli anni 60 – ispirandosi alla figura del fondatore del marchio, riportando al centro del design l’esperienza e la persona, che forse è quanto ha reso Ikea uno dei fenomeni più interessanti per capire in che direzione dovrebbe andare il design “popolare” nel contemporaneo. 

Ikea mette a frutto una comunità che include dai lover agli hacker. Un pubblico che non aspetta altro che essere coinvolto e a cui adesso il brand svedese si rivolge interrogandolo sui nuovi bisogni, sugli stili di vita, chiamandolo a co-progettare e a testare nuovi oggetti e strumenti per la casa. O a riprogettare in maniera più funzionale pezzi già in catalogo

Attraverso workshop, sondaggi, eventi in collaborazione anche con realtà culturali e accademiche e stand all’interno dei punti vendita, il team co-creation lavora allo sviluppo di prodotti che siano espressione dei nuovi stili di vita, che coinvolgano il cliente facendolo sentire parte di un tutto e non un semplice acquirente. Il team lavora con cinque parole chiave: sostenibilità, forma, funzione, basso prezzo e qualità, e si misura con tutte le esigenze con cui viene a contatto: dalle lampade per spaventare i mostri sotto il letto alle luci montabili in serie per mini ambienti come monolocali o stanze per studenti. E poi i cuscini modulari, le cassettiere multifunzionali, i sistemi adattabili e di aggancio sfruttabili in differenti ambienti della casa così come in negozi o spazi pubblici. Il team disegna oggetti fluidi, così come è fluida la società contemporanea, con focus differenti a seconda dell’user finale. 

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Le parole chiave del team co-creation di Ikea

TUTTE LE VOLTE CHE ABBIAMO PARLATO DI IKEA

Non sempre questi oggetti vedono la luce, come è tipico dei progetti sperimentali. Per esempio, la ricerca per una sedia adatta al modo di vivere “giovane e urbano” ha passato la prima fase di progettazione e ora si sta lavorando su materiali e mezzi di produzione in modo tale da preservare sostenibilità e basso prezzo.

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Il team co-creation Ikea al lavoro per una sedia urban pensata per stili di vita contemporanei

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Il team co-creation lavora anche per migliorare prodotti già esistenti come Skådis, il sistema modulare di pannelli forati che, tramite proprio la co-creazione, ha ora a disposizione tutta una serie di accessori che lo rende fruibile in diversi ambienti casalinghi, dal bagno alla cucina.

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Skadis, la parete da lavoro di Ikea

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Skadis in bagno

Da poco, il primo hub di co-creazione made in Sweden ha aperto in Polonia, nel recente format della Home of Tomorrow. Uno spazio in cui si parla il linguaggio dell’abitare contemporaneo e in cui espressioni come zero-waste e up-cycling sono la regola. Uno spazio dove si progettano orti casalinghi, sistemi di recupero dell’acqua e di illuminazione intelligente.

Il team raccoglie le esigenze più diverse: dalla richiesta di lampade per scacciare i mostri sotto il letto a mobili e complementi sempre più modulari. Non tutto vede la luce, ma tutto diventa un modo per far sentire il pubblico parte di una community e non soltanto un acquirente   

Non è certo la prima volta che Ikea coglie o anticipa le esigenze del mercato o attiva processi in cui il senso di comunità è decisivo: già da qualche anno, l’azienda promuove attività culturali e di business in paesi in via di sviluppo coinvolgendo le popolazioni locali e creando collezioni in serie limitate che servono non solo ad aiutare il mercato locale, ma anche a ridare una prospettiva alle manifatture autoctone.

Del resto, parliamo di un brand che non è nuovo a un marketing in grado di  coinvolgere il pubblico fin dai punti vendita, allestiti con lo Småland – l’area bimbi – il ristorante, la bottega. Ikea continua a essere al passo con i tempi, a parlare un linguaggio contemporaneo. Forse il suo è un caso di marketing ben riuscito, o forse dietro queste iniziative c’è davvero la volontà di cambiare non solo l’idea che abbiamo della produzione, ma anche il modo di pensarla, di progettarla, di farla più inclusiva e partecipata. Che poi, sarebbe bene non dimenticarlo, è uno dei modi migliori per fare dell’0ttimo design.

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Misteln, il rompigetto Ikea nato con il progetto di co-creation e spedito a una serie di tester in tutto il mondo