Gerusalemme, il campus gioiello di Chyutin Architects | CieloTerraDesign
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Paolo Casicci

29 dicembre 2016

Gerusalemme, il campus gioiello di Chyutin Architects

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Tradizione e modernità nella nuova Polonsky Academy

 

C’è un gioiello dell’architettura contemporanea, a Gerusalemme. È il nuovo campus della Polonsky Academy all’interno di un altro storico campus, quello del Van Leer Institute, centro di ricerca e fiore all’occhiello della cultura israeliana. Lo ha realizzato due anni fa lo studio Chyutin Architects, dopo essersi aggiudicato, nel 2008, la gara bandita a seguito di una ricca donazione del mecenate ebreo americano Leonard Polonsky.

Il mandato dello studio vincitore era di realizzare una costruzione, estesa per 7.200 metri quadrati, che non oscurasse la struttura storica del Van Leer. “Anche se la parte nuova” spiega Bracha Chyutin “è grande solo un terzo della superficie occupata dal Van Leer, è difficile distinguere tra le due strutture”. Il primo sforzo dei progettisti è stato, infatti, di armonizzare l’edificio con il contesto, a partire dal grande parco in cui il Van Leer è calato. Un parco esteso su una scogliera che guarda verso il prestigioso teatro di Gerusalemme. La maggior parte degli alberi, pini e ulivi, è stata così conservata. Il Van Leer sorge in una zona collinare e verde risalente agli anni ’20 del Novecento, un quartiere residenziale che ospita anche la casa del presidente d’Israele.

Delle due facciate del nuovo edificio, una è realizzata con una serie di feritoie brise-soleil in bambù riciclato ispirato a materiali molto popolari nelle costruzioni israeliane di metà Novecento, dopo che Le Corbusier le aveva usate per primo per il Convento di Sainte-Marie de La Tourette. La facciata sud è invece ricoperta della tipica pietra locale di Hebron.

L’edificio è diviso in due zone. Dall’ingresso principale si apre una lobby superiore che porta a parte dell’amministrazione, al seminario, alle camere e a trenta uffici per borsisti post-dottorato, ciascuno di 20 metri quadrati circa. Le camere sono disposte a grappoli intorno alle aree comuni. “Abbiamo voluto prevedere il maggior numero possibile di spazi che consentano l’interazione degli studiosi, altrimenti si potrebbe pure lavorare in un albergo anziché qui” spiega Bracha Chyutin.

La parte inferiore dell’edificio ospita invece le aree funzionali condivise da tutto il personale dell’Accademia: una caffetteria che si affaccia sul giardino, una biblioteca, una sala conferenze con finestre di forma allungata come le piastrelle in pietra esterne, un auditorium da 140 posti in cui le pareti e il soffitto sono coperti da listelli di legno per smorzare gli echi e migliorare l’acustica. Gli spazi pubblici sono rivestiti con piastrelle grigie. Per mobili, pareti e pavimenti è stato previsto legno in abbondanza, secondo l’input del bando che chiedeva requisiti di sostenibilità ambientale. Un sistema geotermico con tubi sotterranei raffredda l’acqua al servizio del campus.