Gustavo Martini, ragione e sentimento del design al Contemporary Cluster - CTD
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Paolo Casicci

29 maggio 2019

“Il mio design tutto ragione e sentimento”. Gustavo Martini al Contemporary Cluster

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Il creativo del 2018 secondo Wallpaper alla galleria romana per la mostra The Architectura Eloquentia. L’equilibrio sofisticato di un talento in bilico tra analogico e digitale, Brasile e Milano

Analogico e digitale. Pieno e vuoto. Materiale e immateriale. Ma anche tensione e risoluzione, razionalismo ed emozione, Milano e Rio de Janeiro. C’è un modo molto personale nel design contemporaneo di conciliare gli estremi inseguendo un’idea di equilibrio da tradurre in mobili e oggetti. Un modo che risponde al nome di Gustavo Martini.

Trentun anni, brasiliano di nascita e milanese d’adozione (ha studiato all’Istituto Marangoni e da allora fa base nel capoluogo lombardo), Martini è stato designer del 2018 per Wallpaper con la collezione The Grove che ne riassume magistralmente la cifra compositiva: una dialettica degli opposti, quasi una sfida o un tiro alla fune, che si fa sistema di sedute attraverso griglie di acciaio elettrosaldato e sughero. Un progetto, come ha scritto Stefano Caggiano su Interni, “che esprime nel contrasto dei suoi due livelli la tensione oggi in atto tra il passato solido del design, denso e poroso, e il suo futuro digitale, sintetico e incorporeo”.

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The Grove di Gustavo Martini, realizzato con Carlo Citterio e Creative Cork

Prima di Grove, nel 2016, c’era stato Edge, ambizioso progetto architetturale che è valso a Martini il titolo di miglior Next Generation Designer per Wallpaper e Officine Panerai, opera con cui il creativo disegna letteralmente lo spazio per mezzo di una “scatola” fatta di profili metallici, a loro volta tracciati come da una matita che non lascia mai il foglio. Non un’installazione, ma un ambiente da vivere con le sue sedute e i suoi piani d’appoggio. Una poetica del less is more che insiste sul campo del design ma ambisce a una dimensione architetturale.

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Edge, il sistema in profili metallici che disegna uno spazio, realizzato con Carlo Citterio

Proprio per questa sua aspirazione a una scala più grande Martini arriva oggi a Roma, alla galleria Contemporary Cluster, per The Architectura Eloquentia, mostra collettiva in cui il curatore e anima dello spazio, Giacomo Guidi, ha condensato in un progetto solo più energie e talenti trasversali per un percorso che vuol essere un omaggio contemporaneo a Vitruvio e al suo sempre attuale trattato.

GIOVEDI 30 MAGGIO OPENING EXHIBITION

The Architectura Eloquentia.Si chiude la stagione, con il ciclo espositivo che ha l’intento di far dialogare teoria architettonica e creazione spaziale- tridimensionale.Da Giovedi 30 maggio al #ContemporaryClusterIl video è stato realizzato in collaborzione con i docenti del biennio in #MultimediaArtsandDesign RUFA – Rome University Of Fine Arts, il sound Fabrizio Lapiana Palazzo Cavallerini LazzaroniVia dei Barbieri 7, Roma

Pubblicato da Contemporary Cluster su Giovedì 2 maggio 2019

 

Nessuno degli artisti e designer arruolati per la mostra che prende il via alle 19 al Palazzo Cavallerini LazzaroniAntonio Barbieri, Eva Szumilas, Greg Jager, Patrik Grijalvo, Robocoop e Formanuda – interpreterà con i propri pezzi uno solo dei principi di Vitruvio, ma tutti insieme, a loro modo, ne daranno una visione completa in dialogo con gli altri. Martini porta in questo percorso l’approccio del designer che con un pezzo disegna lo spazio, e dunque una visione molto architetturale. “Architettura e design dovrebbero sempre lavorare in sinergia”, spiega, “anche perché i loro sono sì mondi diversi, ma continuamente interfacciati. Cambia la scala, ma entrambi lavorano per mettere in relazione le persone con la materia, le persone tra di loro e gli spazi pieni con il vuoto. L’architettura per un designer non può mai essere un limite, ma un’opportunità”.

Greg Jager, il visual artist è tra i protagonisti di The Architectura Eloquentia a Contemporary Cluster, Roma

Un’altra conferma di questo approccio è Rise, la scala in marmo con la seduta incastonata tra i gradini che vuole essere una caverna urbana per esplorare un archetipo dell’architettura e dare vita a un universo geometrico emozionale e straniante.

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L’installazione Rise in marmo, realizzata con Marimar e Savoia Marmi

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L’installazione Rise in marmo, realizzata con Marimar e Savoia Marmi

Ugualmente intenso è il rapporto di Martini con la grafica come dimostra Italic, lavoro ispirato al lettering, una collezione di sculture luminose che esplora gli aspetti estetici dell’universo tipografico. Dunque non è un caso se ritroviamo il designer in questo percorso romano condiviso con un brillante visual artist che arriva dal mondo dei graffiti, Greg Jager: “Da sempre – spiega Gustavo – realizzo i miei croquis in modo molto grafico. Anche la rappresentazione di un oggetto deve essere piacevole. Se non lo è, non riesco a innamorarmi della mia stessa idea”.

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Le lampade Italic ispirate al lettering, realizzate con Marimar e Michelangelo

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Le lampade Italic ispirate al lettering, realizzate con Marimar e Michelangelo

Il design di Gustavo Martini è una tensione risolta tra razionalismo ed emozione. Come Ritho, il lavabo per Ceramica Flaminia in pietra bianca irregolare che poggia su una struttura minimalista in acciaio, assolutamente geometrica. O come Statera, la libreria in metallo anch’essa geometrica che risolve la pesantezza del materiale in un equilibrio apparentemente precario eppure perfetto. Una poetica che si coglie anche nei riferimenti del trentunenne creativo di Rio: “Non ho un designer del cuore, ma se proprio devo dire un nome faccio quello di Michael Anastassiades perché porta un po’ di poesia nella sua semplicità. E poi quelli di Ettore Sotssas, Achille Castiglioni e Dieter Rams, tutti designer che hanno lavorato sulla semplicità formale restando molto diversi tra di loro”. Se poi gli si domanda quale pezzo ruberebbe a un designer, risponde la Atollo di Vico Magistretti, “grandiosa nelle sue proporzioni precise”.

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Ritho, lavabo per Ceramica Flaminia

Edge è il pezzo ideale per rivelare questa poetica del conflitto risolto, trattandosi di un incastro perfetto di geometria e sentimento: “Il tema dei contrasti è un punto molto specifico del mio lavoro. La tensione è presente dall’inizio in ogni progetto. Io sono un tipo appassionato (sorride), m’innamoro delle forme e dei processi. Il modo razionale con cui do corpo alle mie idee è l’atto intuitivo di rappresentare ciò che mi fa provare piacere nel modo più oggettivo e preciso possibile. Mi piacciono le cose semplici”.

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Anche il rapporto tra digitale e analogico è felicemente risolto nelle trame di Martini: “Parte della formazione di un designer oggi passa ovviamente attraverso i software di modellazione 3D, e questo sicuramente incide nel modo di progettare e anche di ragionare dei giovani designer. Nel mio caso, però, ciò avviene in una fase successiva. Sicuramente c’è chi parte da un computer, ma per me l’atto creativo comincia prima. E nelle imprecisioni di questa idea di partenza trovo la possibilità di arrivare a tante interpretazioni diverse e possibili dello stesso disegno”.

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Compasso la panca per due presentata all’ultima Milano Design Week per Wallpaper, realizzata con Testigroup

L’altro contrasto che trova una sintesi compiuta nel design di Martini è quello tra i suoi natali a Rio – a sua volta città delle mille contraddizioni, a partire da quelle geografiche di un territorio diviso tra modernità e foreste pluviali – e la necessaria milanesità. “Il Brasile è un Paese di creativi, ma da noi la cultura del design si è sviluppata lentamente. Il modernismo è durato a lungo e per molto tempo l’unico nome di livello internazionale ad avere proposto un’estetica diversa è stato quello dei Fratelli Campana. Oggi i designer del mio Paese si sentono liberi di intraprendere strade diverse e si sta affermando una certa pluralità di linguaggi. Io mi sento a casa a Milano, una città di contrasti che per uno come me venuto da Rio unisce la scala molto umana all’anima di una metropoli internazionale”.