Nell'ultima speculazione di New York ci sono due capolavori - CTD
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Vincenzo Bernardi

5 aprile 2019

Il Ragno e il Predatore, due capolavori in mezzo all’ultima speculazione di New York

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La vertigine delle 154 scale alla Escher di The Vessel e il centro culturale telescopico The Shed. Le architetture mirabolanti in un’area della Grande Mela sempre più simile a Dubai

Ancora poche ore e sulla West Coast di Manhattan risuoneranno le note della Soundtrack of America, il mega evento musicale ideato da Steve McQueen e Quincy Jones che con cinque concerti in dieci giorni inaugurerà The Shed, il nuovo centro artistico da 500 milioni di dollari firmato Diller Scofidio + Renfro.

AMERICAN BEAUTY

L’edificio fa parte dell’investimento immobiliare da 25 miliardi di dollari denominato Hudson Yards la cui prima fase è stata inaugurata lo scorso 15 marzo e che ha fatto molto discutere per The Vessel, il mirabolante edificio-scultura di Thomas Heatherwick che ha stuzzicato la fantasia di visitatori e critici suscitando giudizi contrastanti. In meno di sette anni i due colossi dell’immobiliare Related Companies e Oxford Properties hanno completato la realizzazione di cinque nuovi grattacieli in acciaio e vetro che si stagliano di fronte all’Hudson River come scaglie di una ametista.

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The Vessel di Thomas Heatherwick, courtesy The Vessel

Con i suoi sedici edifici complessivi che saranno completati entro il 2024 su un’area di ventisei ettari, Hudson Yards rappresenta il più grande sviluppo immobiliare privato nella storia degli Stati Uniti e la più significativa trasformazione unitaria di Manhattan dagli anni ’30, quando venne realizzato il Rockefeller Center. Stephen Ross, il miliardario fondatore e presidente di Related Companies nonché proprietario dei Miami Dolphins con un patrimonio personale di 7.7 miliardi di dollari, per costituire il suo personale dream team di progettisti ha chiamato colossi del calibro di Kohn Pedersen Fox, SOM, Heatherwick Studio, Roche-Dinkeloo oltre ai già citati Diller Scofidio + Renfro e ha preannunciato di volersi rivolgere a Santiago Calatrava, Herzog e de Meuron,  Robert AM Stern Architects, e Frank Gehry per gli edifici ancora da costruire. Il suo sogno è quello di creare un “museo di architettura e un modello di vita completamente nuovo”.

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The Vessel di Thomas Heatherwick, courtesy The Vessel

WEST SIDE STORY

Situato lungo la West Side Highway, tra il dinamico quartiere residenziale di Chelsea e quello di Hell’s Kitchen nel punto in cui si attesta il parco lineare sopraelevato dell’High Line e sull’asse che porta all’Empire State Building passando per il Madison Square Garden, Hudson Yards si sviluppa, con uno sforzo di ingegneria impressionante, al di sopra dei binari dello scalo ferroviario della Long Island Railing Road, in una delle ultime grandi aree che ancora erano rimaste da sviluppare a Manhattan.

Il paradosso: si tratta delle costruzioni più piccole dell’area, le uniche concepite come spazi pubblici

L’amministrazione Bloomberg nei primi anni 2000 aveva pensato di realizzare qui il nuovo stadio olimpico nell’ambito della candidatura per le Olimpiadi del 2012 per poi orientarsi, dopo il fallimento di questa, su un programma di riqualificazione incentrato sulla realizzazione di un complesso di uso misto affidato a Related Companies con l’obiettivo di fare di New York una città per super supermiliardari. La città ha sostenuto l’investimento con massicci incentivi fiscali che hanno ridotto le tasse sulla proprietà di circa il 40 per cento e con l’estensione della linea 7 della metropolitana.

Un’operazione immobiliare come non se ne vedevano dagli anni 30, quando fu tirato su il Rockefeller Center. E la municipalità ha contribuito riducendo le tasse sulla proprietà di circa il 40 per cento ed estendendo la linea 7 della metropolitana

Il Municipio ha affidato a Kohn Pedersen Fox la progettazione del masterplan ma ha di fatto lasciato carta bianca agli investitori che hanno così ottenuto la possibilità di realizzare, attorno a un esiguo spazio verde, quattordici grattacieli – tra i quali uno, superando l’Empire State Building, è il terzo più alto di New York – che accoglieranno 4.2 milioni di mq di uffici e appartamenti con un centro commerciale, una struttura culturale e una scuola. Se per Stephen Ross è “il quartiere del futuro”, per i critici più feroci è “una manciata di grattacieli intorno a un prato” privo di design urbano, concepito in maniera simile ai complessi residenziali degli anni ’50. Unica eccezione rispetto a questi ultimi: essere stato progettato da grandi architetti.

In effetti Hudson Yards realizza un modello di comunità chiusa e indifferente alla vitalità cittadina, una enclave quasi blindata riservata a una cerchia ristretta di individui facoltosi e dotata di tutte le comodità dove, analogamente a quanto già avviene in altre parti del mondo da Dubai alla Cina passando per Singapore, l’architettura si vende come marchio di lusso.

E se la cosa è coerente nella logica dell’investitore privato che persegue la massimizzazione del profitto, suscita enormi perplessità per la città che pure ha massicciamente contribuito mettendo a disposizione l’area e ricevendone per il momento in cambio soltanto l’esiguo spazio verde tra le torri, in realtà già ridotto per consentire il passaggio dei taxi e delle limousine private.

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The Shed di Diller, Scofidio + Renfro

ATTACK ON TITAN

Tra le torri di Hudson Yards paradossalmente spiccano i due edifici più piccoli, i soli destinati al pubblico, tra di loro diversissimi: The Vessel e The Shed. Il veliero e il magazzino. Completamente privo di una funzione pratica, The Vessel è una struttura vuota alta 45 metri – equivalenti a 15 piani – composta da 154 scale che delimitano un involucro spaziale che nella forma ricorda quella di un vaso ovoidale, più largo in alto e più stretto in basso. Con l’esuberanza del suo acciaio rivestito di rame lucido l’edificio di Heatherwick si prende lo spazio centrale della piazza come un nucleo atomico attorno al quale il paesaggista Thomas Woltz disegna orbite ellittiche di pavimentazione che ricordano i percorsi degli elettroni.

GUARDA IL VIDEO DI THE SHED DI DILLER SCOFIDIO + RENFRO

Questa trama di scale che portano dappertutto e da nessuna parte, realizza un mondo di metafore e suggestioni senza fine come testimoniano i numerosi epiteti che la struttura ha fin qui raccolto: cestello / Escher – portato alla vita / rete da basket / Grande Doner Kebab / alveare. Il sindaco De Blasio rivolgendosi al progettista durante l’inaugurazione ha detto “se incontri cento newyorkesi ognuno avrà una opinione diversa, non te ne crucciare” In realtà c’è da immaginare che per l’istrionico architetto britannico questo non sia affatto motivo di preoccupazione perché ha affermato: l’importante è che la gente si diverta”.

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The Shed di Diller, Scofidio + Renfro

The Shed al contrario ha una forma parallelepipeda molto più ordinaria e si posiziona di lato nel punto in cui la piazza incontra l’High Line. Destinato ad accogliere in 18 mila metri quadrati gallerie d’arte e laboratori, è caratterizzato da una estrema versatilità grazie agli ampi spazi interni senza pilastri ma soprattutto grazie alla possibilità di espandersi – letteralmente – sopra lo spazio antistante. Facendo scivolare lungo due binari una sorta di esoscheletro mobile tamponato con cuscini translucidi in ETFE che normalmente rimane sovrapposto, in soli cinque minuti effettivi l’edificio progettato da Diller Scofidio + Renfro può essere trasformato in un palazzo del cinema piuttosto che in un teatro con posti a sedere.

Siamo in un’area per supermiliardari, sull’esempio delle comunità chiuse di certi Paesi orientali. E come se non bastasse sono in arrivo altre archistar, da Calatrava a Gerhy ed Herzog e De Meuron

Se the Vessel si comporta come la tela di un ragno che attrae gli spettatori con la promessa di una irresistibile quanto fine a se stessa visione dall’alto, The Shed ricorda piuttosto un predatore che esce dalla sua tana ai piedi della torre per afferrare le sue prede e sorprende per la sua capacità di prendere lo spazio e di diventare fondale del parco oppure di lasciare libero l’ingresso laterale in tutta la sua ampiezza.

Ai piedi dei giganti di cristallo di Hudson Park sembra esserci in atto una lotta per lo spazio pubblico ma in realtà The Vessel e The Shed sono gli attori di quest’ultimo spettacolo sulla High Line in cui ognuno fa alla perfezione la sua parte senza sovrapporre le battute.