Immersi nei pattern del Cooper Hewitt Museum | CieloTerraDesign
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Paolo Casicci

21 Febbraio 2018

Immersi nei pattern del Cooper Hewitt Museum

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A New York, nella casa del design che il mondo invidia all’America

Volete una carta da parati damascata contemporanea, con disegni di idranti antincendio e topi di città, o preferite grafiche optical e pattern astratti? Dopo avere fatto la vostra scelta, selezionando la fantasia prediletta con una penna digitale, potrete vederla proiettata sul muro. Oppure potrete giocare alternando le fantasie scelte o componendone di vostre.

Design damascato chiamato “City Park” che contiene immagini come un idrante antincendio, un parchimetro, un piccione e ratti

 

C’è un museo dedicato al design, a New York, che è un gioiello da cui dovrebbero imparare le altre strutture simili, tematiche e non, di mezzo mondo. È il Cooper Hewitt, Smithsonian Design Museum, fondato nel 1896 per ospitare la collezione privata di Sarah and Eleanor Hewitt, che vollero uno spazio non soltanto espositivo, ma anche “di lavoro e di apprendimento”.

Design optical zebrato, a strisce bianche e nere

 

“Hunt Trophy and Floral Arabesque” del 1785 circa acquisito dai fondatori della Cooper Hewitt Sarah e Eleanor Hewitt

 

Da allora, il Cooper Hewitt è sempre stata una struttura all’avanguardia, non soltanto per i contenuti, ma anche per l’approccio friendly, didattico ma non paludato. I visitatori, per dirne una, grazie a una penna digitale possono marcare le didascalie degli oggetti visti in esposizione e, tornati a casa, accedere al sito del museo col codice del biglietto e ripercorrere la visita comodamente dal computer di casa, soffermandosi sui pezzi o i dettagli per i quali non si era avuto abbastanza tempo.

 

Pattern tedesco del 1820 con una gradazione luminosa di colori

 

Pattern del 2010 disegnato da Javier Mariscal: un groviglio di sedie disegnate

 

Dopo un profondo restauro concluso nel 2014, il Cooper Hewitt – che sorge nell’Upper East Side lungo il celebre Museum Mile del Metropolitan e del Guggenheim – propone ai visitatori, tra le altre cose, una Immersion room dove proiettare i parati della collezione permanente. La stanza dedicata è quella che un tempo ospitava la camera da letto di Margaret Carnegie. Usando la penna digitale in dotazione al visitatore, si può selezionare come sfondo la carta da parati preferita e vederla proiettata sui muri dal pavimento al soffitto. Si può anche giocare al designer creando i propri disegni o rilassarsi mentre gli sfondi si allungano sulle pareti.

 

Fantasia del 1928 chiamata “Sahara” che raffigura cumuli di sabbia del deserto intervallati da carovane di cammelli

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