IN Residence, energia vitale per l'ecosistema design - CTD
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25 settembre 2018

IN Residence, energia vitale per l’ecosistema design

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Il programma formativo ideato da Barbara Brondi & Marco Rainò compie dieci anni. Alla scoperta di un modello che porta le aziende a finanziare il futuro

Vedi alla voce casi virtuosi. Due professionisti, due creativi, riescono nell’impresa sognata da molti di convincere più di un’azienda a finanziare un progetto ambizioso che porta stimoli ed energia in un intero ecosistema, quello del design. Dopo dieci anni di ottimi risultati, gli stessi ideatori esportano all’estero il loro modello, che nel frattempo ha iniziato a far scuola. Parliamo di Barbara Brondi e Marco Rainò, che il 27 settembre inaugurano il decimo ciclo di IN Residence a Vienna, all’interno della Design week austriaca.

Ma facciamo un passo indietro. La Treccani definisce ecosistema “l’insieme degli organismi viventi e delle sostanze non viventi con le quali i primi stabiliscono uno scambio di materiali e di energia in un’area delimitata, per esempio un lago, un prato, un bosco”. Anche il design, a ben vedere, è un ecosistema: ci sono gli organismi viventi – i creativi, le aziende, i consumatori – le sostanze non viventi – le materie prime, gli strumenti di lavoro, le fabbriche – e c’è l’area delimitata, in realtà sempre più ampia e sfrangiata, in cui la creatività dispiega i suoi effetti.

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IN Residence

E lo scambio? Come si produce e circola l’energia in questo ecosistema aperto e complesso su cui moltissimi, soprattutto in Italia, dicono di scommettere, salvo poi procedere da soli cercando di prendere più che di dare? “La prima cosa di cui essere consapevoli è che lavorare in Italia, circondati dal nostro straordinario patrimonio culturale, di per sé non dà alcun vantaggio, se non si ha la coscienza del proprio valore e non si sa come ‘estrarlo’ e metterlo a disposizione di tutti”, dicono Brondi e Rainò.

Nell’ecosistema del design italiano, i due professionisti portano a frutto il loro doppio ruolo. Da un lato assorbono risorse lavorando come progettisti e consulenti per una serie di marchi trasversali ai settori (dall’arredamento – Lago – alla musica – Subsonica, Marlene Kuntz) con il loro studio torinese BRH+ attivo nell’architettura, nell’art direction, nel product e nel graphic design. Dall’altro, rilasciano energia e la mettono in circolo per tutti attraverso una serie di progetti. Il più noto è appunto IN Residence, che proprio in questi giorni compie dieci anni. Si tratta di un programma di formazione aperto ai designer – studenti e neolaureati — di tutto il mondo che ha il momento principale in un seminario tenuto da tutor affermati, di poco più giovani degli allievi. Da IN Residence sono passati negli anni i Formafantasma e Sabine Marcelis, Antonio Aricò e i Raw Edges, Lanzavecchia+Wai e Julien Carretero, solo per fare qualche nome.

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IN Residence

La novità del decennale è che IN Residence, per quanto riguarda il programma di laboratori tematici, si trasforma in esperienza itinerante: nella prima imminente occasione fa tappa a Vienna, per la Design week della capitale austriaca, dal 27 settembre, portando all’estero un modello virtuoso e dieci borse di studio per gli allievi finanziate da due aziende coinvolte nel programma, l’italiana Cedit e Gebrüder Thonet Vienna GmbH. Come in un circolo virtuoso, un investimento chiama l’altro, così a cofinanziare il programma – che comprende anche residenze, una serie di mostre collettive, una collana di pubblicazioni editoriali e una serie di dibattiti pubblici – è arrivata pure Compagnia San Paolo. IN Residence, in pratica, realizza l’ambizione diffusa di attrarre capitali privati, spingendo a scommettere sul design una fondazione bancaria. Una sinergia che, elevata a sistema, potrebbe dare una spinta fortissima al rilancio di interi settori, comparti e mestieri.

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IN Residence

“Nasciamo come architetti, ma abbiamo iniziato a lavorare da subito fuori dalle camere stagne della professione” spiegano Brondi e Rainò. “Quando è nato IN Residence, l’idea era di mettere a frutto contatti e risorse sviluppati attraverso l’attività professionale dello studio perché crediamo da sempre nella formazione e nel dialogo, nella specializzazione e nell’ambizione come strategia. Oggi capita che i nostri clienti arrivino a BRH+ perché hanno apprezzato IN Residence, ma anche che arrivano a IN Residence perché BRH+ ha lavorato per loro”.

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IN Residence

Come consulenti nell'”ecosistema design”, Brondi e Rainò aiutano le imprese a guardarsi innanzitutto dentro per poi far loro rivolgere lo sguardo al futuro, crescendo in immagine e reputazione. Poi, una volta “estratto” il loro valore, le prendono per mano e le portano a scommettere – leggi: finanziare – progetti che sono quell’energia vitale che aiuta gli organismi dell’ecosistema a vivere e a riprodursi.

La scommessa è convincere le aziende che sostenere un modello virtuoso aiuta a far crescere tutto il sistema, e quindi anche loro. Tra le realtà che lo hanno compreso ci sono imprese con cui lavoriamo da tempo e Compagnia San Paolo, che ha deciso di finanziare il nostro programma

Le dieci borse di studio esportate a Vienna sono un piccolo, grande esempio di questo circolo virtuoso. “Cercavamo aziende che fossero disponibili a finanziare i workshop per gli studenti, e il primo pensiero è andato a quelle più consapevoli che valorizzare il proprio marchio vuol dire anche mettere a disposizione risorse per tutti. Chiaramente, non è a chiunque che chiediamo questa disponibilità: ci rivolgiamo a imprese con cui abbiamo già instaurato un dialogo importante”. Cedit ne è un esempio: “Lavoriamo da anni per questa eccellenza italiana del settore ceramico di cui abbiamo progettato gli show room e il flagship store, definendone l’immagine coordinata fino ai cataloghi, oltre ad aver disegnato per loro la nostra collezione Matrice. Il nostro rapporto con Cedit è tale che potevamo proporre questo investimento, ben sapendo che avrebbero accettato non tanto per mettersi in luce, quanto perché consapevoli che anche le aziende lavorano meglio se il sistema è sano e cresce”.

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Giorgia Zanellato e Daniele Bortotto, protagonisti del workshop Intra-temporality a IR Residence, alla Vienna Design Week

Il coinvolgimento dei privati in IN Residence fa riflettere, essendo uno di quei progetti per i quali ci si aspetterebbe un finanziamento pubblico che, invece, non c’è. “Noi crediamo che tra i ruoli e le responsabilità dei designer ci sia anche questo: risvegliare nelle aziende la coscienza, spesso silente, che può portarle a investire nell’interesse di tutti“. Per questo il contributo di aziende illuminate e di una fondazione bancaria assume un valore simbolico decisivo. “Diciamolo con un esempio: In Italia si parla spesso di crisi dei musei. La risposta a questa crisi in genere è l’organizzazione di eventi o di superallestimenti che puntano sulla spettacolarità ma che non sempre ripagano gli sforzi fatti. La giusta soluzione, invece, potrebbe essere un cambio di prospettiva che non porta fuori da sé, ma a valorizzare ciò che già si ha. Pensiamo al modo in cui l’alta manifattura italiana sta costruendo una narrazione apprezzata in tutto il mondo attraverso iniziative che raccontano la sapienza delle mani. Esporre un telaio può generare più vertigine che allestire un evento costosissimo, così come riallestire secondo una chiave inedita una collezione storica può spalancare visioni nuove”. In altre parole, se il mestiere del designer è avere intuizioni come questa, alle aziende illuminate tocca raccoglierle e sostenerle perché diventino realtà. Aspettando che anche il settore pubblico si svegli e, magari, arrivi a contribuire.

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Julien Carretero, protagonista del workshop Intra-temporality a IN Residence, alla Vienna Design Week

Questo approccio all’analisi, questo culto del valore e della specializzazione si ritrovano chiaramente anche da IN Residence, dove la formazione avviene in chiave multidisciplinare, abbattendo gli steccati tradizionali tra i saperi e in chiave di design thinking. Il laboratorio viennese Intra-temporality che terranno Julien Carretero, Giorgia Zanellato e Daniele Bortotto è la ricerca di una chiave di volta per uno dei grandi temi del nostro secolo: il tempo, la sua percezione e il rovello di capitalizzarlo al meglio. “I nostri ritmi vitali sono esposti a perturbazioni costanti, che influenzano la nostra percezione del tempo rendendo tutto irreversibilmente più veloce. Ci siamo chiesti, allora, se il design, in particolare quello che chiamiamo design thinking, può elaborare strategie per farci sfruttare al meglio il nostro tempo, per esempio aiutandoci a trovare sacche di temporalità aggiuntiva, piccoli atomi di tempo ritrovato o creato dal nulla e a capire come sfruttarle. Abbiamo chiamato questa temporalità aggiuntiva Intra-temporality”. Insomma, il design come strumento per concedere a tutti i tempi supplementari di una giornata, di una settimana, forse di una vita.