In Sicilia, nel labirinto di Radicepura dove la natura è un'orchestra - CTD
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Cecilia Alemagna

30 giugno 2019

In Sicilia c’è un labirinto dove la natura è un’orchestra

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Il Labirinto sonoro di Stefano Zorzanello a Radicepura, alla scoperta del sound design

“Abbiamo quindi molte buone ragioni per insistere sulla necessità di porre oggi nuovamente l’accento sull’importanza di parchi ben concepiti dal punto di vista acustico, o di quello che potremmo più poeticamente chiamare un ‘giardino sonifero’, un giardino pieno di suoni. Un solo principio potrà farci da guida in questa impresa: lasciare che a parlare sia sempre la natura. Acqua, vento, uccelli, legno e pietra – sono questi i materiali naturali che, come gli alberi e i cespugli, dovranno essere modellati e strutturati in modo tale da produrre le loro armonie più autentiche”.

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Radicepura Garden Festival, a Giarre (Catania), fino 27 ottobre. Foto di Alfio Garozzo, courtesy Radice Pura Garden Festival

Con questa riflessione Raymond Murray Schafer, musicista canadese e maestro fondatore del paesaggio sonoro, introduceva il capitolo sui giardini soniferi nel suo libro The tuning of the world, edito per la prima volta nel 1977 a Toronto.

Radicepura Garden Festival, evento internazionale dedicato al garden design e all’architettura del paesaggio del Mediterraneo, giunto alla seconda edizione, ha accolto la preoccupazione di Schafer affidando la progettazione di uno dei suoi giardini didattici al sound designer Stefano Zorzanello, autore del Labirinto Sonoro inaugurato questa primavera.

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Foto Alfio Garozzo, courtesy Radicepura Garden Festival

L’opera è composta da quattro dispostivi o gruppi orchestrali posti agli angoli di un classico percorso labirintico e geometrico in siepi. Stefano Zorzanello, come consiglia Schafer, coinvolge nell’orchestrazione i principali quattro elementi naturali: acqua, fuoco, terra, aria. Le quattro installazioni dialogano costantemente tra di loro e i visitatori sono invitati ad interagire, divenendo essi stessi esecutori della composizione sonora.

Il funzionamento del labirinto sonoro è semplice: i quattro dispositivi emettono suoni e rumori che, oltre a propagarsi per via aerea, si incanalano in un sistema sotterraneo di tubi porta-voce, ri-affiorando all’interno del giardino attraverso tubi idraulici in pvc. Due delle installazioni sono azionate dai visitatori-compositori, le altre due suonano in duetto con loro. Quando le siepi saranno alte e l’effetto disorientante del labirinto sarà raggiunto, i visitatori non ne ricercheranno l’uscita, ma il suono che hanno prodotto al suo interno. Ogni installazione è dunque ispirata a un elemento della natura e si attiva con meccanismi diversi, ingegnosi, innovativi e densi di punti di riflessione.

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Portavoce, foto di Carlo Lo Giudice

Phon(e)tain è una fontana, quattro gocce cadono lentamente da una soffione su una lamiera di acciaio inox, il suono emesso dallo sgocciolio viene elaborato in tempo reale, accelerato e decelerato da microfoni posti al di sotto della lamiera, il visitatore attraverso dei percussori (un bastoncino metallico e una spazzola in plastica) può intervenire su questa vibrazione, muovendo il sottile strato di acqua che scivola sulla lamiera e comporre una melodia idraulica ed elettroacustica. L’opera è diffusa da un amplificatore e accoglie il visitatore all’ingresso del labirinto.

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L’Eliolira è un’installazione formata da due strumenti a corde interamente metallici.
La prima lira, superiore e rivolta a sud, suona grazie a un pannello solare (metafora del fuoco) che azionando un motore fa ruotare un bastoncino che a sua volta ne pizzica lievemente le corde. La seconda ‘cetra’ inferiore viene suonata dal visitatore. Si tratta di un oggetto a forte reazione poetica in acciaio e alluminio, programmato da un microcontrollore (Arduino) che emette randomiche melodie metalliche dirette al mare e con le spalle al vulcano.

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Eliolira, foto di Carlo Lo Giudice

Piccolo terremoto portatile riproduce un concerto per suoni percussivi, di crolli e demolizioni appartenenti a vari stati della materia: piombo, acciaio , vetro, legno, pietra. E’ una struttura simmetrica in legno da carpenteria e vetro. Due tavole di legno sostengono ciascuna una scatola in cui sono contenute le sfere materiche: il visitatore deve scuoterle con forza attraverso delle maniglie e delle corde affinché l’impatto delle sfere con il vetro e il legno che chiudono i lati delle scatole generino forti rumori. Due super magneti al neodimio, montati in opposizione fra loro nella parete interna delle assi portanti, si auto-respingono prolungando il moto oscillatorio provocato dal visitatore, in modo che i contenitori-scatola si muovano contemporaneamente e non si scontrino. I suoni tellurici sono distribuiti attraverso un amplificatore, il terremoto portatile è posto in asse con il cratere della montagna vulcanica, sua musa ispiratrice ed avversaria.

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Piccolo terremoto portatile, foto di Alfio Garozzo, courtesy Radice Pura Garden Festival

Principale scultura ludica e colorata, Fiati sospesi è un mini catalogo di suoni ad aria, una
manovella manuale consente di girare vorticosamente dei tubi elettrici attorno a un asse
producendo un suono vorticoso, acuto e spaziale mentre un sistema di quattro pompe in linea fa suonare un gruppo di trombe in plastica e metallo. Fiati sospesi è la principale attrazione dei piccoli visitatori e avvicina all’uscita.

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Fiati sospesi

Addentrandosi all’interno del labirinto, i porta-voce arancioni spuntano tra le siepi e riemettono i suoni che abbiamo prodotto, il visitatore è chiamato a ritrovarli, l’ascolto diventa il filo di Arianna del labirinto, il senso attraverso cui orientarci. L’obiettivo di recuperare la nostra capacità sonologica, spesso sopita o distratta, riportando il peso della nostra attenzione sull’ascolto del paesaggio, è raggiunto.

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Foto di Alfio Garozzo, courtesy Radicepura Garden Festival

Il labirinto sonoro di Stefano Zorzanello, che ha progettato, montato e programmato tutti gli strumenti ci aiuta dunque a concepire in che modo possiamo alterare, migliorare e rendere più carico di significato il paesaggio sonoro che viviamo e quanto sia ormai indispensabile considerare il design acustico una disciplina di cui non possiamo fare più a meno.

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