Addio a Ingo Maurer, genio della lampadina - CTD
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Addio a Ingo Maurer, genio della lampadina

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Muore a 87 anni il designer tedesco che ha trasformato in poesia l’ossessione per i bulbi a incandescenza

Se oggi possiamo parlare di Ingo Maurer come del “poeta della luce”, non è per il vezzo di celebrare con parole alte un grande designer, appena scomparso nella sua Monaco di Baviera a 87 anni. E’ stato lo stesso Maurer, infatti, ad affermare che “la luce deve colpire al cuore e da nessuna altra parte”.

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Bulb

Maurer è stato un poeta, prima ancora che per il valore estetico delle sue creazioni, per il sentimento profuso, alla lettera, in quella vertigine di progetti che copre il secolo del design, dal 1966 – l’anno di Bulb, la lampada-lampadina che tre anni dopo entrerà nella collezione permanente del MoMa di New York insieme a Gulp – al 2019 de La Festa delle Farfalle, ovvero trentaquattro farfalle e una libellula in carta (l’amata carta, feticcio per il primo Ingo dal passato di tipografo), tre lampadine appoggiate su un piatto come se fossero pere e Led integrati nel piatto in porcellana che emettono luce verso l’alto e il basso. In mezzo, un catalogo immaginifico composto da lampade fatte di cuori (One From The Heart, 1989), di ali (Lucellino, 1992), di carte giapponesi dove il marito può lasciare un messaggio alla moglie uscendo di casa o, appunto, una dedica e una poesia (Zettel’z 5, 1997), perfino di guanti (Luzy, 2018), e Flatterby (2016), un bulbo luminoso attorno cui ronzano dieci modellini di insetti, farfalle comprese.

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Blue Luzy

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Amava la lampadina, Maurer, anzi i bulbi erano proprio la sua ossessione, “perché la lampadina è la perfetta simbiosi tra poesia e tecnologia. Il suo filamento al tungsteno simboleggia il ricordo del fuoco. E poi è la prima forma di illuminazione artificiale conosciuta dall’uomo”, ha detto tre anni fa in un’intervista a Margherita Pincioni per il magazine Luce. E amava la lampadina al punto di celebrarla dedicandole provocatoriamente, nel 2009, le Lacrime del pescatore, tre reti in nylon di misure differenti, 385 cristalli e, appunto, una lampadina da fissare al muro, in segno di protesta contro la messa fuori legge dei bulbi a incandescenza a favore dei Led. Quei Led che certo non amava: “Ne esistono di ottimi, ma troppo spesso non vengono utilizzati e la luce sembra perdere la sua vera anima”. Se gli si faceva notare l’esigenza di risparmiare energia, rispondeva che allora la soluzione era illuminare di meno e meglio, al contrario di quello che succede “nei fabbricati commerciali delle nostre città”.

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Lucellino

Della carta, e in genere dei materiali poveri che amava usare, diceva di prediligerli per il modo in cui interagiscono con la luce. Anche l’oro di Lil Luxyry, per esempio, non lo aveva scelto -raccontava – per la preziosità e per l’idea di lusso, ma perché riflette bene e con intensità.

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Zettel’z

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Lacrime del pescatore

Una poesia è anche Porca Miseria, uno dei suoi lavori più noti, nato come un ready made assemblando pezzi di porcellane cinesi rotte, anche questa una forma di protesta, contro il design milanese dell’epoca (era il 1994): “Allora Milano era più borghese di oggi; ora è cambiata molto, per fortuna”, aveva detto di recente a Francesca Balena Arista di Icon Design.

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Porca Miseria

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Porca Miseria era anche un miracolo di alto artigianato che si ripeteva ciclicamente, dal 2006, in un numero limitato di esemplari assemblati con un complesso lavoro manuale per ricreare come l’esplosione – ripresa dalla scena finale di Zabriskie Point – delle porcellane. Una creazione che, per quanti decidono di comprarla, si trasforma in un rompicapo al momento del montaggio, visto che, come è spiegato nele istruzioni, per determinare l’altezza di sospensione occorrono tre persone: “Due sollevano il lampadario dal basso tenendolo per il telaio di montaggio e una terza tira il filo fino a raggiungere l’altezza desiderata”. Un rompicapo che da oggi mancherà: al design, ai suoi appassionati e alla poesia.