Italian stories, e il made in Italy diventa meta turistica
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Paolo Casicci

24 marzo 2016

Italian Stories, e il made in Italy diventa meta turistica

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Giorgia, ceramista a Trento. Foto Claudia Corrent

Il portale web che apre ai viaggiatori le botteghe degli artigiani

C’è Giò, che ha aperto al pubblico la sua officina di Milano e ha trasformato una piccola fabbrica di biciclette in un luogo di incontro e scambio di esperienze. C’è Elisa, che ogni mattina accoglie per colazione i visitatori nella sua sartoria di Agliana, in Toscana, e nel frattempo svela i segreti del mestiere. C’è Andrea, maestro cartaio pugliese che, qualche giorno fa, ha ricevuto la visita di Paul Ashton della Beach House Pictures di Singapore – la più grande casa di produzione cinematografica indipendente d’Asia – e ora si appresta a finire in un documentario internazionale. E poi Emanuele, fabbro a Città di Castello, Felice, laveggiaio a Sondrio, Giorgia, ceramista a Trento… Che cosa hanno in comune? Sono tutti artigiani, interpreti del celebrato made in Italy, che un portale web nato poco più di un anno fa ha riunito in un enorme database e convinto ad aprire le rispettive botteghe. Non per vendere le loro creazioni, ma qualcosa, forse, di più prezioso, come il loro tempo e la loro esperienza.

Il portale si chiama Italian Stories e funziona come una piattaforma che mette in contatto un certo tipo di viaggiatori, quelli che cercano esperienze “autentiche” e personalizzate, con gli artigiani italiani. Il viaggiatore può prenotare l’esperienza da vivere partendo dalla scelta del territorio o della tipologia di produzione, entrando direttamente in contatto con gli artigiani che le propongono. E gli artigiani, i designer o i produttori possono inserire autonomamente la propria proposta di esperienza, che può andare da una semplice visita a un più approfondito laboratorio di uno o più giorni. A visita finita, il viaggiatore può scrivere sul portale la propria recensione. La piattaforma è stata lanciata nel gennaio del 2015 e a oggi conta oltre 250 mila visualizzazioni, ottanta artigiani attivi sul sito, oltre duecento esperienze prenotabili.

“Abbiamo sempre creduto nel valore dell’artigianato italiano” dice Eleonora Odorizzi, socio fondatore, con il marito, di Italian Stories. “Con il nostro portale siamo voluti passare dallo storytelling allo storyliving. Dal racconto all’esperienza diretta. L’obiettivo, insomma, è permettere alla gente di vivere l’artigianato, non solo di apprezzarlo”.

Il primo passo, ovviamente, è stato censire gli artigiani. “Il valore del nostro progetto sta anche nell’aver messo a sistema, in rete, le tante realtà del made in Italy” continua Eleonora. “È un’iniziativa che somiglia a forme di sharing economy senza esserlo propriamente, anzi andando oltre per molti aspetti: noi non offriamo un prodotto, ma un’esperienza. E, insieme, lavoriamo per dare futuro a una realtà importante per il nostro Paese. Non a caso si rivolgono a Italian Stories anche i giovani e le scuole“.

La caccia grossa agli artigiani non si ferma mai. Anzi, per certi aspetti è appena iniziata: “Si tratta di un lavoro  in progress, che potrebbe anche non finire mai. All’inizio è stato faticoso spiegare a un artigiano ciò che gli stavamo proponendo, cioè non di vendere le proprie creazioni, ma il proprio tempo e la propria esperienza. Ma una volta convinti i primi, è stato tutto più semplice grazie al passaparola. Adesso sono gli artigiani stessi a cercarci, a farsi avanti. Oppure sono le città o le istituzioni locali a contattarci per segnalarci botteghe, laboratori e realtà del posto. E poi c’è la rete dei nostri story-finding: i fotoreperter sparsi in tutta Italia che vanno a bussare alle porte delle botteghe e si propongono per gli scatti. Gli artigiani in genere sono troppo impegnati col lavoro per avere tempo da dedicare ad altro”.

Un’altra scommessa è quella di contribuire a cambiare l’offerta turistica nel Paese. “I nostri clienti in genere hanno spiccati interessi culturali, ma non dobbiamo percepire il loro come un mondo elitario. C’è il frequentatore di musei, ma anche chi non va alle mostre però vuole imparare a costruirsi da solo i pedali della bicicletta o la pipa. Abbiano capito che l’artigianato, come le città d’arte, può fare destinazione. Incoraggiamo così un prodotto turistico nuovo”.