Italianism, la creatività contemporanea in trenta cover storiche rivisitate | CTD
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1 maggio 2018

Italianism, la creatività contemporanea in trenta cover storiche rivisitate

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Al via la quinta edizione della conferenza ideata da Renato Fontana. Con una masterclass di Jonathan Barnbrook

 

Quante buone ragioni ci sono per seguire la quinta edizione di Italianism e prenotare un viaggio alla Reggia di Portici, il 10 e l’11 maggio prossimi? Partiamo dalla prima.

La masterclass di Barnbrook

Non capita tutti i giorni di poter partecipare a una masterclass tenuta da Jonathan Barnbrook. Uno dei più importanti graphic designer internazionali ha scelto la conferenza creativa ideata e diretta da Renato Fontana, dedicata non a caso quest’anno alle copertine di dischi storici degli ultimi cinquant’anni di musica italiana, per parlare della sua visione tra rock, arte, società e grafica. Barnbrook parlerà della partnership creativa pluriennale con David Bowie, raccontando come sono nate le copertine di Heathen, di The Next Day e di Blackstar (e poi, dopo la morte della rockstar, della mostra David Bowie is). Un racconto non soltanto professionale, ma di vita, visto che Bowie e Barnbrook dialogavano personalmente via Skype e via email senza le mediazioni e i filtri di discografici e collaboratori tipici dell’industria dello spettacolo.

Alberto Biffi reinterpreta Amorematico dei Subsonica

Dai pattern alle cover

La masterclass di Barnbrook è la punta di diamante di una rassegna che, anche quest’anno, scatena visioni attorno a un tema scelto per fare da cartina al tornasole della creatività italiana contemporanea. L’anno scorso le parole chiave su cui Italianism ha interrogato esperti e talenti ruotavano intorno al mondo del design. Poi è toccato ai pattern: dallo scorso giugno, Italianism.it ha iniziato a commissionare e pubblicare in esclusiva sulla landing page Pattern Matters artwork originali della migliore scena italiana emergente, coronando l’iniziativa all’ultimo Fuorisalone di Milano con Come si dice pattern in italiano? un allestimento di grande successo con quarantadue pattern nell’Appartamento Lago. Quest’anno la chiave prescelta è la musica e il modo in cui la grafica la traduce per immagini. Nella due giorni saranno messi in circolo sguardi, scelte linguistiche, immagini a cura di giornalisti, speaker, designer, scrittori, fotografi, produttori, distributori, promoter, art director, registi e di altri professionisti che ruotano attorno al pop.

Ivan Iovine rilegge Epica Etica Etnica Pathos dei Cccp

 

Il contest: superiamo la nostalgia

A Italianism ci sarà spazio per i trenta vincitori del contest Dieci copertine: per un mese, collegandosi a Italianism.it, i partecipanti si sono visti assegnare a caso da un algoritmo la copertina di uno dei dieci dischi scelti da un gruppo di giornalisti e l’hanno rielaborata. Perché un salto così indietro nel passato per raccontare la creatività contemporanea? “Credo che il legame con la memoria, personale e collettiva, e il richiamo al passato in sé non sia affatto negativo e limitativo” spiega Fontana, “nell’ambito della cultura visiva i giochi di citazioni, rimandi e sottotesti fanno parte della logica creativa. Proporli, da un lato autoriale, e capirli, da parte del pubblico, fa parte delle regole di ingaggio di molti settori: penso alla grafica e alla fotografia, ma mi vengono in mente infiniti esempi nelle serie tv o nel cinema. Tanto più che in un’area così satura è molto difficile pensare di essere del tutto innovativi e inventare qualcosa di assolutamente inedito: molti rispetto al concetto di originalità concordano sul fatto che consista spesso in un mix ricalibrato di elementi già esistenti o noti”. Insomma, “reinterpretare e remixare non sono per definizione atti nostalgici: è interessante vedere come studenti ventenni si sono posti di fronte agli album di Mina, Battiato, Battisti o Bertè, CCCP, per citarne alcuni, che forse non hanno mai nemmeno ascoltato. Guardare indietro non coincide con il fatto di non andare avanti”.

Amorematico dei Subsonica, copertina di Simone Crescenzi

 

Gli artwork

Già, come si sono posti i concorrenti di fronte ad album e autori storici, che forse non hanno mai ascoltato? Dice Antonia Marmo, communication manager, direttore di Roma Design Week e membro della giuria: “Oltre 750 proposte, una partecipazione altissima, si vede che il tema è piaciuto, è caldo e molto ci sarà da dire ancora, un contest è sempre un punto di partenza, cosa che per Italianism è più vera che mai. Noi dieci giudici, che veniamo da mondi diversi ma che per vite e professioni siamo portati a lavorare sempre con lo sguardo e la comunicazione, i tanti artwork arrivati li abbiamo visti e guardati man mano che arrivavano e che venivano pubblicati. Ci siamo innamorati probabilmente a prima vista di alcuni subito, di altri più lentamente, poi siamo tornati con calma su tutti, oltre le prime corde toccate immediatamente in ciascuno di noi, cercandone meglio i valori e mettendo insieme un giudizio in base a tutti i criteri che potessimo utilizzare per tirare fuori il meglio. Alla fine i trenta vincitori sono ai nostri occhi, e si spera anche ai vostri, quelli che meglio hanno espresso il tema e la richiesta, ritratti nuovi di mondi conosciuti”.

Visual, lettering, poetica

Prosegue Marmo: “Sicuramente ha contato la capacità di raccontare il disco, di farlo con coerenza, ma questo era possibile solo con una composizione corretta e rigorosa, oltre che originale, per visual, lettering, poetica, linguaggio. Ma anche il sapere evocare altro e portarci altrove. Una copertina è un artwork composito, un’opera totale e un oggetto fatto di vari elementi, che insieme devono funzionare per un ambito e uno scopo ben precisi e alle scale del prodotto discografico; una bella immagine può magari essere perfetta per l’editoria, ma non funzionare necessariamente come copertina. A margine ci rammarica un po’ la poca adesione degli appassionati di fotografia e lo scarso utilizzo dell’immagine fotografica, forse perché non è immediato passare dallo scatto alla composizione di una copertina, ‘forzare’ una fotografia nella cornice di un’impaginazione in compresenza di altre componenti, lo stesso maestro Ghirri ne rilevava la complessità. Anche questo uno spunto da approfondire. Ma in definitiva i trenta vincitori, con differenti linguaggi e strumenti, tracciano un quadro complessivo di fresca creatività visiva per il racconto della musica”.

Luca Fantozzi, cover di Traslocando, Loredana Bertè

Il programma

Italianism prende il via il 10 maggio con un Creative match: dal vivo, undici tra le più importanti università, accademie, scuole di specializzazione dell’area comunicazione, creatività e arte (AANT Roma, ABAN Napoli, IED Milano, IED Roma, IUAD Napoli, Politecnico Milano, Politecnico Torino, Quasar Roma, RUFA Roma, Sapienza Roma, Università Federico II Napoli) si affronteranno su un brief avente per oggetto la realizzazione di un progetto di comunicazione richiesto da un vero  committente. La squadra vincitrice verrà premiata con un compenso finanziario. Seguirà la masterclass di Barnbrook. Quindi, la creative conference Le parole della musica italiana con interventi di Sandro Cappelletto, Francesco Lettieri, Cristina Morozzi, Vito Nesta, Alice Pasquini, Populous, Federico Vacalebre e le visualizzazioni a cura di sette network creativi tra grafica, illustrazione e fotografia (ADCI, IDEA Academy Roma, Lahar Magazine Pelo Magazine, Pangramma Torino, Print Club Torino, RVM Magazine).

Chiara Moschetti, Come è profondo il mare di Lucio Dalla

Le mostre

Spazio anche alle mostre. Forma e funzione per la musica (fino al 20 maggio): quattro importanti istituti universitari, Politecnico di Milano, Politecnico di Torino, Università Federico II di Napoli e Università Sapienza di Roma analizzano e mettono in mostra il rapporto tra musica e design attraverso il racconto delle aziende, dei laboratori e delle persone che in Italia hanno saputo innovare il mondo dei supporti musicali, degli apparecchi per la diffusione del suono e degli strumenti musicali. Con Italianisimm’, invece, Federico Vacalebre, capo della redazione cultura e spettacoli de Il Mattino, ha selezionato ventuno eccellenze autoriali della musica napoletana, che verranno raccontate visivamente attraverso altrettanti scatti fotografici e illustrazioni realizzati dai network facenti capo a LAB\per un laboratorio irregolare di Napoli e a MiMaster Illustrazione di Milano.

CantaNapoli reloaded

Vacalebre ha seguito per la sua selezione il filo di un CantaNapoli reloaded: “Note sparse, ma intonate, su un canto glocal e resistente, su una creatività non allineata. Ovvero, la vacalebrica top twenty + 1 del neapolitan power che il potere (nello showbiz) non l’ha avuto mai, anche perché voleva, e vuole, mandare la fantasia verace al potere. Gli esclusi hanno ragione da vendere nel protestare, ma gli inclusi ne avrebbero avute di più”. Chiaramente, spazio ai trenta artwork vincitori del contest online realizzato dalla piattaforma nei mesi scorsi e che trovate qui. Le mostre sono a cura di Giovanna Talocci con l’organizzazione di Loredana De Luca / TheSignEvent.

Le cinque cover che pubblichiamo in questo pezzo sono quelle preferite da Cieloterradesign tra le partecipanti al contest Dieci copertine.

 

Renato Fontana, ideatore e direttore di Italianism