Camera anecoica: la stanza del silenzio assoluto - CieloTerraDesign
menu

La stanza del silenzio assoluto

Share:
la-camera-del-silenzio-ferrara-camera-anecoica-1

A Ferrara apre al pubblico la camera anecoica, dove tutti i suoni sono azzerati

Un ambiente asettico, in cui domina il bianco, declinato nelle linee orizzontali e verticali delle lance di poliestere che ricoprono le pareti e il soffitto: un cubo chiuso alto dieci metri, che nulla ha da invidiare a certe scene del film Matrix in cui il silenzio è assoluto.

È la camera anecoica, ovvero la stanza senza eco, realizzata a Ferrara dall’università per scopi scientifici. La prima italiana, ma non del mondo: ne esistono una in Inghilterra e un’altra negli Stati Uniti.

“Per noi è soprattutto un laboratorio, ci facciamo ricerca, certificazioni, esperimenti” dice il professor Patrizio Fausti, uno dei ricercatori che operano in questa struttura, punta di diamante del dipartimento di Ingegneria.

Nessun suono riesce a filtrare dall’esterno attraverso la robusta corazza di tre metri di pareti di cemento armato, innumerevoli strati di feltro e cunei bianchi di poliestere orientati verso il visitatore come pugnali.

Difficile immaginare il silenzio assoluto, l’assenza completa di qualsivoglia suono o fruscio. Persino nel luogo più sperduto non è possibile azzerare il rumore del vento, di un uccello in volo. Ancor più arduo immaginare il silenzio quando ci si trova in città, in ambienti brulicanti di rumori, anche di notte, magari soffusi, ma sempre presenti.

Nella camera anecoica, invece, il silenzio è completo e neanche con il massimo impegno è possibile sentire alcunché; l’atmosfera è rarefatta, la luce è neutra, non c’è nessuno stimolo dall’esterno. Si è, in fin dei conti, completamente soli con se stessi, con i propri pensieri, il proprio respiro.

Pura poesia. Ma anche business. La sound quality di molti brand è stata testata nella stanza di Ferrara “Ci conoscono bene molte aziende con cui collaboriamo” racconta l’ingegnere Francesco Pompoli, “Alfa Romeo voleva ottenere un suono omogeneo e gradevole per i tasti del cruscotto della Giulia Quadrifoglio. Non un effetto finto e posticcio, ma soffuso, solido. Giorni e giorni abbiamo lavorato su quei tasti da pigiare e analizzare, finché abbiamo trovato le specifiche da mandare ai fornitori”. E anche la Maserati ha subito pensato ai ricercatori di Ferrara per risolvere quel fastidioso rumore al tubo di scappamento che li assillava.

Non solo case automobilistiche: anche Technogym è intervenuta per testare i propri prodotti con l’obbiettivo di raggiungere il blend perfetto di motore, cadenza del passo e fruscio del tappeto dei propri tapis roulant.

A Ferrara si è fatta anche ricerca entomologica: un esperimento su insetti, un’analisi sul loro ronzio e sulle loro frequenze come chiave per distinguere le specie nocive da quelle innocue.

Quando viene aperta al pubblico, come in questi giorni, il successo è assicurato, lunghe file di curiosi aspettano pazientemente di entrare per saggiare il silenzio assoluto.

“Facciamo mini esperimenti sull’acustica, soprattutto per i bambini. È un ambiente ideale, il rumore di fondo è inferiore ai 15 decibel, cioè niente” spiega Fausti mentre esegue l’esperimento che meglio chiarisce la camera anecoica: un palloncino viene fatto scoppiare prima all’esterno e dopo all’interno: in questo secondo caso lo scoppio si riduce a un suono sordo brevissimo, l’onda sonora è stata completamente assorbita.

Nicolò Zuccherini Martello, architetto e musicista, dà vita a un altro fenomeno sonoro, prima con un violino, poi con un sax, “adesso suonerò un nota costante, poi mi girerò verso la parete…”, il suono cade, la nota si spegne e muore. “Qui la musica perde l’anima ” non c’è risonanza, i suoni risultano asciutti, aridi, morti.

Qualche adulto domanda se può rimanere dentro la stanza anecoica per qualche minuto, per provare l’effetto che fa. Ma il silenzio a lungo cercato può essere insopportabile, tanto che gli inglesi hanno dimostrato che una persona non addetta ai lavori non riesce a resistere più di 15 minuti in questi ambienti.

Dopo qualche minuto all’interno della stanza, tuttavia, il silenzio non è più assoluto, un ronzio emerge, continuo e basso, quasi impercettibile. È il sibilo del proprio cervello, “è il segno dell’attività cerebrale”, spiegano gli esperti, come aveva già scoperto John Cage nel 1952 nella camera anecoica dell’università di Harvard. A sorpresa Cage aveva comunque individuato chiaramente due rumori, uno basso e l’altro acuto. Il primo, come gli fu spiegato, era dovuto al suo apparato circolatorio e l’altro a quello nervoso.

Nell’assenza completa di rumori esterni, l’unico segnale esistente arriva dal nostro corpo.