Ho visto case

La casa cubista a Tokyo

Giochi di prospettiva nelle 24 stanze per una famiglia sola

 

di Isabella Clara Sciacca

 

Il Giappone cambia faccia

Il tempo in cui i giapponesi vivevano in case microscopiche è finito. “Si è passati dal dividere spazi ridotti per molti residenti all’unire piccoli spazi preesistenti in ampie unità abitative a vantaggio di poche persone. Lo spopolamento in Giappone è cominciato dieci anni fa e anche il numero dei proprietari si è notevolmente abbassato, in via teorica gli abitanti dovrebbero poter avere molto più spazio a disposizione per le loro residenze” afferma l’architetto Kazuyasu Kochi, autore di un originale progetto di ristrutturazione a Tokio.

 

Spazi più ampi, budget più piccolo

Quando Kochi viene a sapere dal suo cliente che aveva in mente di abbattere il proprio appartamento nella periferia di Tokyo per ricostruirlo interamente, cerca in tutti i modi di dissuaderlo. L’architetto propone subito di mantenere la grande costruzione, che consiste in otto unità abitative, convertendola in un’unica casa per la famiglia di quattro persone con due bambini. La proposta, di per sé inusuale dal momento che in Giappone è molto diffusa la pratica della demolizione di una struttura per poi ricostruirla a piacimento, è dettata da esigenze pratiche: con il budget a disposizione i clienti avrebbero potuto realizzare solo metà della costruzione preesistente.

 

Stanze comunicanti, mantenendo la privacy

In questo progetto l’atto di unire coesiste con quello di dividere, e il risultato è un interno dinamico e articolato che consente di vivere liberamente tutti gli spazi, senza perdere per questo il senso di intimità e raccoglimento di ogni ambiente. “Puntavo a creare un’alta densità e ricchezza di sfondi nello spazio di una piccola architettura”, dice Kochi. La costruzione aveva una struttura molto rigida, in cui pareti e pavimenti dividevano in maniera sistematica lo spazio interno in otto stanze. Il progetto comincia con il creare un’apertura, un foro al centro dell’appartamento per collegare fra di loro gli ambienti, successivamente dalle pareti e dai pavimenti vengono “ritagliate” forme geometriche triangolari o quadrangolari. Questi tagli non hanno soltanto l’obiettivo di creare connessione tra le stanze, ma consentono anche alla luce e ai suoni di attraversare l’appartamento.

 

La casa-appartamento

Alla fine di due anni di lavoro ecco che il progetto della Apartment-house, come è stata battezzata dal suo progettista, prende vita. Racchiusa nell’anonima struttura originaria, ricoperta di tavole di legno dipinte di bianco, l’abitazione di quasi 600 mq contiene adesso 24 stanze distribuite su due piani e gli spazi sono nettamente delineati da colori vivaci come il blu, il giallo e il rosa: “Mi piacciono gli spazi ad alta densità come i grandi magazzini” afferma Kochi. Tutte le stanze, fatta eccezione per la master bedroom e quella del pianoforte, si aprono su una sala di doppia altezza che Kochi ha scavato al centro dello stabile perché “per trasformare questa costruzione in una casa per una famiglia avevo bisogno di collegare gli spazi”, spiega l’architetto. Nessuna sorpresa se questa stanza centrale, che si affaccia a sud, sembra essere il posto preferito di tutti gli abitanti della casa. Per contro alcune delle stanze individuali sono a malapena più grandi del mobilio che contengono. “Una stanza da 15 -20 mq è più che sufficiente per un divano e una tv” sostiene Kochi.

 

Una casa cubista

Gli spazi sono definiti da tinte vivaci che giocano sul teorema dei quattro colori di Guthrie, secondo il quale è quello il numero sufficiente di colorazioni per dipingere ogni area facendo in modo che quelle comunicanti non abbiano lo stesso colore. All’interno dell’appartamento si possono vedere due tipi diversi di profondità nello stesso posto. Cromie e forme geometriche giocano con la percezione visiva creando dimensioni virtuali. Se nella storia dell’arte i cubisti riuscirono a trovare la terza dimensione nello spazio bidimensionale della tela, forse la “casa-appartamento” può far rivivere, nelle forme dell’architettura, l’arte cubista.

 

 

 

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