La casa nell'orto di LDA.iMDA disegnata come farebbe un bambino - CTD
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La casa nell’orto disegnata come farebbe un bambino

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L’abitazione di LDA.iMDA a San Miniato sollevata da terra e con il tetto spiovente in continuità con le pareti

Una casa progettata dove e come la disegnerebbe un bambino: nella natura, con il tetto spiovente, dalla linea essenziale, quasi ancestrale.

LDA.iMdA architetti associati ha progettato la Casa nell’Orto a San Miniato per realizzare il desiderio dei committenti di avere una residenza nel pieno della natura e il meno invasiva possibile, in continuità con il giardino e l’orto, quasi un rifugio che fosse allo stesso tempo funzionale per ospitare eventi.

Il rivestimento esterno che mette in continuità tetto e parete è una lastra di poliolefina ecologica ad alta riflettanza solare, una tecnologia strutturale solitamente utilizzata nelle serre e che qui è stata adattata all’uso abitativo

Per rendere il meno possibile invasiva la struttura, gli architetti hanno sollevato l’intero piano su pali riducendo l’impatto dell’edificio sul paesaggio e collocato i servizi idraulici sul terreno. Le aperture vetrate su entrambe le estremità portano luce naturale e ventilazione nell’abitazione.

Il rivestimento esterno che mette in continuità tetto e parete consiste in una lastra di poliolefina ecologica ad alta riflettanza solare, una tecnologia strutturale solitamente utilizzata nelle serre e che qui è stata adattata all’uso abitativo.

Il rivestimento interno del pavimento è costituito da lastre prefabbricate autoportanti in legno di larice, polistirolo e legno di abete, ricoperte da uno strato protettivo anti infiltrazione e resistente all’acqua per ospitare qualsiasi tipo di attività.

“Nelle sue varie declinazioni l’abitare privato può cristallizzare la manifesta volontà di riappropriarsi di una dimensione perduta, la dimensione di una porzione di territorio residuale” spiegano gli architetti. “In questo progetto la forma non è contesto, non è reinterpretazione della tradizione né ricerca di rapporti figurativi perduti. Lo scopo precede la prassi metodologica di inserire architetture contemporanee in contesti territoriali fragili in modo da riattivarne, con nuove relazioni di prossimità, le potenzialità relazionali”.

Il ruolo illuminato della proprietà non è stato secondario. In particolare, come sottolineano gli architetti, nella casa nell’orto “si racchiude l’inesauribile energia che la committenza ha messo in questa realizzazione soprattutto in merito a scelte innovative”. Tutte le scelte progettuali sono dunque il frutto di uno sforzo comune. Innanzitutto il sopracitato rivestimento esterno all’insegna della continuità tra parete e copertura, realizzato applicando la guaina poliolefina ecologica ad elevata riflettanza solare. Quindi la tecnologia strutturale estremamente povera utilizzata in genere per le serre e adattata per l’abitazione, passando per la finitura del pavimento interno ottenuta trattando con opportuni anti infiltranti il pannello prefabbricato portante (legno larice-polistirene-abete) e la struttura modulare realizzata parzializzando il progetto più ampio che prevedeva spazi interni da adibire a serra invernale.

 

 

“Questo progetto rientra in quel filone di ricerca tesa a indagare come la sintesi figurativa di un’opera d’architettura sia spesso ricorsiva nell’attività di un architetto, e come essa stessa possa essere un elemento d’indagine indispensabile nel cercare risposte e/o modelli adeguati richiesti da una contemporaneità estremamente fluida e dinamica“.