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E la luce rubò la scena

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Dalla Design week milanese: illuminazione sempre meno di contorno e sempre più centrale

“Il ricordo visibile di una luce invisibile”, per dirla con Thomas S. Eliot. Luce che crea spazio, che delimita e crea ombre morbide, che si riflette e da accessorio diventa progetto. La design week milanese conclusa due settimane fa ha regalato spunti importanti sull’illuminazione, a partire chiaramente dagli espositori presenti ad Euroluce per finire con le realtà grandi e piccole del Fuorisalone.

Tra le tante tendenze, ecco innanzitutto quella al contrasto continuo di materiali, opachi e riflettenti, con la luce che morbidamente rimbalza da una parte all’altra, creando effetti sulle pareti e nello spazio circostante. E’ il caso di Sol_03, progettata da Daniel Rybakken per Luceplan. Il designer norvegese, ex SaloneSatellite, vincitore negli ultimi tre anni del Compasso D’Oro, ha pensato a una lampada che diffonde e riflette la luce proiettandola su un grande disco in alluminio all’interno del quale è teso un film bianco traslucido o una membrana a specchio metallizzata.

Di grande impatto è anche Coassiale di Vittorio Venezia – anche lui ex SaloneSatellite – per Martinelli Luce: una lampada formata da due led disposti internamenti a due supporti cilindrici, uno al soffitto e l’altro alla base. La luce viene riflessa su un disco che corre lungo i  due cavi, creando un movimento sempre diverso sulla parete.

Di ispirazione retrò è invece La Lollo di Slamp, una lampada a sospensione che con le sue forme vuole evocare la Dolce Vita felliniana. Uno chandelier rivisitato, dove cilindri illuminati a led vengono disposti attorno a un anello centrale, ad altezze variabili, alternando metalli preziosi a trasparenze e colorazioni pastello.

Sulla stessa linea sono Favaretto&Partners, che hanno disegnato per Vistosi la lampada a sospensione Jube, con diffusori sferici costituiti da due parti: una esterna, in vetro soffiato e in tre colori a scelta – verde antico, fumé o terra bruciata – e una interna, in vetro soffiato bianco, sovrapposte, che nascondono una sorgente luminosa a led.

Gioca sulla sovrapposizione anche Arumi, la sospensione disegnata dal duo creativo formato da Paolo Lucidi e Luca Pevere per Foscarini e incentrata proprio sui contrasti materici tra l’opacità dell’alluminio esterno della prima calotta e la lucentezza del metallo liscio e lucido della calotta interna.

Il giovane designer Andrea Brugnera ha realizzato per Zava la lampada Sonoluce, che riproduce in maniera stilizzata una lampadina. Si tratta di una silhouette – da parete o sospensione – dove la luce viene proiettata da un led contenuto nel corpo della lampada verso la stringa in metallo che riproduce la forma della lampadina.

La luce corre in maniera circolare anche nella sospensione – ma esiste pure la versione da parete – Golden Ring di Panzeri, costituita da due anelli in alluminio con led incorporati che si incontrano e donano dinamicità allo spazio.

Completamente diversa per stile, ma comunque scenografica, è invece la romantica Flower Power di VG, dove una cascata di fiori – il modello base prevede, tulipani ma è possibile richiedere altre varianti – scende dal soffitto e custodisce al centro le luci in vetro di Murano, che illuminano con sorgenti a led.

Impossibile ignorare i giganti Artemide e Flos di cui tanto si è detto e scritto. Artemide, che ha convinto con uno stand concettuale puntando sull’abbattimento di muri e barriere e su giochi di prospettive, ha allestito al Fuorisalone il sistema di illuminazione Alphabet of Light per l’installazione di Bjarke Ingels Group all’Università degli Studi di Milano ed è  stato al centro della mostra fotografica Artemide through the lens of Pierpaolo Ferrari presso lo showroom Artemide in Corso Monforte 19, in cui l’occhio del fotografo coglie e presenta non solo i nuovi pezzi ma rivisita anche la storia dei pezzi più classici.

Flos ha incantato con la sua collaborazione con lo studio Formafantasma – che in parallelo ha presentato Foundation, un’esposizione che offre uno sguardo al loro modus operandi, presso Spazio Krizia. La collezione del duo italiano di stanza in Olanda è un esercizio di stile che riduce al minimo l’oggetto e la materia per produrre un’illuminazione altamente espressiva, quasi scultorea. Dall’unione tra Flos e lo studio sono nate WireRing e Blush Lamp, il cui design è basato in entrambi i casi sulla dimensione emozionale del rapporto che ogni uomo ha con la luce, combinando l’illuminazione con l’intimità delle ombre. Blush Lamp è una lampada formata da una striscia led e da un vetro dicroico, utilizzato per creare riflessi vivi sulle pareti, quasi a voler essere una risposta alla desaturazione dei colori durante i mesi invernali, con la precisa volontà di creare l’atmosfera di un giorno estivo. WireRing, invece, è composta esclusivamente di due elementi differenti, un cavo elettrico a forma di cinta e un anello che contiene una striscia led. Nella lampada – disponibile in differenti colori e finiture – l’attenzione è sul cavo, di solito considerato come qualcosa da nascondere, e sulla trasmissione dell’energia all’anello luminoso.

E poi ci sono anche le realtà più piccole ma di grande qualità come Edizioni Design con Quattro, la nuova collezione con due lampade a sospensione dal segno deciso, “naked” e riconoscibile, che contraddistingue il brand milanese dello showroom nel cuore di Brera.

Altra menzione d’onore la merita Lambert&Fils, alla sua prima apparizione ad Euroluce con le collaborazioni tra il designer Guillaume Sasseville e la galleria parigina Armel Soyer. Lambert&Fils promette di diventare in pochi anni una figura di spicco sulla scena del lighting internazionale.