La prevalenza del femminile | CTD
menu
Mario Alessiani

12 aprile 2018

La prevalenza del femminile

Share:

Più brave dei colleghi maschi a trasformare lo stile in concept

 

Prende il via con questo pezzo la rubrica Millennial Design di Mario Alessiani. L’autore è un creativo italiano di 29 anni attivo a Teramo, dove ha fondato lo studio che porta il suo nome nel 2013. Diplomato in Product design allo Ied di Roma nel 2011, ha collaborato con designer di fama internazionale come Jake Phipps, a Londra. Insegna Design method per lo Ied all’Università di Sichuan, in Cina. Con una lunga esperienza alle spalle, Alessiani è l’esempio perfetto per capire come lavora e che cosa propone un creativo millennial, appartenente cioè a quella generazione di nati a partire dagli anni Ottanta che stanno lentamente rivoluzionando i consumi legati alla casa, alla moda, al tempo libero.

 

L’argomento che lancio oggi è una riflessione personale sullo stile. Ammetto che forse è cosa che mi compete poco, visto che nella mia esperienza professionale ho sempre cercato ispirazione in chi lo stile ha provato a superarlo. Penso a Enzo Mari, Bruno Munari e Jasper Morrison, che sicuramente nella loro carriera hanno toccato temi profondi in cui l’estetica (intesa come esteriorità delle cose), personale e progettuale, si inchinava al concetto, quello che in tempi moderni definiremmo concept.

Prima però partiamo da una premessa: quando si guarda indietro, si riesce sempre a identificare una corrente che, in un determinato periodo, si pensa che abbia definito l’immagine visiva che a sua volta caratterizza quel momento storico. Mi riferisco, per esempio, al periodo Memphis. Se mettiamo insieme qualche immagine di quei tempi riusciamo sicuramente a individuare uno stile preciso.

Container di Michele De Lucchi

Casablanca di Ettore Sottsass

E oggi, invece, che cosa succede? Intendo proprio adesso che state leggendo questo pezzo, aprile 2017: in che momento culturale ci troviamo? Sicuramente tra qualche anno, quando qualcuno più competente di me tirerà le somme, verrà dato un nome e un cognome alle correnti di oggi che, analizzate in futuro, avranno di certo un aspetto più definito. Ci vorranno anni per capire che cosa veramente sia accaduto. Ammetto però di aver sentito più di una volta l’esigenza di delineare un contesto per l’epoca attuale, in modo da capire un po’ meglio che cosa stia accadendo.

Con internet vivo un momento di vera confusione, non capisco bene cosa accada, mi è difficile avere una visione di insieme lucida. C’è tantissima roba, mi sento bersagliato quotidianamente da design brutto e banale. Per fortuna ogni tanto mi si presentano davanti cose belle, delicate e di qualità. E gira che ti rigira, a metter la firma su quegli oggetti c’è sempre una donna.

Mi spiego meglio. Se c’è qualcuno che ha ben chiaro il proprio stile e i propri obbiettivi, sono loro, le donne. Non so dire se sia un merito di genere (causalità) o una casualità, ma credo che sia il tocco femminile quello che sta caratterizzando più, e meglio, questo periodo del design. Non è che sia un guru, non me ne son accorto solo io, anzi, sono sicuro che sia un’intuizione quasi indotta. Ci sono mostre ed operazioni squisitamente al femminile che mi hanno colpito molto, penso alla mostra della Triennale nel 2016 W. Women in Italian Design o alla collezione presentata da De Castelli in occasione della settimana del design di Milano nel 2017.

Costance Guisset

 

Costance Guisset_per Petite Friture

Francesca Lanzavecchia

Come ha detto qualche tempo fa Nika Zupanc in un’intervista: “Contemporary design is still very much a boys’ club. I’m challenging that”. E’ una considerazione molto personale, ma fa capire, piaccia o no, che queste donne hanno ben chiaro il percorso che vogliono seguire. Quindi quello che prima chiamavo “stile” si eleva a “concept”, e l’aspetto degli oggetti diventa un manifesto di un pensiero puntuale e definito.

Insomma, è bello vedere come nel mondo del design, dove per molti anni la connotazione maschile è stata decisamente prevalente, qualcosa inizia a cambiare. Sono certo che questa grande attenzione verso le donne può spingere anche a noi maschi a lavorare meglio.

Nika Zupanc

Nina Zupank per Rossana Orlandi

Alessandra Baldereschik, Skitch

 

Alessandra Baldereschi, Moog

 

Rossella Zanuso