Le Sedie che ispirarono Gio Ponti | CieloTerraDesign
menu
Paolo Casicci

9 marzo 2016

La riscossa della sedia che ispirò Giò Ponti

Share:
Chiavarine

Boom di vendite per la chiavarina, mix perfetto di eleganza e leggerezza

Sono passati oltre duecento anni da quando, nel 1807, l’ebanista di Chiavari Giuseppe Gaetano Descalzi inventò un particolare modello di sedia ispirato allo stile impero francese. E oltre sessanta ne sono trascorsi da quando, a quel modello, si ispirò a sua volta Giò Ponti per la sua Superleggera, pezzo cult prodotto da Cassina a partire dal 1955. Da allora, nonostante il successo di pubblico e di critica, più volte la celebre chiavarina, eccellenza del design italiano, ha rischiato di sparire dal mercato, mentre continuano a spopolare le imitazioni.

La buona notizia è che, a dispetto delle previsioni, il modello, unico nello sposare eleganza e robustezza, continua a imporsi, con successo crescente soprattutto all’estero, sebbene siano sempre di meno le aziende italiane che producono sedie con quella linea e una struttura che coniughi resistenza e leggerezza (per promuovere la Superleggera di Ponti, Cassina utilizzò non a caso la foto – diventata celebre – di un bimbo in grado di sollevarla con una mano sola).

Tra gli artefici di questo piccolo miracolo ci sono i fratelli Paolo e Gabriele Levaggi, titolari dell’azienda omonima di Chiavari giunta alla terza generazione e giovani leve (29 e 36 anni) del made in Italy di qualità. “Così come Descalzi, che era un ebanista e non un ingegnere, inventò una sedia con caratteristiche tecniche uniche, allo stesso modo nostro nonno prima e nostro zio poi hanno perpetuato da artigiani una tradizione importante per l’Italia”, spiega Paolo.

Oggi la Fratelli Levaggi conta su una squadra snella, composta, oltre che dai due titolari, da due addetti interni e un collaboratore esterno. Grande il successo in Europa, soprattutto in Germania e in Francia, “dovuto senz’altro a internet e al grande lavoro sui social network che ormai è indispensabile per farsi conoscere in patria e, ovviamente, non solo”. Un lavoro che ha ripagato della fatica: da quando l’azienda è molto attiva in rete – grazie anche a un progetto per le imprese e il digitale curato dalla Unioncamere locale – sono raddoppiate le visite al sito e alle pagine social e, quindi, aumentate le commesse. “All’estero vince la formula che coniuga alto artigianato e tradizione: la sedia di Chiavari è già amata dagli appassionati di arredamento e design, il nostro lavoro consiste soprattutto nel far capire ai clienti che il brand Levaggi è parte integrante di questa storia e non un’imitazione”.

Perpetuare una tradizione storica però non basta, bisogna anche aggiornare il format. “Lavoriamo i legni che da sempre fanno parte della tradizione della sedia di Chiavari, solidi, duri ed elastici, specie che crescono spontaneamente nell’Appenino ligure: il faggio e il ciliegio, il frassino e l’acero” spiega Paolo Levaggi. “Ma allo stesso tempo aggiungiamo nuove competenze: io, per esempio, sono laureato in architettura. La nostra dimensione non è più solo quella dell’artigianato di qualità, con gli anni si è aggiunta una componente di design in linea con le richieste del mercato”. Non a caso, il prossimo passo dei Fratelli Levaggi è la collaborazione con Matteo Thun al Fuorisalone di Milano. Thun, del resto, ama le chiavarine e nel suo appartamento ne ha diverse di marca Levaggi, modello Nuova 900.