La versione dei Simpson sulle archistar | CTD
menu

3 giugno 2016

La versione dei Simpson sulle archistar

Share:

In un libro di Gabriele Neri 150 anni di satira sull’architettura

 

Che cosa critichiamo, esattamente, quando critichiamo un’opera architettonica? Lo spiega un bel libro di Gabriele Neri, architetto e dottore di ricerca al Politecnico di Milano, che ha impiegato otto anni per studiare e scegliere le vignette e i cartoon, dalla seconda metà dell’Ottocento ai giorni nostri, finiti in Caricature architettoniche, edito da Quodlibet per la (bella) collana Habitat.

Da Casa Milà, capolavoro di Gaudí a Barcelona dipinta come un garage, al capolavoro di ironia con cui il New Yorker accolse il progetto di Frank Lloyd Wright per il Guggenheim, fino alle inquietanti vignette con cui la Germania prenazista prese di mira Gropius e il Bauhaus, il volume ripercorre centocinquant’anni di sberleffo all’architettura e alle archistar.

“La chiave interpretativa del libro” chiarisce però Neri “non è tuttavia quella – peraltro oggi molto in voga – dell’accusa a 360 gradi verso architettura e architetti, a cui una lettura ancora una volta troppo superficiale di queste vignette potrebbe condurre. Un’analisi più attenta porta infatti a smascherare spesso, dietro all’attacco a un edificio o a un progettista, questioni che trascendono i temi consueti dell’architettura, presa come capro espiatorio o strumentalizzata per più complesse trame di carattere politico, sociale, economico e demagogico”.

E allora ecco, tra le tante, la “caricatura” che meglio chiarisce il fil rouge del volume: una puntata dei Simpson in cui Matt Groening, nel 2005, parte da un’apparente presa in giro di Frank Gehry.

L’episodio inizia con l’archistar che si convince a progettare un costosissimo auditorium per Springfield, dalla tipica forma sghemba “alla Gerhy”. Ma l’ironia per l’edificio cede presto il passo alla ferocia con cui lo sceneggiatore descrive il pubblico accorso al concerto di inaugurazione e poi fuggito via per la noia: “Coatti cretini, perché non mi avevate detto che non vi piace la classica?”, sbraita il sindaco. L’Auditorium verrà così trasformato in carcere. E non per colpa di Gehry.

“I veri protagonisti dell’episodio dei Simpson sono, alla fine, i cittadini e i governanti”, dice Neri: “E’ infatti dal loro rapporto con le dinamiche architettoniche descritte che emerge tutta la loro superficialità, l’ignoranza e l’inadeguatezza nelle rispettive fasi della storia. Così come appare superficiale la motivazione che spinge a volere un nuovo auditorium, inadeguata e incapace di previsioni a medio e lungo termine è la gestione del progetto, da cui deriverà il paradossale epilogo, in cui l’architettura delle forme libere diviene tragicamente una prigione per l’uomo.

A saper leggere oltre la boutade si evince allora un giudizio impietoso sull’architettura in quanto specchio di tutto il resto: simbolo effimero e puramente di superficie – della funzione non importa a nessuno – per dimostrare alla città rivale di non essere da meno; operazione di chirurgia estetica eseguita su un’anima corrotta, viziata e incapace di riscatto”.