La versione di Odo: una settimana per tornare a divertirci | CieloTerraDesign
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Paolo Casicci

12 Aprile 2018

La versione di Odo: una settimana per tornare a divertirci

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Il Salone di Fioravanti: la crisi del settore sembra alle spalle. E ora basta pezzi che guardano al passato

Lo hanno definito designer “onnivoro”, e in effetti ha progettato di tutto: dalle sedie alle borse passando per gadget come il monocolo per guardare i dipinti e un battipanni per la Coop da due euro e cinquanta fino a un carro funebre. E’ anche giornalista. Nel 2011, alla sua sedia Frida per Pedrali è andato il Compasso d’oro. E da Pedrali parte la Design week milanese di Odoardo Fioravanti.

Dieci anni con Pedrali e un Compasso d’Oro: come festeggiate questo anniversario?

“Con il progetto di una piccola istallazione nello stand di Pedrali al Salone, in cui mostreremo quattro prototipi di Snow pimpate per raccontare questo percorso insieme. Ognuna collegata al titolo di una canzone. Girls just wanna have fun è una Snow scanzonata che si trasforma in altalena e omaggia la sua leggerezza, non solo fisica. We are family è una pila di Snow sempre più piccole per ricordare che questo prodotto si è moltiplicato diventando una famiglia. Born to be wild una Snow con le ruote per raccontare dei tanti viaggi di questa sedia che si può trovare in giro per il mondo. Dancing queen una versione a dondolo della Snow per ricordare che anche se ormai è una signora, continua a ballare come una regina!”.

 

Make a dish al ristorante 28 posti, la collezione per la tavola pensata per fare interagire cibo e persone fisiche, dimostra una cosa in maniera chiara: quanto ti diverti col tuo lavoro. Secondo il Fioravanti giornalista: quanto si diverte, oggi, il mondo del design italiano?

“C’è stato un periodo difficile nel design per via della crisi in cui è stato più difficile vedere sorrisi e gente che si divertiva, ma ho la sensazione che sia passato, perché vedo più sorrisi e gente soddisfatta, o almeno diciamo che si lamentano meno… Il prendersi troppo sul serio è una cosa che succede, ma preferisco avere a che fare con quelli che riconoscono il giusto valore alle cose”.

Altri progetti che porti a Salone/Fuorisalone?

“Sempre con Pedrali presento due nuovi sgabelli: Babila shell con seduta in plastica e Dome che completa la gamma della sedia omonima. Un progetto quest’ultimo in cui ho profuso un grande sforzo tecnico e di disegno per riuscire a tenere una forma pulita, esatta, arrivando a progettare e ingegnerizzare dettagli davvero infinitesimali. Alla fine forse saranno impercettibili, ma riuniti assieme lasceranno un bel retrogusto a chi lo osserverà. C’è poi la mia prima maniglia di nome Boole per DND Martinelli in cui due elementi cilindrici creano una piccola intersezione che caratterizza con garbo l’oggetto. L’ho dedicata proprio al matematico che studiò l’insiemistica e fondò l’algebra binaria”.

Un incontro illuminante avuto a una Design week milanese nel passato?

“Quello con Droog Design del 2001 alla Pusteria. Un evento esplosivo che mi cambiò per sempre il punto di vista sul design e mi mostrò la potenza del possibile. Una lampada poteva diventare uno strumento ginnico e niente sarebbe stato più uguale: mi emoziono ancora a pensarci”.

Che cosa ti aspetti di vedere a questa edizione? Che cosa potrebbe stupirti e che cosa, invece, eviterai?

“Mi aspetto di vedere ancora un’edizione all’insegna della moda di rievocazione storica che non fa per me e non ha nulla a che vedere con l’idea di design che ho io. Ma ho imparato a essere paziente e vedo ampi segni di stanchezza di questa tendenza. Lo stupore lo provo sempre di fronte alle cose belle e sento che ne troverò molte!”.

Salone o Fuorisalone?

“Sono un fan del Salone, della macchina fieristica gigante e festosa. Rimane il motore principale della Design week e la più importante al mondo per il settore del mobile. Vado lì per incontrare aziende e colleghi, vedere lo stato dell’arte e capire come evolve questo settore. E un brivido mi corre sulla schiena come ogni anno percorrendo lo stradone che porta ai padiglioni”.

Un nome da tenere d’occhio?

“Lo studio Sovrappensiero formato da due bravissimi designer campani che sanno tenere insieme bellissime sperimentazioni, vicine al mondo dell’arte, ed altre espressioni perfettamente industriali”.

Un posto del cuore a Milano durante la settimana del design.

“Ho una passione che confesso per la prima volta per gli spazi intestiziali tra i capannoni della Fiera. Lì bivaccavo da studente e lì ancora mi riposo e riordino le idee nelle mie giornate di Salone. Si tratta di luoghi di solito brutti ma intensi di vita e per me sono lo spazio non solo fisico tra un qui e un là, ma anche tra quello che ho fatto e quello che vorrei fare in futuro. Forse sono i luoghi delle promesse per un futuro migliore”.