Lata, il portalibri di Studio Pastina per non perdere il segno - CTD
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Federica Mentasti

23 Giugno 2020

L’intelligenza del design #2. Lata, il portalibri per non perdere il segno

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Sette anni fa il pezzo ancora attuale di Studio Pastina, nato per risolvere una piccola frustrazione quotidiana

Se non è intelligente, non è un oggetto di design. Sembra scontato, eppure esistono manufatti che, a parità di bellezza e funzionalità, risultano più intelligenti di altri. Sono quelli con certe caratteristiche che accendono una luce in chi li usa, perché risolvono una piccola frustrazione quotidiana, per esempio. O perché aggiungono un tassello alla storia di un prodotto. Alcune volte l’oggetto di design intelligente è l’uovo di Colombo a cui nessuno aveva pensato prima. Altre, un modo nuovo di dar vita all’ennesima variante di qualcosa che l’industria continua a replicare all’infinito. Al design intelligente dedichiamo una serie di pezzi, uno per ogni oggetto che, secondo noi, lo rende diverso da quello dello stesso tipo che lo ha preceduto.  

Lata è un piccolo portariviste con una caratteristica speciale: la sua forma triangolare permette a chi lo usa di appoggiarci sopra un libro aperto e di riprenderlo a leggere alla pagina esatta in cui lo aveva lasciato.

Inizialmente Lata doveva essere il classico pezzo contenitore da salotto, quadrato o rettangolare. Poi, l’intuizione dei designer di farne qualcosa di diverso. “Ci siamo immaginati la scena di chi deve mollare il libro che sta leggendo mentre all’improvviso suonano alla porta o squilla il telefono”, spiegano Domenico Santoro e Francesca Puddu di Studio Pastina. “Il profilo triangolare è nato proprio dal bisogno di lasciare il libro appoggiato aperto sapendo di poterlo riprendere alla pagina in cui lo avevamo lasciato”. 

Un mobile segnalibro, insomma, dalla doppia funzione che diventa il punto di partenza per un design peculiare, nella forma e nel gusto, e che ha finito per essere apprezzato da un pubblico trasversale per età.

“La forma segue la funzione” diceva Louis Sullivan. In omaggio a questo pensiero, Lata è nato guardando meno alle pretese estetiche e più all’esigenza di risolvere una piccola frustrazione della vita domestica.

Il nome deriva dalla foresta delle Dolomiti e racchiude l’elemento evocativo della forma triangolare delle conifere, rendendo omaggio a uno dei materiali scelti per questo arredo: il legno.

Per capire bene Lata, facciamo un passo indietro e scopriamo che cosa è Studio Pastina. Fondato a Roma nel 2012 da Domenico Santoro e Francesca Puddu con un nome che vuole essere friendly ed evocare l’italianità, lo studio di product design ha al suo attivo oltre sessanta referenze con diverse aziende, prevalentemente italiane ed europee, ma anche canadesi, californiane, coreane e cinesi. Nel 2020 Santoro e Puddu hanno vinto il German Design Award con il divano Lazy disegnato per Calia Italia.

Lata fa parte di una collezione di oggetti per la casa, Italian Goodies, che è anche un marchio di complementi di arredo di proprietà dello studio. “Un brand – spiegano i due designer – che non lavora sui grandi numeri della produzione industriale ma non è neanche ascrivibile alla piccola serie o ancora di più all’autoproduzione”. Lata, e gli altri pezzi, nascono dall’incontro virtuoso di grande e piccolo, di locale e industriale. La parte in legno del portalibri, per esempio, è realizzata da una piccola falegnameria in Basilicata mentre quella in metallo è realizzata da una grande azienda di Modena che esegue lavorazioni in serie sul metallo.

Lata e gli altri pezzi di Italian Goodies nascono dall’incontro virtuoso di grande e piccolo, di locale e industriale. La parte in legno del portalibri, per esempio, è realizzata da una piccola falegnameria in Basilicata mentre quella in metallo è realizzata da una grande azienda di Modena che esegue lavorazioni in serie sul metallo.


“L’idea di avere un marchio interno allo studio nasce dalla volontà di rischiare in prima persona sulla riuscita commerciale di alcuni nostri progetti”, ricordano Santoro e Puddu. “Non ci interessavano progetti costosi, in piccola serie e inaccessibili. Quello che volevamo per Italian Goodies era piuttosto il poter offrire prodotti se non economici, quanto meno acquistabili. Questo ha richiesto uno sforzo aggiuntivo sia per quanto riguarda la progettazione, sia per quanto riguarda la scelta fornitori. Sforzo che nel tempo è stato ripagato”.

Lata risale al 2013. Sette anni di vita: un’inezia, se pensiamo alla storia del design. Tantissimo, se consideriamo la velocità con cui collezioni e arredi sono presentati, pubblicati e, spesso, bruciati. Eppure Lata ha ancora la forza di un pezzo attualissimo.

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