A-latere, la Design week in uno scrigno di liquori | CieloTerraDesign
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A-latere, la Design week in uno scrigno di liquori

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Il mobile bar del brand romano diventa una linea. All’insegna del lusso artigianale

A-latere è un brand giovane, nato l’anno scorso, e già con una storia di successo alle spalle. Alla scorsa Design week milanese, le anime del marchio, Claudia Campone e Martina Stancati, rispettivamente retail designer e interior romane, hanno debuttato con Mai Tai, un mobile bar per Black Tie ideato proprio per rilanciare la suggestione della convivialità in un living contemporaneo che rimandi anche al passato. Ora tornano a Milano esplorando quel concetto in una linea completa.

Come sarà il Fuorisalone di Alatere quest’anno?

“In continuità con l’anno scorso. In pratica il secondo tempo di Mai Tai: una estensione della collezione disegnata per Black Tie, azienda di riferimento nell’arredo di alta gamma. Le linee iconiche del mobile bar sono riproposte in una nuova veste più esclusiva con scocca e interno in pergamena e struttura in metallo canna da fucile. La novità di questa edizione sarà la credenza Mai Tai in lacca verde scura e struttura oro: l’idea di scrigno, già presente nel liquor cabinet, ora viene valorizzata dall’esposizione delle creazioni del Laboratorio Paravicini, piatti di ceramica dal fascino senza tempo in linea con il linguaggio di A-latere. La serie viene completata da un tavolo accessorio da abbinare alle sedute Black Tie, in cui la leggerezza e la spazialità sono nell’intreccio delle bacchette color oro che sostengono un top in vetro retro-laccato”.

Che cosa vi aspettate in generale da questa Milano Design Week, non solo per quanto riguarda A-latere?

“Ovviamente, uno sguardo sul mondo. Ci aspettiamo di respirare e di cogliere non tanto e non solo il design specifico di settore, ma tutte le altre forme possibili di tendenze in ogni campo. I prodotti esposti sono un punto di partenza, ma è la relazione con le persone di cinque continenti il vero valore aggiunto: contaminazioni culturali prima che stilistiche”.

Un vostro amico ha solo 24 ore e vi chiede un consiglio: Salone o Fuorisalone?

“Dipende dall’amico: se è un adetto ai lavori o semplicemente un curioso. Nel primo caso, il Salone con un’incursione mirata al Salone Satellite. Nel secondo, il Fuorisalone e in particolare Brera e Cinque Vie. Per tutti: noi preferiamo la formula di giorno Salone e, dall’aperitivo in poi, Fuorisalone!”.

Due nomi da seguire?

“In quanto donne suggeriamo il mondo femminile: il Laboratorio Paravicini e Studiopepe. Il primo è nel district delle Cinque Vie, che è sempre più una zona di culto per la produzione artigianale e di alto profilo. Collaboriamo col laboratorio ed esponiamo insieme nello spazio in via Formentini nel Brera District. Studiopepe invece ha concepito su misura per il Brera Design Apartment, in vista del Fuorisalone, The Visit. Un progetto e una visione con i quali ci sentiamo in completa sintonia. L’esperienza di entrare in uno spazio che racconta le persone che ci abitano non tanto attraverso fittizi segni di vita vissuta, ma attraverso una stratificazione attenta e meticolosa di segni, codici e visioni. Questo è per noi una casa, nella piena accezione del termine, sia essa una casa privata o un boutique hotel o un qualsiasi luogo legato al concetto di accogliere e raccontare storie”.

Descriveteci la vostra giornata tipo alla Design week.

“Nella settimana più intensa del design, si deve perdere  la percezione temporale: non ha senso parlare di orari, di veglia, di sonno, di pasti e aperitivi. Il tempo assoluto senza scansioni: inizia e poi all’improvviso finisce, lasciando un’adrenalina difficile da controllare”.

Due locali che consigliate ai visitatori?

“Per la prima colazione assolutamente la pasticceria Marchesi. Per l’aperitivo, la sorprendente terrazza del palazzo storico dell’Enel, sede del gruppo Dsquared2,  Ceresio 7. Per i pasti, approfittiamone per un giro sui Navigli, alla Langosteria“.

La più grande scoperta che avete fatto al Salone o al Fuorisalone, anche umana?

“Più che durante i giorni del Salone, che sono sempre frenetici e intensi, le vere scoperte umane avvengono prima e in vista dell’evento: il lavoro dietro le quinte, la vicinanza ai produttori e agli artigiani nella fase di progettazione, prototipazione…: falegnami, operai, fabbri, tutti coloro che ti consentono di realizzare il prodotto. E’ in quelle fasi che tocchi con mano il valore aggiunto e la passione di ogni singola persona. La vera scoperta è la capacità infinita di questie persone di lavorare insieme per un obiettivo comune e di farlo con estrema competenza e passione pur restando dietro le quinte”.

L’oggetto più bello che avete acquistato alle Design week milanesi?

“Non quello che abbiamo comprato alla Design week, ma per: la nuova Polaroid, per storicizzare il tempo del nostro party”.