Lazy Basketball di Emanuele Magini per Campeggi, la poltrona per andare a canestro col design - CTD
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Federica Mentasti

15 Giugno 2020

L’intelligenza del design #1. Lazy Basketball, come andare a canestro col design

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La poltrona di Emanuele Magini per Campeggi che unisce relax e sport, ironia e gioco. Un classico di successo

Se non è intelligente, non è un oggetto di design. Eppure esistono manufatti che, a parità di bellezza e funzionalità, risultano più intelligenti di altri. Sono quelli con certe caratteristiche che accendono una luce in chi li usa, perché risolvono una piccola frustrazione quotidiana, per esempio. O perché aggiungono un tassello alla storia di un prodotto. Alcune volte l’oggetto di design intelligente è l’uovo di Colombo a cui nessuno aveva pensato prima. Altre, un modo nuovo di dar vita all’ennesima variante di qualcosa che l’industria continua a replicare all’infinito. Al design intelligente dedichiamo da oggi una serie di pezzi, uno per ogni oggetto che, secondo noi, lo rende diverso da quello dello stesso tipo che lo ha preceduto.  

Lazy Basketball è una seduta unica nel suo genere, con lo schienale in rete che va a supportare un vero e proprio canestro. Disegnata da Emanuele Magini e lanciata da Campeggi nel 2013, è un pezzo ironico e di grande impatto, con i suoi 2 metri e 20 cm di altezza e la sua estetica pop: un oggetto che difficilmente passa inosservato.

 L’idea è nata come l’evoluzione di un progetto precedente, Lazy Football, una sedia in metallo che integra una rete da calcio nella parte inferiore. Da piccolo Magini era appassionato di calcio: “Non ne avevo mai abbastanza di giocare all’aperto, volevo poter continuare a farlo anche a casa”, racconta con un sorriso. Da designer, ha deciso di dar forma a quel sogno di bambino nella speranza di portare un po’ di svago e ironia anche nella vita dei più grandi. Così nel 2012 è nata Lazy Football, una sedia che permette di giocare a calcio anche rimanendo seduti in casa.

Lazy Basketball riprende lo stesso concetto traducendolo in una versione ispirata alla pallacanestro. Entrambi i pezzi hanno rappresentato una sfida in termini di design, per la loro ambizione di coniugare aspetti antitetici tra loro: il riposo e lo sport, una forma tradizionale e una adatta allo svago, dimensioni adeguate alla casa ma anche al movimento all’aperto.

Tutte sfide che si sono accentuate in particolar modo in Lazy Basketball per via delle dimensioni ragguardevoli imposte dal canestro, che ha lanciato la seduta verso il soffitto. «È stato difficile trovare la linea giusta» racconta Magini. «Volevo che il canestro avesse dimensioni reali, anche se come oggetto di arredo avrebbe richiesto proporzioni ridotte. La circonferenza del cesto è quella di un canestro regolamentare, mentre l’altezza, 2.20 metri, era il compromesso migliore per un oggetto che potesse passare dalle porte e staccarsi a sufficienza dal soffitto». Da qui la presenza autoritaria della poltrona, quasi come se fosse un trono, che però mantiene intatta la sua giocosità.

Magini e Campeggi hanno scelto di mantenere questa presenza fisica importante ma allo stesso tempo di spogliare l’oggetto di tutti gli elementi che rimandassero al lusso o al potere. «È uno trono, ma un trono sportivo». I colori accesi, la scelta dei materiali, il tema stesso del gioco, contribuiscono a sdrammatizzare l’oggetto e a sottolinearne piuttosto l’aspetto ludico. Centrale la scelta della rete di nylon: l’utilizzo del materiale sintetico per il canestro era naturale, estenderlo allo schienale è stato come prolungare la leggerezza del gioco, in senso sia fisico che metaforico. «La rete è un materiale povero ma semanticamente ricco» spiega Emanuele. «Dà un’idea di volume pur senza averne. È come un wireframe: impalpabile, leggera».

Nel corso degli anni Lazy Basketball è diventata la grande attrazione delle fiere di design, non solo per la forte presenza scenica, ma soprattutto per la capacità di coinvolgere il pubblico. 

«La bellezza dell’oggetto sta nell’essere usato e nello stimolare le persone», spiega Magini. Da qui la ricerca di forme semplici, intuitive, che rendano subito evidente la funzione di un arredo e che incoraggino chi lo usa a interagirci. «Si disegna per le persone. Il design non va spiegato. Nessuno ti dice come va usato un martello o un divano. Un pezzo di arredo disegnato bene non ha bisogno di un libretto di istruzioni».

Anche con il resto della sua produzione, Magini mette in discussione la funzionalità in senso classico a favore di oggetti che diventano peculiari proprio grazie ai loro utilizzi insoliti. Accanto alle sedute-gioco per la casa, il designer ha progettato il divano Sosia (Campeggi, 2011) che si può configurare in una decina di forme diverse. Poco incline alle mode, Magini cerca piuttosto di capire cosa possa rendere un oggetto interessante e curioso, come si possano inventare nuove tipologie. E spesso interpreta questo tema con ironia o introducendo, appunto, elementi giocosi.

«Gli oggetti rappresentano in qualche modo la nostra interazione con il mondo. Un oggetto banale è un po’ come una persone noiosa: è molto più bello conoscere persone interessanti!».

Si disegna per le persone. Il design non va spiegato. Nessuno ti dice come va usato un martello o un divano. Un pezzo di arredo disegnato bene non ha bisogno di un libretto di istruzioni

L’approccio di Magini si è sposato molto bene con quello di Campeggi, azienda con la quale collabora ormai da oltre dieci anni e la cui filosofia abbraccia l’idea di un design poco convenzionale. Non si tratta però di una ricerca della particolarità fine a se stessa, quanto piuttosto del tentativo di innovare attraverso una riflessione approfondita su tematiche tecnologiche o – come nel caso di Lazy Basketball – tipologiche. E di arricchire l’anticonformismo con una vena di humor e freschezza.