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Quelle ceramiche sono un capolavoro (di architettura)

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La raffinatezza di Bruce Rowe, arrivato all’argilla da un altro mestiere

Ci sono designer arrivati a realizzare le loro prime collezioni dopo un percorso lineare, partito dal design e sfociato nel design. Ma ci sono avventure creative nate quasi per caso, in cui l’approdo a un manufatto di un certo materiale e con una certa linea estetica avviene alla fine di un percorso trasversale, tutt’altro che scontato. Un viaggio, insomma, in cui il punto di partenza sono un’arte o una disciplina diversi da quella del punto d’arrivo.

A questo secondo genere di storie appartengono l’australiano Bruce Rowe e Anchor Ceramics, che è insieme il brand di Rowe e lo studio di design col quale il creativo realizza a Melbourne le sue collezioni di ceramiche di grande eleganza. Collezioni che pagano un evidente tributo all’architettura, che è poi il mestiere dal quale Rowe è partito per arrivare all’alta manifattura. “Sono sempre stato attratto dalla fisicità delle cose. E il mondo a tre dimensioni, anziché a due, ha sempre esercitato un grande fascino su di me, come anche la possibilità di esplorare le superfici, la materia”.

La storia di Anchor Ceramics inizia alla fine del 2010, quando Rowe immagina di trasferire sulla ceramica una serie di studi di pittura realizzati a loro volta nell’ambito della sua professione di architetto. Fino ad allora, la ceramica era stata lontana dalla sua vena creativa: l’unico approccio alla terra che Rowe aveva vissuto era stato quello che l’architettura lo portava ad avere con i mattoni. Dopo l’incontro con un vasaio, Rowe si iscrive a un corso di ceramica dove impara a usare il tornio. All’inizio, racconta, quell’arte gli risulta estranea. A poco a poco, però, inizia a provare una sensazione particolare: quella di chi sta riscoprendo qualcosa che aveva dimenticato di saper fare. A quel punto, Bruce acquista il suo tornio e, di lì a poco, fonda Anchor Ceramics, che nel 2012 è diventato il suo progetto lavorativo principale, accanto al suo lavoro di architetto.

Dalle collezioni di lampade da muro alle creazioni di decor in argilla, passando per le ciotole, i vasi e le piastrelle, il filo che lega i prodotti di Anchor Ceramics passa, oltre che dalla qualità della lavorazione – sempre rigorosamente a mano – dall’essenzialità dei motivi, del colore e del tratto. E dalla luminosità. “Lavorare l’argilla mette l’uomo nelle condizioni di fare quanto di più antico esista nella sua storia. Da ciò che abbiamo sotto ai piedi a quel che maneggiamo: tutto è fatto di terra”.

Tra i designer e gli artisti che lo hanno ispirato, Rowe cita Chuck Close e i suoi ritratti, ma anche Agnes Martin e la sua pittura, per arrivare a Monet per lo studio del colore e della luce. O, ancora, Jorn Utzon, e, per la sua caparbietà, James Turrell. La produzione di Anchor Ceramics è affidata a una piccola rete di artigiani specializzati, tutti australiani e per lo più giovani. “Acquistiamo materie prime, servizi e prodotti da imprese che hanno la nostra stessa visione del mercato”.