L'eterno ritorno agli anni 50 | CieloTerraDesign
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L’eterno ritorno agli anni 50

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Perché a Milano ha vinto ancora la nostalgia. Opportunità o impasse?

 

Alla fine a vincere sono, anche stavolta, gli anni Cinquanta. L’ultima Milano Design Week lo ha confermato: continua – anzi, è in crescita – l’onda lunga della creatività ispirata al decennio d’oro degli interior, quello in cui la stessa parola design ha assunto il significato contemporaneo. Un design fatto di forme avvolgenti e curve morbide e accoglienti che creano un ambiente rassicurante in cui sentirsi a proprio agio. Linee e stili che, riprodotti a distanza di tempo, fanno leva sull’effetto nostalgia e sul “come eravamo”.

Una tendenza che si afferma in due modi: o con la prevalenza della patina e dell’effetto vintage sulle nuove collezioni o direttamente attraverso la riedizione di pezzi storici come – per citare qualche caso – le poltrone proposte da Cassina e Molteni (a partire da quelle di Gio Ponti che hanno scatenato la battaglia a colpi di carte bollate tra i due marchi), ma anche B&B Italia con il divano Charles di Antonio Citterio che cita fin dal nome il grande Charles Eames.

Chi li ha vissuti, ma anche i più giovani, sanno che gli anni Cinquanta hanno visto fiorire le eccellenze del disegno industriale e dare vita a capolavori iconici firmati da architetti e designer che, nel binomio con i marchi dell’arredamento, hanno iniziato a fare grande il made in Italy. Da Gio Ponti a Franco Albini, da Zanuso ai fratelli Castiglioni. Una cultura creativa che coniugava, a suo tempo, l’eleganza della forma alle esigenze funzionali della famiglia tipo dell’epoca.

Forte, in un’epoca di incertezze com’è la nostra, il desiderio di tornare a quei  grandi nomi e di cercare l’autorevolezza che solo gli oggetti senza tempo possono dare. Così al Salone del Mobile abbiamo ritrovato, ancora una volta, bordi smussati, forme arrotondate, colori tenui con l’obiettivo di creare un ambiente accogliente e rassicurante, dal gusto nostalgico, che possa favorire il relax.

In qualche caso si è dato vita a riedizioni di pezzi storici, come  la lampada Pipistrello di Gae Aulenti che Martinelli ripropone in versione da tavolino. Design senza tempo combinato spesso con innovazione tecnologica laddove la trasposizione viene fatta in versione cordless, da ricaricare con chiavetta usb o a induzione.

A volte la citazione è letterale: profili bisellati e cuscini altissimi per la collezione di poltrone e tavolini Cara Mosshart firmata da Philippe Starck per Kartell, prodotti accoglienti e che non rinunciano a un tocco di lusso retrò grazie alla finitura simil lacca rossa.

Il dubbio è lecito: invece di aprirsi alla possibilità di ricercare nuove soluzioni, i creativi hanno optato per la via già percorsa, battuta e di più facile appeal? Forse. A proposito di ricerca, invece, molta è stata l’attenzione riposta nel progettare la zona conversazione, con il complesso gioco di accostamenti e giustapposizioni che le varie combinazioni poltrona o divano e coffee table comportano. La risposta è in molti casi proprio il tavolino, come quello di Rodolfo Dordoni per Molteni & C o gli altri disegnati da Piero Lissoni per Knoll, collezione Avio Sofa System.

Traspare, da questo ritorno intenso e durevole ai Fifties, un gran desiderio di affettività, di intimità rilassata, di tornare a una concezione di ambiente domestico confortevole ed elaborato, in cui molti, curati dettagli e la qualità di materiali restituiscono un senso caloroso di protezione e sicurezza.

Molti gli esempi, fra questi la sedia tessile di Barber & Osgerby per Vitra, che ricorda la sezione dell’osso di seppia, lo sgabello “effetto lacca” di Andersson & Voll per Magis, i divani con gamba tessile di Palomba Serafini per Driade.

Uno su tutti: il nuovo divano ideato da Binfarè per Edra, un gigantesco orso polare – peluche a scala reale cui appoggiarsi ma anche da abbracciare – sdraiato su una base piana asimmetrica che ricorda un frammento di banchisa artica. “Ho pensato alla nostra società che si frantuma, all’Europa che si spacca”, spiega il designer, “ma anche alla cesura sempre più evidente tra sessualità e affettività. È di quest’ultima che abbiamo più bisogno, oggi”.

Non è un caso se Lago ha dedicato una serie di eventi e dibattiti alla gentilezza, chiedendo a Cristina Celestino (per l’intervista clicca qui) di interpretarla nella realizzazione dello stand al Salone: tinte pastello e fantasie tessili delicate per un’atmosfera sognante e ovattata.